Vita 2.0

Terzo giorno su quattro. Firenze Rocks. Afona, stanca ma felice.

Mi ritrovo a scrivere mentre aspetto gli Iron Maiden col sottofondo degli Helloween. Seduta comoda all’ombra e con una ruffiana brezzolina che fa stare bene.

Rifletto e penso al mattoncino che ho messo per questo evento e mi dico… sticazzi A., brava ne valeva la pena davvero.

Guardo anche alla settimana passata, cominciata domenica scorsa con un pomeriggio in un pub a vedere una partita di calcio storico (quest’anno s’è pure perso cazzarola!!) e una cena per me impensabile nella mia vita 1.0. Impensabile perché mi sarei sentita inadeguata e piena di insicurezze (quello in verità un po’ è rimasto ma lo gestiamo assai meglio). Impensabile perché ero inquadrata in uno schema mentale pieno di rigidità autoimposte e stupidi pregiudizi. Impensabile perché per anni sono stata circondata da persone che credevo care e che poi, alla lunga, non sono state tali.

Quindi… segno più Arianta, il segno del miglioramento.

Segue un mercoledì da leoni dove ho cominciato a conoscere meglio questo gruppo di ragazzi affascinanti. C’è da organizzare… mi sono fatta intortare come sempre…Motociclisti incalliti, riescono a tenere insieme, con senso di fratellanza e comunità il gruppo che è trasversale per età, sensibilità, singole attitudini, disponibilità, conoscenze. Fanno cose, hanno progetti, sono sfrontati, inopportuni, educati, colti, bellocci, bevitori e mangiatori, goderecci, senza filtri e preclusioni, orientati alla moto e alla gnocca. In una parola LIBERI.

E questa vita 2.0, che mi sta mettendo davanti persone di qualità e dalle molte qualità che meritano attenzione e valgono la pena cosa mi vorrà dire? Una vita talmente impensata che mi fa chiedere: ma… a me? cosa ci incastro io?? Probabilmente anche niente, ma per una volta, proveremo a fottercene e viverla per quello che ci porterà.

Oltre a D., il responsabile di avermi gettato in questa nassa, c’è lui, A. che è stato capace di catturare le mie sinapsi. Intelligente (anche troppo), divertente, sfrontato, colto, incazzoso, sornione, con un vissuto alle spalle pieno di senso e interessante, uno scrigno da aprire, cazzone, capace di capire le situazioni e le persone alla velocità della luce, galante ma allo stesso tempo capace di trasformarsi in uno scaricatore di porto della peggior specie. Vive a mille, ne fa mille perché in fondo bisogna essere felici di quel che si è stato, di quel che si è e di quel che si sarà. Ha una ragazza che lo supporta a dovere… insieme sono due rizzabaracca di prima categoria!

A., mi ha fatto tornare in mente questa frase di Thoreau letta tanto tempo fa:

Andai nei boschi perché volevo vivere con saggezza e in profondità e succhiare tutto il midollo della vita, sbaragliare tutto ciò che non era vita e non scoprire in punto di morte che non ero mai vissuto.

E credo gli stia proprio bene cucita addosso, è la sua cifra!

Non so che sarà, se sarà una meteora, un nuovo amico con cui percorrere un pezzetto di strada o un amico per la vita. Gli incontri – quelli veri – lasciano un seme che poi nel tempo germoglierà se si sarà capaci di curare la piantina. Intanto c’è stato per un po’ e già ne son felice.

Quindi, benvenuti Jonnhy e benvenuto A!!

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#cheproblemace

Così, per gioco, cazzeggiando nasce un meme…#cheproblemace…che poi è anche una sorta di “m’importa una sega” o un “sticazzi”.

E poi sgorga il testo per una canzone, netto chiaro pulito e senza fronzoli.

Adesso mancano solo i 3 accordi di D. per farne la hit dell’estate 2018…

Ci basta poco alla fine per essere un po’ più leggeri. Un amico, una chat, un brainstorming tra due deficienti totali come noi , il sogno di una moto come simbolo di fuga e felicità…e il gioco è fatto.

#cheproblemace

Vuoi scappare (#cheproblemace)

da lavorare (#cheproblemace)

Fatti una moto apposta per te!

Controvento (#cheproblemace)

controsole (#cheproblemace)

Fatti una moto apposta per te!

Che tu sia alta o bassa, magra oppure grassa

Che tu sia un ingegnere oppure un ferroviere

Che mangi i panini come la Ciottini

Questo è il nostro meme, che goder ci fa

#cheproblemace

Hai una dietista (#cheproblemace)

molto nazista (#cheproblemace)

Fatti una moto apposta per te!

C’e bambocchia… (pausa)…. buhhhh

#ilproblemace

Hai la spocchia… (pausa)…. buhhhh

#ilproblemace

La moto non ti basta… ci vuole un’altra testa!

Che tu sia bella o brutta, pelosa o depilata

Se te la sai godere ma ti perdi in un bicchiere

Che ami i bambini come la Ciottini

Questo è il nostro meme, che goder ci fa

#cheproblemace

La morale ….(#cheproblemace)

è cambiare (#cheproblemace)

Non sognare (#cheproblemace)

Puoi scappare (#cheproblemace)

Basta una moto fatta apposta per te!

Amen!

Breve storia triste

Quando, stanca morta, dopo 12 ore di lavoro forsennato, via messaggio ti augurano buonanotte.

Quando fai una doccia bollente e rilassante e ti droghi per dormire perché non riesci a prendere sonno.

Quando ti addormenti a mezzanotte (minuti più, minuto meno) e ti svegli alle 03:45.

Quando non ti riaddormenti e ti trovi alle 5:11 a vedere una serie tv su Netflix nell’attesa che albeggi per andare a lavorare perché almeno si fa qualcosa….

Quando sai che sarà una giornata faticosa e aspetti le 6.00 per fare la tua colazione nazista con le tue 3 cazzo di fette di kamut con un velo di miele, 3 pistacchi Bio e il latte di soya…

Beh sarà sicuramente una gran giornata!

A.

Il mio piccolo cielo

Come le stelle fisse ci sono persone che sono comparse nella mia vita e vi rimarranno per sempre. Presenze silenziose che nei momenti un po’ no sfilano nella mia mente o più semplicemente si affacciano come per dire ci sono eh?! Mi commuove sempre il firmamento luminoso che mi circonda. Gli amici con la A.

Come i pianeti ci sono persone, cose e esperienze che hanno contribuito al mio essere così… grazie alla loro rivoluzione che mi hanno gentilmente trasmesso. I miei genitori, la mia maestra delle elementari, un paio di preti illuminati, gli studi, i libri, la poesia, la musica….

Come comete ci sono persone hanno transitato per un po’ nel mio cielo e poi sono scomparse…lasciando in me un dolce ricordo. La vita, si sa, cambia e divide.

Come asteroidi ci sono persone che mi gravitano intorno un po’ a casaccio. Diverse per formazione e per carattere, senza un’orbita precisa, entrano in contatto con me e lasciano del buono ma anche (più spesso) del pocobuono, amarezza e rammarico.

Come meteoriti ci sono persone che minano (o hanno minato) la mia esistenza; elementi tossici, nocivi e pericolosi. Spesso si presentano come stelle (o io le vedo come tali) ma quando cominciano a parlare il linguaggio della cattiveria gratuita creano in me un danno quasi irreparabile. I meteoriti distruggono tutto quello che trovano per la loro strada… bisogna imparare a riconoscerli in tempo!!! In questo ahimé non sono molto arguta e il risultato è un cuoricino un po’ crettato.

I cocci rotti però possono anche essere splendidi, come insegna la tecnica giapponese del Kintsugi perché il dolore non va celato ma quasi valorizzato: le cicatrici, le ferite dell’anima sono parte di me e mi rendono un essere speciale ed unico.

E allora non rimane che riempire (con fatica) queste crepe con l’oro e mostrarle al mondo e farle brillare come quel Sole che ora non vedo nel mio cielo. Ma forse, l’errore sta proprio qui… capire che in fondo…il Sole sono io.

A.

In direzione ostinata e contraria

Mi sono presa una pausa (e mi hanno già rimproverato!) ma avrei rischiato di vomitare un sacco di negatività e lamentazioni sparse. Il periodo non è favorevole e le congiunture astrali si sommano (eppure mi avevano assicurato che ci eravamo tolti dai coglioni il problema di Saturno…).

Ciò nonostante, si continua sempre a remare “in direzione ostinata e contraria” per citare il poeta Faber.

Oltre alla routine vi sono due, e dico ben due, novità rilevanti:

1) sono a dieta stretta

2) mi sono iscritta in piscina

Ecco… chi mi conosce sa quanto mi piaccia il buon cibo, il buon vino e la convivialitá MA, per cause di forza maggiore, sono costretta a perdere peso (il che mi farà diventare una Stratopona permettendomi di dominare il genere maschile… a breve).

La causa è semplice. Dopo tanto tribolare ho scoperto di soffrire di una forma di “apnee notturne” abbastanza importante. Cioè non solo russo come un camionista polacco ma smetto di respirare molto di frequente. Ergo, prima di attaccarmi vita natural durante a un apparecchio che mi obblighi a respirare ogni notte, ho deciso di tentare la carta “dimagrimento”.

Mi sono recata da una dietista nazista, devo totalmente cambiare le mie abitudini alimentari, cucinare cibi dal nome improponibile e rinunciare a tutti quei piccoli-grandi piaceri che la tavola (soprattutto la cucina di mia madre) mi regalava.

Orbene il primo giorno, mi preparo con pazienza e perizia il pasto. Ero sola con la mia fida Labrador Lucy (che mangerebbe il rumor dei tuoni e aspetta sempre con pazienza che caschi qualcosa dalla tavola), mi apparecchio, metto in tavola il piatto, la guardo, lei mi guarda… gira il culo e se ne va nella cuccia.

Il linguaggio non verbale del mio cane non poteva essere più chiaro…. sorrido e non demordo. Pronti, via… si comincia.

È passata una settimana. Resisto. La mia psiche sta accettando l’esistenza del miglio e della quinoa e l’assenza di una pizza capricciosa con una pinta di birra a seguire.

Ma poco importa Arianta… ricordi? Stratopona – mai più russare – riposo tutte le notti – no macchinette perverse.

In settimana cominceremo ad abbinare anche la famigerata e consigliatissima “attività fisica”. Io campionessa mondiale di lancio di coriandoli e salto dal letto al divano, mi cimenterò nella deliziosa arte dell’acquagym- acquabike- acquasonasega.

Ma poco importa Arianta… ricordi? Stratopona – mai più russare – riposo tutte le notti – no macchinette perverse.

…mi sono imbattuta in questa foto e…si, mi sento proprio come lui…un piccolo sognatore che insegue grandi obiettivi!

Ps: fossi stata io avrei aggiunto le rotelle alla moto… per sicurezza… fosse mai che col culo che c’ho casco e picchio la testa 😰

A.

E mettici una pietra sopra!

Beh sono anni che me lo sento ripetere.

Stasera, durante un aperitivo una amica – che apprezzo perché mi dice quel che pensa senza se e senza ma – riparte con il mood “metter una pietra sopra”.

A cosa? Al mio matrimonio fallito, al mio passato che mi scherma dal futuro e dalle tante cose belle che potrebbero accadermi.

Rimonto in auto dopo i saluti, alla radio passano un buon rock da canticchiare; mi fumo una sigaretta a finestrino aperto, in questa sera di quasi estate.

Penso…a quello che dovrei seppellire, a quello che dovrei dimenticare, a quello che dovrei ricordare, a quello che dovrei riscoprire, a quello che dovrei perdonare e perdonarmi, a quello che dovrei tagliare, a quello che manca, a quello che c’è stato, ai doni che ho ricevuto dalla vita, alle tante belle persone che mi hanno affiancato, a chi mi ha sempre amato per quel che sono.

Rifletto… ha ragione, in parte. Non dovrei mettere una pietra sopra al mio ex matrimonio miseramente fallito… dovrei metterla sul mio ex marito, sugli errori, sulle cattiverie, sulle mancanze, sulla frustrazione, sulle paure, sulle piccole differenze, sui ricordi dolorosi.

Mentre razionalizzo, vedo…frammenti di immagini, occhi, mani, sorrisi, lacrime. Una marea di ricordi che spesso si possono tradurre in rimpianti e che potrebbero fermare la mia spinta in avanti ma… come si fa a mettere una riga su metà della tua vita? Non si può buttare via il bambino e l’acqua sporca (almeno così dice la saggezza popolare) ed io, in fondo, non lo voglio.

Non voglio dimenticare i momenti brutti e voglio ricordare quelli belli.

Il segreto della felicità credo in fondo sia “solo” tenere lí tutto, custodirlo, imparare e farne tesoro senza lasciarsi condizionare… senza bisogno di seppellire niente e nessuno.

È quel “solo” però che mi frega!

A.

Sogno di una pozza di mezza estate

Immaginate di immergervi in una pozza, bella limpida e fresca. Il sole è alto, fa caldo… c’è bisogno degli occhiali da sole perché il riverbero è troppo. Gli alberi intorno godono del vento e voi ascoltate il silenzio delle fronde.

La pozza è chiara, si vede tutto ciò che contiene. C’è vita nella pozza… pesci, girini, zanzare, alghe, voi….

Immersi godete del tutto e percepite quel sottile filo di acqua gelida che entra e che da qualche parte uscirà. Pensate alla metafora della vita di Eraclito…tutto scorre. Siete immersi in quel microcosmo e decidete di rimanerci per sempre perché in quella pozza c’è la VOSTRA vita. Ci sono i progetti, le idee, le aspirazioni, la serenità, i pesci che vi accompagnano. Alcuni rimarranno per sempre, altri scenderanno a valle, nuovi ne entreranno. Niente sarà mai uguale e tutto piano piano, avrà uno scopo.

Passano le stagioni …bene o male tutto fluisce, va, c’è una direzione e una spiegazione. La corrente gentile e garbata garantisce che la pozza sia limpida, anche quando qualcosa si muove in modo scomposto e solleva il fondale che la intorbidisce. Ma la pozza c’è…ed è viva. Voi siete vivi. Progredite.D’un tratto, non sentite più la corrente e pensate: ora tornerà, portiamo pazienza…

In poco tempo, il profumo viene sostituito dal tanfo, i pesci cominciano a scappare, altri boccheggiano. Niente è più limpido e tutto sembra decadere. La pozza è diventata stagnante. Ma è la VOSTRA pozza, avete deciso che ci vivrete per sempre. Che fare? Provate a muovervi, immergervi, spostare ciottoli pesanti perché ricominci a scorrere quella corrente che dava vita, pulizia, nitidezza e ordine. Il sole continua a picchiare, la pozza piano piano evapora e lascia solo mota. Voi siete immersi nella mota, il fango secco vi si appiccica alle mani screpolate, provate fastidio e non riuscite a muovervi. Tornerà, vi ripetete, come sempre ha fatto in passato e ridarà vita,in poco tempo.

Adesso però è un bel pezzo che non la vedete più tornare, sentite solo il fango viscido che piano piano si seccherà. Pregate e sperate che torni quella corrente benigna assieme a quella leggera brezza che vi scompigliava i capelli e spandeva i profumi. Adesso non scorre più niente e nulla è più chiaro di quel vuoto. Vi ripetete che tornerà la graziosa corrente, si tratta di avere pazienza e continuare a smuovere i sassi cementati col fango. Le rane gracidanti vi fanno compagnia ma sono insopportabili…. tornerà, la VOSTRA corrente, tornerà...

E se non tornasse? Avrete due scelte…lasciarvi morire nella pozzanghera o rialzarvi, fare un paio di metri e reimmergervi nell’altra pozza vicina che vi sta aspettando… stando attenti a non scivolare e farsi ancora più male….

A.