Esserci

Ieri sera, un po’ controvoglia, mi sono fatta strascicare a una festa di Pitti (a Firenze, nella settimana della moda, queste cose accadono).

Mi sono messa un abito, un po’ di tacco e un po’ di trucco e via.

Arrivate in ritardo come usanza vuole (e che io odio!) perché donne, ci siamo presentate belle sorridenti; salutato tutti gli amici, subito vengo agganciata dal mio piccolo angelo vendicatore che, dopo un abbraccio come si deve, mi fa: come stai? Ed io: bene, dai! Segue un sorriso disarmante e il fatidico: Ragazziiii fate spazio che la porto a bere!

Comincia così una bella festa, con musica dal vivo, alcol e pochissimo cibo. Segno +: non essersi mai fatta la domanda: ma io cosa cazzo ci faccio qui? Il che significa che il clima era ottimo.

Nel marasma generale, ho pure incontrato un amico col quale siamo stati vicini di scrivania per 3 anni; era solo uno stagista (con dei gran numeri!) e adesso è diventato un ingegnere di tutto rispetto! Ci siamo raccontati un po’ di pettegolezzi, abbiamo riso e ci siamo rimessi a posto sulle situazioni di cuore. È stato davvero un bell’incontro: inaspettato, non programmato e sincero.

A un certo punto, vede i miei rumorosi e chiassosi amici, come mi salutano, come mi abbracciano, come mi tutelano, come cercano di farmi sentire a mio agio e mi fa: son ganzi Arianta, non lasciarli scappare, ti fanno bene.

Rifletto… e ha ragione. Devo assolutamente recuperare la serenità a stare con loro, capire che le mie fragilità non devono essere un ostacolo, sentire il bene o comunque la genuinità e la verità che pervade questo gruppo di adorabili scalmanati. Non rinunciare per paure che, seppur motivate, dovrò prima o poi affrontare. Stavolta, giusto perché dagli errori si dovrebbe imparare, non voglio essere io a fare il passo indietro, a sparire per non star male, a evitare per non avere imbarazzi e creare frizioni. Stavolta, se mi riesce, non appena riuscirò ad essere un po’ più serena, voglio ricominciare ad esserci come si deve e come merito.

Ma si sa, la strada per la perdizione è lastricata di buone intenzioni…

A.

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Rieccoci

Rieccoci.

Siamo tornati un po’ (parecchio) indietro. Pensavo di essere abbastanza immune e invece…le ultime vicissitudini ci fanno capire che ora, proprio, non ce la si fa.

Il mantra quotidiano in casa e fuori è: tutto a posto? stai bene? qualcosa non va? sei strana! sei triste!

Ed io: si, certo! Assolutamente! tutto benone! no, son solo stanca!

La prima amara considerazione è che sono evidentemente una pessima attrice.

La seconda, strettamente collegata alla prima, è che che non ce la si fa a praticare con successo il tuttobenismo.

La terza è che son circondata da persone attente che mi voglion bene.

La quarta è che non so spiegare bene, mi mancano le parole (e anche questa è una notizia!). Voglio provare a farlo lo stesso, prendendo in prestito le parole della Fallaci:

Incredibile come il dolore dell’anima non venga capito (…) Eppure il dolore dell’anima è una malattia molto più grave della gamba rotta e della gola infiammata, le sue ferite sono assai più profonde e pericolose di quelle procurate da una pallottola o una scheggia. Son ferite che non guariscono, quelle, ferite che ad ogni pretesto ricominciano a sanguinare…

Ecco, da domani a tutte le domande, risponderò così: “le mie ferite hanno ricominciato a sanguinare, ma passerá, spero!”

Almeno…avrò detto la verità, sarò sembrata più convincente e probabilmente il prossimo post lo scriverò direttamente dal reparto di psichiatria perché mi prenderanno tutti per pazza.

Ma tant’è…

A.

All’improvviso…una poesia

E niente…. ti imbatti all’improvviso in questa poesia di Abdou Mbacke Diouf che sembra scritta apposta per quelle come me e per tante amiche che ho.

Perdeteci 2 minuti….

Arianta

“Io non ho paura di quelle che il mondo chiama “belle donne”.

Io ho paura delle altre.

Ho paura di quelle che escono di casa con un filo di trucco.

Di quelle che capisci subito se hanno passato una nottata in bianco dalle occhiaie che si portano dietro.

Di quelle che si legano i capelli con una matita.

Di quelle che si guardano allo specchio e sorridono perché non hanno nemmeno un capello al posto giusto.

Ho paura di loro.

Di quelle che si fermano sui dettagli, su particolari tuoi che nemmeno tu stesso pensavi di avere.

Di quelle che sanno stare accanto agli altri, ma non sanno come stare accanto a se stesse.

Di quelle che le basterebbe trovare un messaggio con scritto “Buongiorno”, ogni giorno, appena sveglie per rallegrarle tutta la giornata.

Di quelle che sono sempre di corsa, ma si fermano ad ascoltare. Uno sconosciuto, un amico, un bambino.

Ho paura di loro.

Di quelle mai banali, che parlano il doppio di me, senza per questo parlare del niente, anzi ti fanno sorridere rompendoti le scatole ripetendoti di quanto siano belli i loro nipotini. Di quanto siano dolci quando la chiamano zia.

Di quelle che vorrebbero avere una famiglia tutta loro per prendersene cura, anche se a volte non sanno prendersi cura nemmeno di loro stesse.

Ho paura di loro.

Di quelle che ad un “Sei bellissima”, arrossiscono, s’imbarazzano perché nessuno glielo ha mai detto.

Di quelle che custodiranno gelosamente il Girasole che le hai regalato finché l’ultimo petalo non si sarà seccato e rompendosi cadrà sul pavimento, perdendosi tra la polvere, sotto l’armadio.

Di quelle che non appaiono, non si vedono, non si notano. Il mondo sempre in primo piano. E loro dietro. Sullo sfondo.

Ho paura di loro.

Di quelle che sorridono alla vita, tutti i giorni, nonostante abbiamo migliaia di motivi per non farlo.

Di quelle che ti ascoltano davvero. E, quando parlano, ti guardano come a dire “Anche a me. È successo anche a me.”

Di quelle che non ti diranno mai un “Ti Amo”, anche quando saranno innamorati di te.

Di quelle che non sono mai state scelte. Nemmeno una volta.

Ho paura di loro.

Di quelle che ogni giorno ti sussurreranno “Credo di amarti”, perché hanno paura di non essere scelte. Perché loro non sono “belle donne”. Loro non scelgono.

Di quelle che amano essere belle, solo ogni tanto. Solo per qualcuno.

Di quelle che sanno piangere. Anche quando sono ad un concerto. Anche quando intorno ci sono ottantamila persone, loro piangono.

Anche se a farle piangere è una canzone e tu, con un leggero sospiro, le guardi senza capire.

Ho paura di loro.

Di quelle che credono nell’Amore vero.

Di quelle che ci credono anche quando gli altri fuggono l’amore per colpa dei troppi chilometri. O per paura.

Di quelle che per passare un’ora con te, passerebbero anche otto ore in treno.

Ho paura di loro.

Di quelle che cercano di capire perché non resti mai.

Di quelle che non sanno restare.

Di quelle per cui vale la pena restare. Una volta. Restare.

E ho paura di loro, soprattutto, quando, senza dire una parola ti scelgono, restano e tu sei troppo distratto per accorgertene, troppo concentrato a fuggire da non sai cosa per restare.

Una volta.

Ho paura di loro perché di belle donne il mondo è pieno.

Una donna del genere, invece, se te la lasci scappare non saprai mai in quale parte del mondo la ritroverai.

Se mai la ritroverai”

Compleanniamo

Oggi é il mio compleanno.
Oggi sono stata inondata da messaggi di auguri, telefonate, esilaranti messaggi vocali, baci e abbracci dal vero.
Rileggo e mi commuovo per un paio di scritti che – confesso – hanno fatto scendere la lacrimuccia.
^^^***^^^
Sei una persona che ha cicatrici nascoste dietro un sorriso, che apre le braccia al futuro pur avendo conti in sospeso con il passato, avresti il diritto di urlare e invece sussurri serenità.
Ho un debole per gli animi rotti ma portatori sani di positività.
(…)
Raccogli quello che semini, in una società sempre più vocata all’apparenza, il far sapere a chi ne ha bisogno di “esserci”, credimi, non è da tutti. Porti un po’ di colore a noi che vediamo grigio..
È un dono.
Buona festa 😘
E poi…
Quando penso ai compleanni mi vien sempre da riflettere sul fatto che siano i festeggiati i veri regali! Allora cara Arianta io ti festeggio perché qualche anno fa è venuto al mondo un regalo per tutti quelli che lo incontrano..e ti auguro di ricordare sempre che regalo sei❤🎂
^^^***^^^
Questi due pensieri per me, hanno fatto sí che alcune aspettative deluse (inqualificabili mancanze senza se e senza ma), siano state messe nella casella che meritano, lo spam emotivo.
Perché è inutile aspettarsi che nasca una pianta e che soprattutto campi rigogliosa in una pietraia arida.
È invece molto utile valorizzare quello che ho, godere delle persone che amo e che ricambiano il mio affetto, ringraziarle perché quello che dicono corrisponde a quello che fanno, perché sotto c’è affetto corrispondenza, rispetto e reciprocità.
Ergo… grazie Signore e grazie Amici.
A.

Vestita da sposa

Oggi per caso ho incontrato una donna in pieni preparativi pre-matrimonio. Ci siamo messe a parlare e mi ha raccontato che adesso è nella fase delle prove per cercare il vestito. Ho annuito e sorriso, ci siamo salutate e via.

Quasi istantaneamente torno a quella sera in cui io, mamma & nonna siamo andate a scegliere il mio vestito da sposa.

Un evento soprattutto perché la nonna non si muoveva mai da casa (non lasciava mai solo il nonno) ma per quel caso…beh non se l’era voluto perdere!

È la prima volta dopo quasi 20 anni che ripenso a quella sera. Bella, bellissima perché 3 generazioni di donne sono andate insieme a scegliere l’abito da sposa vivendo un momento intimo e indelebile che niente e nessuno mi potrà mai rubare… nonostante il matrimonio sia finito a gambe all’aria.

Negozio bello a Firenze, io che mi perdo in mezzo a migliaia di nuvole bianche cercando di trovare LUI, quello da indossare nel giorno “più importante”.

Alla fine ne scelgo 3. Entro nel camerino e, con pazienza, la commessa mi aiuta a indossarlo mentre sento ciarlare fuori sul divanetto chic madre & nonna. Mi guardo poco convinta, esco per farmi vedere. Cala il silenzio.

Io che dico: allora? Che ne pensate?

Silenzio. La nonna tira fuori dalla borsa un fazzoletto e si asciuga le lacrime; lo stesso, fa la mamma. Ovviamente, le seguo nella scia della commozione ma per darmi un tono credo di aver detto qualcosa tipo: no via… se si comincia così è finita…

Si stempera un po’ la commozione, continuo coi cambi, l’atmosfera si rilassa, il dinamico duo mamma& nonna ricominciano a ridere, parlare e sfottermi allegramente.

La commessa inizia a disperarsi perché riesco a trovare difetti a tutti gli abiti…vistasi alle prese, esclama: senti, dimmi come lo vuoi che te lo faccio!

La svolta. Ho fatto fare le correzioni e alla fine i 3 vestiti sono diventati LUI.

LUI che oggi è in un sacco chiuso nell’armadio, LUI che manderò sicuramente alle missioni in Africa per donarlo a qualche sposa che magari realizzerà un piccolo-grande sogno, LUI che ancora oggi penso potesse essere perfettibile.

Cala un po’ di blues… nostalgia per quel momento prezioso vissuto con due complici d’eccezione, consapevolezza che non si può tornare indietro, lo scorrere impietoso del tempo, i cambiamenti che ho attraversato.

A.

Limite raggiunto

L’universo mi sta parlando. Comincio a credere nel destino o a un disegno superiore. A qualcosa che mi sta indicando la strada da seguire in questo labirinto in cui sono infilata.

Tra i segnali, ci metto i meme, gli scritti che trovo da leggere, le battute, i consigli richiesti e non richiesti, le domande sulla mia salute, la preoccupazione di mia madre, gli sguardi e le parole di chi mi vuol bene.

Proprio ieri mi è stato detto da una persona autorevole: adesso il tuo compito è andare per il mondo, uscire e prenderti le coccole che ti meriti. Adesso, DEVI farti coccolare. Tocca a te.

Ho sorriso e mi sono presa l’impegno di accontentarlo… perché ne ho proprio bisogno. Ne ho voglia. Me lo merito. Mi serve. Mi aiuta. Mi gratifica. Mi fa sentire amata e accolta. Mi fa sfogare. Mi fa sentire cercata.

Perché sono una brava persona. Perché sono una bella persona. Perché son buona. Perché sono sofferente. Perché mi sento spenta a tratti. Perché sono stanca morta col fisico in crollo verticale (ah l’anzianitudine!). Perché sono un’aquila e non un pollo (magari!). Perché mi devo voler più bene. Perché merito rispetto. Perché… SONO IO CAZZO….

E ancora, questo universo ruffiano, proprio oggi, mentre incassavo una delle mille frustrazioni quotidiane, mi ha fatto imbattere in questa frase che calza proprio a pennello:

Nel rapporto con gli altri chiediti sempre “se vale la pena”. Se vale la pena aspettarli, comprenderli, capire i loro silenzi. Giustificare i loro comportamenti, i loro allontanamenti. Chiediti fino a che punto sei disposto ad accettare tutto ciò. E non c’entra il bene che vuoi loro. È che tutto ha un limite.

Ecco… limite raggiunto.

Si facciano avanti solo donatori di coccole professionisti, grazie.

Arianta.