Concertoni #3 e #4

Beh che dire… oggi finisce il Firenze Rocks 2017.

Una tre giorni nel parco fiorentino delle cascine che per una volta è stato davvero usato dalla gente e non solo dai travestiti. 

Una tre giorni di buona, anzi ottima musica. Per la prima volta a Firenze in 42 anni assisto a una cosa del genere. 

Bello il posto che nonostante il sole cocente è ventilato. 

Bella la gente: uomini, donne, giovani e bambini. Carrozzine , marsupi, tatuaggi estrosi, addominali in libertà, polvere, sudore, autobotti di birra, scarpe da ginnastica, sandali da frate, anfibi, sorrisi, odore di fumo.

Mescolate il tutto, metteteci circa 50 mila persone a sera, sottofondo rock, ed eccovi serviti l’evento.

Ho avuto il piacere di ascoltare i Placebo (ottimi) e dei buoni (ma non buonissimi) Aerosmith il 23 giugno.



Il 24 invece un superbo, immenso, emozionante, commovente e coinvolgente Eddie Vedder preceduto da un ottimo Glen Hansard.

I due fenomeni hanno visto bene poi – per la nostra gioia –  di suonare anche insieme e farci restare ancora più a bocca aperta. 


A corredare il tutto, gli amici di sempre e i nuovi compagni di merende con cui godere del momento e una ruffiana quanto inaspettata stella cadente: lunga, grande, luminosa e altera nel dipingere un arco prefetto nel cielo di Firenze.

Insomma… ciccia di gallina e bordoni a iosa.

Rock On Arianta!!

Psico/Dramma del giorno 

Tua madre ti chiede di andare al concerto di Marco Masini.

PANICO! Già questo sarebbe sufficiente per un ciclo di analisi.

Ci mettiamo il senso del dovere? Dai Arianta, è tua madre cazzo, per una volta…puoi farcela!

Ci mettiamo il senso di colpa? Dai Arianta, è tua madre cazzo, con tutte le volte che lei è stata a tua disposizione… puoi farcela!

Ci mettiamo il pudore? Si vabbè, ma se qualcuno mi vede…che figura ci faccio: io, mamma è una banda di quindicenni!!!

Ci mettiamo il gusto? Faccio outing il mio primo concerto in assoluto è stato Marco Masini nel lontano 1990. Quest’anno vedo gli U2, insomma…. c’è stata una trasformazione in me che definirei IRREVERSIBILE

Ci mettiamo che qualcuno mi dá un’idea brillante? 


 

FOFF is in the air

Si, lo so… il challenge… prometto amiche che mi rimetto in pari.

Monentuccio di vita, casini sul lavoro, pesti bubboniche, invasioni di cavallette, diluvi universali… ok le scuse possono bastare…

Oggi vi racconto una storia. Un gruppo di amici, un teatro ai bordi della città – quasi un paese – uno spettacolo da organizzare.

La fatica, la burocrazia, le beghe, le distrazioni, incastrare i tempi di tutti. Hai pensato al volantino? E l’evento Facebook? Hai chiesto il contributo agli sponsor? Conosciamo nessuno che scrive sui giornali? Verrà gente?

E poi la musica di Gershwin e Weil, l’atmosfera anni ’30, il bel canto, le luci soffuse, la preparazione, l’impegno, le risate, gente che gode di quello che abbiamo organizzato e beve con gusto il cocktail inventato apposta per l’evento… il nostro caro FOFF. Trovare la miscela giusta, che piaccia a tutti, deve andare giù bene ma non essere troppo alcolico, le prove, gli studi di C., le nostre sedute di assaggio.

Insomma, ci s’e provato anche stavolta. Noi siamo stati bene. Forse si sarà fatto pari (su questo dobbiamo ancora lavorarci un attimo) ma non è quello l’importante.

Importante è chi c’è stato e lo spirito. Tanti non ci sono stati, come sempre. Non ci sono stati quelli che ti aspetti ci debbano essere sempre. Sarebbe tutto tremendamente più facile se  si avesse un po’ più a cuore quel teatro e quel posto. Il nostro teatro e il nostro posto. Tutte le volte fatico a digerire il paradosso: chi non è “autoctono” viene, partecipa ed è contento. Gli indigeni non si lasciano contagiare e coinvolgere da niente, a prescindere dalla proposta culturale che fai.

Ma che dire.. si va avanti e siamo contenti per chi c’era. Occasione persa per chi non c’era. Anche perché… il FOFF era STREPITOSO! Grazie C. di averlo creato per noi…. ti dobbiamo tutti un pezzettino di fegato.

Cheers, A.

24 ore

Ariantaaaaa si mangiaaaaaa

Apro un occhio e guardo al volo l’ora sul cellulare: cacchio sono le 11:38 e poi perché urlare? Mi butto di sotto dal letto, frugo nel monte di vestiti buttati in terra in fondo al letto (detto anche il monte di pietà da mia madre), mi vesto, apro la finestra, scendo le scale e mi siedo cisposa e spettinata a tavola. Finito il brunch decido di avere dei capelli insostenibili. Mi lavo, mi cambio e mi dirigo dalla mia parrucchiera C. per una sistemata.

C. ha la mia età, l’ho scoperta recentemente anche se eravamo ragazzine in paese assieme. Vite e strade diverse; ci stimiamo e soprattutto ridiamo un sacco quando sono con lei. La considero una amica. Arrivo e le faccio: si cambia? C. mi guarda, mi precisa che anche stavolta si rifiuta di tagliarmi i capelli (stai meglio così! Sono io la Hair Stylist) e mi propone il cambio di colore. Stavolta rosso con ciuffo viola. Ovviamente accetto con la solita frase: fai come ti pare! Il tutto finisce con 3 ore passate nel suo negozio, risate, capelli sostemati, mani fatte e poi – a sorpresa- un trucco. Oh faccio i corsi eh?! So, brava! Mica puoi andare a giro così! 

Esco bellina bellina, faccio un salto ad aiutare a preparare degli aperitivi per una festa a sorpresa, telefono ad A. che ha tentato di farsi ricoverare per una colica renale e dispenso raccomandazioni manco fossi un medico, torno a casa, mi vesto e parto.

Serata strana con gente perlopiú sconosciuta, in un locale carino di Agliana: musica a cura della tribute band dei Saxon. Prosecco, birra, cibo, musica e sigarette. Risate e soprattutto un bagno che mi accoglie con questo specchio. E penso… fico!

Band in gamba, bassista moooolto caruccio scortato a vista da una groupie anzianotta con una ghigna addosso indescrivibile. Forse non era mai andata a fare la pipì…o forse ha nel DNA la necessitá di segregare le persone, rendendogli impossibile il dialogo col mondo circostante. Peccato per lui, si perde una fetta di mondo. Peccato per me, non conoscerò una persona interessante.

Si torna a letto, Lucy come sempre mi attende sul lettone, telefilm della notte e via. Stanotte sogno, tanto. Non ricordo bene cosa ma tanti volti, situazioni. Mi rimane addosso la malinconia.

Ariantaaaaa si mangiaaaaaa

Cazzo ancora? Prendo al volo il cellulare e controllo data e ora. Che sia stato tutto un sogno? Mi tasto i capelli che sono in ordine. Ah si riparte come ieri ma il resto l’ho vissuto davvero… menomale!

La scena si ripete, mi ricordo di fare gli auguri al mio Babbone burbero. Decido su come impiegare la mia solitudine. Gettarsi ancora nelle braccia del mio amico letto a poltrire? Uscire? La saggezza si impossessa di me.

In questo momento sono al solicino nel giardino dell’Orticoltura di Firenze, plaid/libro/ Spotify,  famiglie con neonati deliziosi e paciocconi, babbi che calciano palloni, margherite e odore di erba tagliata,  una match di calcio improvvisato tra adolescenti nella polvere, freesbee e cani, qualcuno suona una chitarra, un treno che passa ogni tanto.

Mi riprende quella sensazione di malinconia che sempre più spesso mi rende la vita blues. Mi devo abituare a stare sola e a vivere con felicita questi MIEI momenti. Io, il mio libro, le scarpe sciolte, il venticello, i rumori in lontananza, il mio riposo prima della prossima settimana lavorativa.

Rileggo come sempre quello che ho scritto,  le mie ultime 24 ore e mi trovo a sorridere per quanto siano state rocambolesche, strane e piene di vita.

È ora di tornare a casa, il sole è calato. Indosso le scarpe e riparto ma prima… indosso l’accessorio sorriso come suggeritomi nel cesso di Agliana. D’altronde si sa, le idee migliori vengono quasi sempre in bagno!

A.

30 day writing challenge – DAY 22

10 pezzi che sento più di frequente… difficilissima ma ci proviamo:
1) Thunder Road (Bruce Springsteen)

2) Way over Yonder (Carole King)

3) Son of a Preacher Man (Dusty Springfield)

4) Pale Blue Eyes (Lou Reed)

5) More Than Words (Extreme)

6) Yesyerdays (Gun’s’n Roses)

7) The Golden Boy (Freddie Mercury)

8) Ramble on (Led Zeppelin)

9) Come as you are (Nirvana)

10) Tongue (R.E.M.)

Enjoy! A.