Tipo oggi…

Ogni persona che incontri sta combattendo una battaglia di cui non sai nulla. Sii gentile. Sempre.
(Platone)

Sarà perché forse (finalmente) riesco a rivedere le piccole cose che mi capitano col giusto peso, sarà perché sto cambiando, sarà perché sto perdendo la testa, sarà perché boh…. ma siamo tutti i giorni in giostra.

Una giostra emotiva continua fatta di gioie, nostalgie, scarsa pazienza, enorme pazienza, aloni di tenerezza, attenzioni ricevute con gratuitá, grasse risate, incazzature violente, perdono repentino and so on…

Tipo oggi no?

Ripercorro la giornata dal risveglio e mi impegno a elencare i miei stati emozionali, per vederedinascostol’effettochefa.

  • – Sonno (sonnissimo)
  • – Tenerezza e Attenzione per me
  • – Il sorriso e le buone intenzioni di T.
  • – Una bella vista su Firenze con buona musica di sottofondo
  • – La riflessione e la domanda perpetua: starò facendo bene?
  • – Una busta piena zeppa di vestiti da provare regalata da V.
  • – Allegria in pausa caffè con le mie ragazze V., C. e R.
  • – Lavoro impegnativo condito da una buona dose di sfavamento e senso diffuso di ingiustizia
  • – Sessismo, le solite battute banali dei maschi medi come A.
  • – Una foto di una pasta allo scoglio che farebbe impallidire Cannavacciuolo
  • – Le belle notizie dal Choir che si sta avvicinando a petto in fuori e testa alta all’avventura dell’anno
  • – Un inaspettato pranzo offerto da J.: belle chiacchere intelligenti e interessanti
  • – Un messaggio antipatico che vorrei non aver ricevuto: rabbia, incomprensione e ingiustizia
  • – Un deca con D., un’ora di svago ed un abbraccio
  • – La G. urlante che si sbraccia dalla macchina per salutarmi
  • – La chiamata e la lunga chiacchierata con P. che non sentivo da tanto
  • – La C. che mi comunica la sua trocante-sonasega… abbiamo delle visite domiciliari da fare
  • -La telefonata esilarante con M…. ormai sta diventando un appuntamento imprescindibile di cui faccio a meno poco volentieri
  • – Un bagno bollente e un pigiama antistupro indosso
  • – I messaggi di M. collega e amico prezioso che ogni tanto mi cerca e mi saluta con un “sii indulgente con te stessa!”
  • – Un altro piccolo grande risultato con i Johnnies
  • -L’attesa di una sorpresa che tarda ad arrivare
  • – Donne che corrono coi lupi che mi guarda dal comodino
  • – La pallosissima tosse nervosa
  • – Finalmente TOP Crime a farmi compagnia
  • – La necessità di spegnersi il prima possibile..
  • Rileggo e mi manca il fiato… avrò comunque dimenticato qualcosa….
  • Ricevo tanto e inaspettatamente. Bene, male, bello, brutto… ma tanto e (finalmente) lo sento così… l’ovatta sta lasciando libera la mia anima. Si soffre un po’ di più ma… impagabile uscire dal range del “tutto nella norma”. Il cuore batte, ride, sente, piange. Il cervello reagisce e sterza sulla positività.
  • La mia giostra mi ubriaca ma dá tanto…..l’effetto che ha su di me mi impone un esercizio faticoso quando salvifico. La curiosità di capire, di ripensare agli incontri, alle discussioni, alle confidenze e alle chiacchere, agli sguardi mi impone il provare a mettersi nei panni degli altri.
  • Dopodiché, come diceva il DonSe, basta “solo” un po’ di Attenzione, Tenereza, Pazienza, Dono e Perdono… e l’empatia (quella vera) è servita. Così come è servita la stanchezza.
  • Buonanotte!
  • A.
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    Cherofobia

    Incuriosita leggo…e apprendo che esiste anche la paura di essere felici.

    Proseguo nelle ricerche e mi imbatto negli stati di abbandono, in tutte quelle parole che finiscono per –fobia, nelle varie paure che attanagliano il nostro povero, poverissimo genere umano.

    Leggo, prendo atto e mi rivedo a combattere quei mostri che talvolta abitano anche il mio cervello; così nitidi e netti da apparire reali.

    No, non sono veri.

    No, non sono presenti.

    No, non sono seduti sul mio letto.

    Si, tolgono la forza per cogliere le occasioni.

    Si, sono il motore di tanti rimpianti.

    Si, sono la fonte di tante tristezze.

    Penso alla cherofobia che, tra le tante, mi pare così contro natura e incomprensibile e mi torna in mente questa poesia del buon vecchio Charles, che di vita, paure, sbronze, puttane, infelicitá e anime se ne intendeva parecchio….

    Non ho smesso di pensarti,

    vorrei tanto dirtelo.

    Vorrei scriverti che mi piacerebbe tornare,

    che mi manchi e che ti penso.

    Ma non ti cerco.

    Non ti scrivo neppure ciao.

    Non so come stai.

    E mi manca saperlo.

    Hai progetti?

    Hai sorriso oggi?

    Cos’hai sognato?

    Esci?

    Dove vai?

    Hai dei sogni?

    Hai mangiato?

    Mi piacerebbe riuscire a cercarti.

    Ma non ne ho la forza.

    E neanche tu ne hai.

    Ed allora restiamo ad aspettarci invano.

    E pensiamoci.

    E ricordami.

    E ricordati che ti penso,

    che non lo sai ma ti vivo ogni giorno,
    che scrivo di te.

    E ricordati che cercare e pensare son due cose diverse.

    Ed io ti penso

    ma non ti cerco.

    Ripenso alla giornata di ieri.. dove tanti segnali mi hanno fatto riflettere sul tempus fugit, sulla nostra precarietà e sull’imprevedibilità della vita, sulle occasioni perse… e sull’inutilità delle paure bloccanti.

    Che Dio mi conservi nella mia impazienza e nella mia irritante ostinazione!

    A.

    La banda del filo

    Stare in relazione con le persone non è facile. Relazione vera intendo. Si, insomma, quella roba che ti fa sentire sempre a casa nonostante le differenze.

    Stare in relazione non è sinonimo di stare in compagnia, trovarsi al bar, salutarsi lungo un marciapiede. Così come non è neanche l’appiccicume, il voler vivere tutto insieme e per forza a tutti i costi. Non sono gli altri senza volto e nemmeno gli innamorati di Peynet.

    Stare in relazione è rispettare gli spazi vitali del prossimo anche se non ci riesce mai facile.

    Stare in relazione è condividere profondamente quello che si fa, è pensare per due (o più), è attenzione ai bisogni del prossimo facendo rispettare i propri, è la tenerezza con cui ci scambiamo idee e confidenze, è la pazienza nelle discussioni e la volontà di superare le divergenze, è mediazione (quella bella… non quando uno si piega per sfinimento), è la consapevolezza del Legame.

    Stare in relazione è qualità e non quantità… anche se privarsi di momenti potenzialmente belli non piace a nessuno e riesce poco a chiunque.

    Stare in relazione è capire chi hai di fronte, da dove viene e dove andrà. È ammettere il bisogno dell’altro senza sentirsi deboli; è sentirsi forti nella lontananza. È esserci a prescindere.

    Stare in relazione fa fatica perché ci toglie dalle nostre piccole – grandi zone di comfort, ci fa mettere in discussione, ci fa vedere lati di noi sconosciuti e ci mostra gli altri sotto luci impensabili. Conosciamo le persone, ci interessiamo, ci affezioniamo e entriamo in relazione. Questa dovrebbe essere la logica comune. Spesso, questa catena di interrompe prima dell’affezione perché comporterebbe il passo successivo… l’impegno.

    Stare in relazione è impegnativo, si. Ci fa spogliare di una parte di noi per far spazio all’altro che non sarà mai perfetto come vogliamo. L’altro, che con la sua presenza riempie dei vuoti o si incastra nei nostri pieni con discrezione e cautela. L’altro che può invaderti come si invade la Kamčatka o sfiorarti senza lasciare il segno.

    Stare in relazione è bello come è altrettanto bello instaurarne sempre di nuove, seppur con fatica e energie limitate.

    Quando penso allo stare in relazione ho sempre questa immagine..vedo persone con un filo colorato che esce dal loro ombelico; talvolta sottile, talvolta enorme come la cima di una nave. Il filo si tende, distende, si accorcia, si allunga, si annoda, all’infinito. Per quel filo passano i valori, i sentimenti, la nostalgia, il vissuto comune, la voglia di stare assieme, le discussioni, l’amore e tutto ciò che può costituire il Legame.

    Il filo, quello DOCG, vince la paura, sempre!

    Alcuni hanno mille fili e son circondati dalla pienezza mentre altri, solo pochi e molto lunghi… come dire ‘va bene il Legame ma… lontano va’…che costa meno energie’.

    Scorgo infine nella banda del filo, esseri anomali: nessun filo esce dalla loro pancia…. anzi, a guardar bene c’è rimasto un moncone di filo che hanno autonomamente deciso di tagliare per non soffrire, soccombere, per non rinunciare a niente, per affermazione del proprio IO.

    Ecco IO… io io io io io io io io io io….la Kriptonite dello Stare in relazione.

    E tu Cara Arianta come sei messa a fili?

    Beh ne ho un bel po’, più o meno lunghi, alcuni larghissimi e rigidi come longarine… altri recisi e altri pieni di nodi.

    E che ti ricordano i nodi?

    Tutte le volte che ho chiesto scusa col cuore e son state accettate…

    E quelli recisi?

    La paura dell’altro, di vivere appieno, la sfiducia, l’egoismo, la poca pazienza e la scarsissima attenzione…..

    Diario di una zavorrina

    Ore 8: Sveglia – caffè con annessa preghiera Dio fa che entri in circolo presto la caffeina – bagno – vestirsi coi panni preparati con cura e sapienza la sera prima – filo di trucco – stivali – guanti – casco – occhiali da sole da due lire.

    Il rombo della moto che si ferma davanti alla tua porta, i saluti alla famiglia e…via a raggiungere e costituire il gruppo.

    La giornata si presenta splendida, il sole piano piano ci scalderà (nell’attesa mi compiaccio per la tattica dei vestiti a cipolla eseguita alla perfezione); Firenze stamani è bella….cielo terso, foglie che ingialliscono, vento ghiaccino che mi aiuta a svegliarmi completamente.

    Il ritrovo, la colazione, i baci e gli abbracci, la foto di rito prima della partenza.. o quanti siamo Johnny stamani! Arriva anche G. con il piccolo E. a salutare… si partecipa anche così!

    Parte il mio primo ride con questo gruppo di splendide persone. Inconvenienti, defezioni, stop, sigarette, risate, foto, video si mescolano alle curve dolci del Chianti, a quel cielo azzurro benevolente senza nuvole e alla consapevolezza che sto vivendo un bel momento che mai avrei pensato di vivere.

    Dopo nemmeno un Km, il mio cervello fa il famoso click, stacca, va in modalità aero. Mi trovo ad osservare tutto ciò che mi circonda col sorriso stampato in faccia. Nessun pensiero brutto, tanto relax e qualche curva piegata più del solito. E mi sento parte di questa famiglia un po’ strana dove “ti ci trovi e basta, così come capita la pioggia o il vento“, mi sento felice e viva come da tanto (troppo) tempo non ero.

    La giornata prosegue con un pranzo che avrebbe fatto impallidire Lucullio e con un due divertentissime ore post prandiali che scorrono tra sonnellini, giochi di forza, ruote e capriole, altalene rubate ai bambini, bicchierini di amaro, panchine al sole, capannelli di gente che si riconosce e impara a conoscersi sempre di più, risate e sfottò.

    Il ritorno ha ancora il gusto dell’avventura… la pioggia ci sorprende ma non ci arrende. Fradicia rientro in casa e mi sparo una meritatissima doccia bollente.

    Prosegue, ancora adesso, questo splendido ride… nelle foto inviate alla chat di gruppo, nelle battute irriverenti, nelle nostre bacheche virtuali… quasi a non voler far finire questa giornata e stampare i fotogrammi nella memoria di tutti.

    Da parte mia…la gioia di aver partecipato, la bellezza di esserci, la volontà di rimanerci, il desiderio di una moto tutta mia, lo stupore perché mai nella vita avrei pensato di fare la zavorrina con così tanta soddisfazione.

    Quindi grazie cari Johnny… ancora una volta e sempre di più… grazie!

    A.

    Ari-Antro

    Dentro di me c’è un campanello, quel tremore alla bocca dello stomaco, che mi fa chiedere che c’è che non va?

    Dentro di me c’è mezzo mondo, talmente bello e denso di emozioni, che mi sembra quasi un peccato mortale non riuscire a mostrarlo fuori. Quasi immorale non provare a esplicitarlo trovando il canale giusto. Già… il mezzo giusto…

    Dentro di me c’è un quarto di mondo che cerco di nascondere disperatamente, talmente brutto e denso di emozioni e domande, perché sanguina di continuo.

    Dentro di me c’è ancora un altro quarto di mondo, che riesco a tirar fuori e fa di me quel che sono.

    Dentro di me c’è un sistema solare di volti e situazioni che porto sempre con me.

    Dentro di me c’è un universo di vorrei, potrei, mi manchi, però non è giusto, evviva!, mi ricordo quando…, sogno di, spero che, non, mai, sempre….

    Fuori di me ci sono la famiglia, gli amici, i colleghi i conoscenti, gli incontri casuali… e mi domando… speleologi ne abbiamo?

    Si, servirebbe uno speleologo. Un amante delle caverne e degli antri, un curioso di cunicoli che un giorno mi dica: ehi A. voglio proprio scoprire cosa c’è nei tre quarti di mondo che non si conosce! Mi calo con la fune, caschetto e lanterna… ci troviamo laggiù!

    Ecco, caro amico speleologo… quando scendi e ci troviamo (perché io non mancherò mai a quell’appuntamento), soffermati su quel tremore alla bocca dello stomaco e aiutami un po’, perché ancora… non ho capito cosa mi stia dicendo!

    A.

    (..) cammina piano perché, nel mio silenzio, anche un sorriso può fare rumore (…)

    Stargate

    A volte ritornano.

    Stasera, per puro caso, ho attraversato uno stargate. Di colpo, sono tornata indietro di 6 anni in quella sala d’attesa piena di aspettative e di intimi dolori.

    Il solito odore, il solito distributore di caffè, l’acqua della Culligan, i giornali consunti ben impilati.

    Le solite facce tese delle donne e quelle un po’ annoiate e sperse degli uomini. Madri con figlie, mariti con mogli, puerpere che portano il loro piccolo gioiello a far vedere… stasera la star era una meravigliosa morettina tonda e sana.

    Ed io…di nuovo sola, ora come allora, ad attendere il mio turno ripetendomi: è il 5 ottobre 2018, è tutta un’altra storia, sei qui per altro, non tocca a te, non sei qui per Quello.

    Mi concentro sul telefono benedicendo gli ideatori di Candy Crush, canticchio dentro di me canzoni allegre, scaccio le ombre come posso e – soprattutto – non voglio cedere a quelle cazzo di lacrime che si affacciano impertinenti e vogliono scendere copiose.

    Finalmente l’attesa finisce, faccio la mia visita e apprendo quello che sentivo già. Il mio “piccolo” cadeaux che mi porto dietro dal 2012 e che ho scelto di ignorare per un fine più grande, ha deciso di crescere un po’ troppo. Dovrà essere tolto, ma lo sapevamo.

    Quello che non sapevamo invece è come la mia vita si sarebbe stavolta in questo tempo; di tutto quello che potevo immaginare…niente si è concretizzato, anzi! Ci sono tante cose belle e inaspettate che ho raccolto ma anche tante brutture che mi sarei evitata volentieri.

    E il salto spazio temporale di oggi… fa pensare solo e soltanto alle brutture.

    Esco, mi ritrovo in una strada semibuia del centro di Firenze e, finalmente, mollo gli argini: cadete pure lacrime del cazzo!

    A.

    Perché la bellezza é più semplice del previsto…

    Girellando sul web in modo annoiato, ho incontrato questi pezzo di un giovanissimo poeta americano….e… il mantra “niente è per caso” non sbaglia mai…

    Che cosa succede se io bacio tutti i luoghi del tuo corpo che ti hanno insegnato ad odiare?

    Cosa succede se poso le mani su di te e le lascio così, abbastanza a lungo finchè il mio calore aderisce al tuo e tu dimentichi che fra la mia pelle e la tua c’è spazio?

    Che cosa succede se mi piace tutto ciò che ti hanno detto di detestare e passo le mie giornate a sporcare il tuo cervello ben lavato?

    Che succede se ti mostro nuove immagini di te stessa che hai accuratamente evitato di vedere allo specchio?

    E se ti dicessi che tutto quello che dicono è sbagliato e iniziassi a riempire le tue orecchie con parole vere in una lingua che conosci ma hai smesso di parlare?

    Che cosa succede se pianto nuovi fiori nei luoghi ispidi dentro di te e ti insegno i loro nomi e le stagioni della loro fioritura?

    Che cosa succede se ti chiedo di non reciderli e permettere che invadano le tue vie e decorino tutta la tua vita?

    Succede che non ti permetto di dimenticare mai che non sei altro che bellezza.

    Tyler Knott Gregson