Me lo fai un favore?


Comincia così un surreale dialogo su whapp con un quasi sconosciuto. 

La mia serata non volgeva al meglio e un po’ per curiosità e un po’ per voglia, ho rotto i coglioni a M.

M. non rientra nel novero degli AmiciconlaAmaiuscola e degli Amicidaquandosiamonati;  è una new entry del tutto casuale. Una scia di luce che ho scelto di seguire (no, non nel senso di stalker…)

Seguo e  inseguo un uomo (?) disponibile (calme donne… non in quel senso), interessante, intelligente, sempre pronto alla battuta, colto, con una buona dose di follia e una innata – quanto necessaria- ironia. Ama le serie TV e la musica, legge e quando scrive non commette errori banali di grammatica,  non è mammone ma è orso, si definisce evanescente…insomma… uno di quelli che merita conoscere al meglio. Perché in fondo, gratta gratta c’è del buono e Dio solo sa quanto è divertente e intrigante trovare tesori nascosti.

La sua migliore dote? Mi ferma al punto giusto e mi evita di appesantirmi inutilmente. 

Il suo peggior difetto? Non crede nel lieto fine.

Che dire… anche solo per stasera… grazie di esserci stato. Non vedo l’ora di fare a testate dal vivo perché in fondo… la dialettica è sempre la dialettica.

Arianta

Annunci

Ma perché…

Ma perché….ci si diverte così tanto con voi?

Sarà il vino rosé o il cocomero briaho, l’amaretto di Saronno riesumato dalla cantina dell’82, saranno le risate e gli sfottò sinceri,  i moccoli che volano bassi ad altezza ginocchio o i tormentoni (ma perché…) e il non riuscire a farsene una ragione, sarà che si sta tutto assieme dai più piccini ai più vecchi, saranno le zanzare che ci dissanguano, sará il cibo buono e in quantità. 

Sarà che si piglia fuoco per un nonnulla (anzi Voi perché Io sono “quella buona”), sarà la sincerità crudele e dissacrante, sarà che i figli sono quasi figli di tutti, sarà lo “sforzo” di arrivare alla mezzanotte per cantare tanti auguri ad un amico e ricominciare a brindare mentre questo sorride inebetito e contento.

Saranno le cene zeppe di gente festosa è contenta, i cori, gli sfottò, rivedere il video della partita assieme, i discorsi del presidente e le dediche in poesia per un compagno anziano valente e presente che si mette in gioco nonostante l’età.

Sarà il non giudicare mai l’altro e accoglierlo per come è, salvo poi mandarlo affanculo quando si comporta male per salvaguardare l’armonia (se in un cesto di mele una c’ha il baco si butta via la mela!).

Sará quel che vi pare ma io mi trovo davvero tanto bene con Voi e Son tanto felice di avervi incontrato. Tutti quanti, nessuno escluso…mele marce comprese.

Arianta

Concertoni #3 e #4

Beh che dire… oggi finisce il Firenze Rocks 2017.

Una tre giorni nel parco fiorentino delle cascine che per una volta è stato davvero usato dalla gente e non solo dai travestiti. 

Una tre giorni di buona, anzi ottima musica. Per la prima volta a Firenze in 42 anni assisto a una cosa del genere. 

Bello il posto che nonostante il sole cocente è ventilato. 

Bella la gente: uomini, donne, giovani e bambini. Carrozzine , marsupi, tatuaggi estrosi, addominali in libertà, polvere, sudore, autobotti di birra, scarpe da ginnastica, sandali da frate, anfibi, sorrisi, odore di fumo.

Mescolate il tutto, metteteci circa 50 mila persone a sera, sottofondo rock, ed eccovi serviti l’evento.

Ho avuto il piacere di ascoltare i Placebo (ottimi) e dei buoni (ma non buonissimi) Aerosmith il 23 giugno.



Il 24 invece un superbo, immenso, emozionante, commovente e coinvolgente Eddie Vedder preceduto da un ottimo Glen Hansard.

I due fenomeni hanno visto bene poi – per la nostra gioia –  di suonare anche insieme e farci restare ancora più a bocca aperta. 


A corredare il tutto, gli amici di sempre e i nuovi compagni di merende con cui godere del momento e una ruffiana quanto inaspettata stella cadente: lunga, grande, luminosa e altera nel dipingere un arco prefetto nel cielo di Firenze.

Insomma… ciccia di gallina e bordoni a iosa.

Rock On Arianta!!

Concertoni 2017 #2

Imola, 10 giugno

Ore 13:30 appuntamento in piazza…alle 13:45 c’eravamo già persi: 3 da una parte e 4 dall’altra a 20 metri di distanza. Via whapp si rimedia e penso: e si comincia di nulla!!!

Si parte per l’avventura: gruppo eterogeneo e messo assieme per l’occasione:  2 coppie, 2 single e 1 separata che noleggiano un furgone a 9 posti detto LA FURGONETA. L’ha procurato M. da un cliente mi fa un prezzaccio recita il primo messaggio. Segue reportage fotografico alla consegna: oh c’ha tutto… gli mancano solo le ali… perché a noi turbo ‘un ci bastava… ci s’ha i’bbiturbo!

Il mio compito è preparare la chiavetta usb con la selezione musicale per il viaggio. Pronti, via….si va!!

Un caldo bestia ma a noi che ci frega… LA FURGONETA è nuova di pacca, puzza di nuovo e c’ha un’aria condizionata performante. Al primo Km stiamo già ridendo come matti.  Che strada si fa? Si troverà casino? Che ci frega… noi si fa il FUTAPASS e in culo alla coda in autostrada! 

Al secondo Km, sento un odore familiare…mi giro e P. sta accendendo quella che lui chiama la sua medicina…. “che vuoi Dio c**e, col lavoro che fo Dio c**e, son finito Dio c**e e son pieno di “doli” e poi.. Dio c**e con tutti sto controlli se non le posso portare dentro vorrà dire che piglierò le medicine prima!!”

Battute, musica sparata, curve e P., notoriamente senza cellulare, che porta in tasca un pizzino col numero di cellulare della moglie E. “… che vuoi, se mi perdo piglio uno e gli dico: che mi chiami sto numero per piacere? E la mi mogliettina la mi viene a riprendere!!” Scusa P. ma non è più semplice comprare un cellulare? Sieeeee, vaiavaiavaia!!!

Dopo quasi due ore di viaggio, pausa caffè e pisciatina. Ci si ferma in un baretto lungo strada dove una orgogliosa barista ci fa: Altro che Guns a Imola!! Io oggi ho avuto Pupo qui a mangiare da me! E ci mostra soddisfatta il selfie con Pupone Ghinazzi che sorride a 36 denti prima di andare al “suo” concerto in riviera romagnola.

Arrivati all’autodromo, ci prepariamo (30 minuti per mangiare, impomatarsi con la crema solare, cambiarsi le scarpe e prendere gli zaini) con E. che a un certo punto sbotta ridendo “ohi ohi P. ma a ottant’anni come si fa a arrivarci? Io ti metto prima in ospizio! ” E lui: “si amore ma a Erice perché mi garba parecchio laggiù! “

E noi donne aggiungiamo: si E. ma secondo noi ti fanno anche lo sconto con questo crostino! 

Affrontiamo i controlli serrati con P. che tra una risata è un moccolo ripete alla consorte (E.stammi vicino!!).

Una volta entrati, ci stendiamo sul prato in attesa di quello che è stato un concerto strepitoso oltre ogni mia aspettativa.

Bello il clima, il sole, la gente, i miei amici e compagni di merende cosi scanzonati e ridanciani, il viaggio di andata, l’emozione dell’attesa, i gruppi di supporto. 

Sete, tanta sete e tanta coda per una birra. Passa un ragazzo di colore che porta delle lattine tra il pubblico. Lo soprannominiamo “anemia” e compriamo da lui e tutte le volte che ci riprende sete lo cerchiamo tra il casino perché a noi “anemia” sta simpatico.  Telefonate, messaggi, foto e selfie celebrativi. Si mangia per ingannare il tempo e si schiaccia anche un pisolino.

Infine Loro, un’esplosione di energia e di musica potente. Axl che ha un attimino abusato di botulino ma una Band con uno Slash imperatore della chitarra. Cala la notte e ci godiamo le quasi 3 ore di un concerto di quelli che “meritava vedere”

L’avventura non è finita, LA FURGONETA ci aspetta. Prima di mangia un boccone e vediamo il casino per tornare all’autostrada… ma a noi che ci frega… si rifà il FUTAPASS  perché noi siamo fottittimi e fubbissimi…. nonostante la vocina del nostro povero navigatore che ogni 30 secondi diceva rassegnata “ricalcolo percorso…”. Il ritorno è stato meno chiassoso, un po’ stanchi ma comunque pieno di serenità, battute, risate e odore di medicina.

Mi rimane alle spalle un giorno memorabile, mi sveglio con una certezza: 

Sarà che sono vecchia e nostalgica. Saranno i dolori che ho addosso e il mal di testa furibondo. Sarà ancora l’eco delle risate mentre in furgoneta si percorreva il Futapass… ma io ripartirei anche subito!!! 

Rock On

A.


30 day writing challenge – DAY 2

Un paio di anni fa, una domenica mattina andai alla messa delle 10. Durante la messa il prete fece un’omelia sulla maternità.

Un breve passo indietro…

Sono stata sposata ed ho sempre desiderato essere mamma e soprattutto essere una mamma giovane. Gli anni passavano e non riuscivamo ad avere bambini. La mia delusione a ogni ciclo era sempre più evidente. Ero circondata da gioiose pance gonfie di vita e non riuscivo più ad essere felice né per loro né per i bambini che sarebbero venuti al mondo; oltre alla frustrazione quindi, arrivava puntuale e potente come uno schiaffone, il senso di colpa….Sono cominciati gli esami clinici, il tour dai medici e… niente, non esistevano tecnicamente motivi validi per cui io non rimanessi incinta. Ci siamo avvicinati all’adozione e poi, dopo un colloquio con un’assistente sociale, dissi a mio marito che non avrei voluto girarmi indietro e non aver provato tutto il possibile e che non volevo vivere il rimpianto. L’altra possibilità era la scienza ed ho voluto provare una fecondazione assistita come ci consigliavano in molti. Dico HO perché dopo quella, mio marito se ne è andato e, tra le tante cose che mi ha scritto tramite avvocato, c’è una frase che non dimentico “(…) mi hai costretto a subire/acconsentire alla fecondazione assistita (…)”… e fa male solo a ripensarci…(ma non è questa la cosa su me stessa che non ho mai dimenticato oggetto del giorno 2 del challenge!!)… mi ha lasciato a 38 anni e da allora, oltre a tutto il resto, cerco di fare i conti con la mia non maternità.

Torniamo un passo avanti…

Quella domenica arrivava nel pieno di questo tumulto interiore. Uscita dalla messa, i lucciconi agli occhi e tanti pensieri. Mi si avvicina E. sulle scale del Circolo, mi osserva, si avvicina, mi abbraccia e mi dice: vedi, a volte sei più “mamma” tu per i miei figli, di me che li ho partoriti…ricordatelo, perché è vero!
Mi fa ancora piangere e tanto riflettere. Il dolore non passa, il vuoto nemmeno… ma non passa neanche l’affetto che i miei amici nutrono per me e l’amore che io nutro per i loro figli.

…E questa cari miei lettori… è stata tosta da scrivere…

A.

Perché il mio coro è differente

Stasera mentre aspettavo il mio coro (si, canto in un coro!!) nella chiesa deserta per il nostro ultimo concerto dell’anno, il mio cuoricino ha avuto il primo anticipo di quella che esperti di sedicenti università americane chiamano Xmas blues.

Stasera, a sorpresa, hanno chiesto di presentarci e raccontare della nostra esperienza.

M., una donna maiuscola, bellissima con un carattere e una voce strepitosi, parlando a nome di tutti, non ha sciorinato un banale curriculum freddo e asettico ma ha descritto quella che per me è la sostanza del nostro stare assieme.

“Ho cominciato a cantare in questo coro in un periodo difficile della mia vita e mi sono sentita subito accolta, a casa.” 

Circa 10 anni fa, ho iniziato quasi per scommessa con V. questa avventura e ringrazio Dio di avermi fatto intraprendere questa strada.

Nei momenti di crisi (sicuramente nei miei) mio coro c’era. Perché il coro per me in fondo è questo: una famiglia allargata, eterogenea, casinista e talvolta anche un po’ folle (a partire dai maestri fino agli ultimi arrivati), ma presente (non ingombrante!) e attenta. Non una banda di primedonne che fanno a gara a chi arriva prima ma un insieme di individui che osservano (come solo fa chi ti vuole bene) e si avvertono l’un l’altro per aspettare chi rimane indietro. 

Abbiamo toccato con mano e col cuore aperto in questi 10 anni, matrimoni, nascite, separazioni, malattie, fecondazioni assistite, adozioni, cuori infranti, depressioni e panico, l’ordinario che ci appesantisce, problemi di lavoro… 

Credo che davvero ci stia a cuore la vita di chi ci canta accanto, ci ascoltiamo e tessiamo relazioni di fiducia perché in fondo… devi fidarti di chi ti dà la nota!!

Insieme abbiamo conosciuto gente, stretto mani, patito il freddo, cantato in #splendidecornici; ci siamo anche scazzati, annoiati o allontanati. Molti sono transitati, molti sono rimasti e molti arriveranno.

Torno a casa, dalla mia famiglia vera (o quello che ne rimane) e già mi manca la corsa trafelata per raggiungere i posti con borse pesanti riempite di abiti neri a casaccio, le scarpe di ricambio, il rituale del trucco della V. (spettacolo direi imperdibile), il cembalo, gli abbracci affettuosi di M., le battute sornione di C. (ultimo arrivato), le idiozie di M., la classe delle Bionde, le pollacchiotte sempre sorridenti, i massaggi di N., l’ansia delle nuove arrivate, la freschezza e i sorrisi delle più giovani, i capelli di S., sentire suonare il P., la verve di L., gli sguardi, ondeggiare a tempo….

Quindi si… il mio coro è differente e questo…. già mi fa tanto tanto Natale perché…

Happiness is only real when shared

A.