The Last Dance

Ho appena finto di vedere The Last Dance. È andato giù tutto d’un fiato.

Guardando le dieci puntate, sono riaffiorati tanti ricordi. Erano anni che non vedevo e sentivo parlare di pallacanestro. Dalla mia prima vita.

Ricordo come mi sono avvicinata al basket. Tu avevi questa passione e, diciamocelo, eri anche bravino. Cominciai a seguirti e a vedere le partite. In tribuna, facevo domande (anche stupide) a tutti per capire le regole, quale fosse la tattica giusta.

Scoprii che vedere una partita di basket era assai più divertente del calcio. Più dinamica, c’era più scontro fisico. Quando poi la partita era tirata, era un’altalena di emozioni forti e veloci che ripartivano ogni 24 secondi. 40 minuti di giostra.

Rivedere The Last Dance ha aperto lo stargate; rituffata in quel mondo e in quel vocabolario che col tempo avevo imparato a conoscere e riconoscere sul campo: passi, tre secondi, antisportivo, blocco, pick&roll, doppia, sfondamento, tecnico, play off, taglia fuori…

Mi sembra lontano anni luce. Dopo una stretta allo stomaco iniziale, sono riuscita a godermi tutto d’un fiato questo ritorno al passato senza sanguinare dal dolore e versare calde lacrime. Segno del tempo che passa.

The Last Dance mi ha ricordato i personaggi di cui sentivo sempre parlare e che vedevo un tv con te accanto. Era bello vedere le partite insieme, commentarle, invitare gli amici e accompagnarle ad una cenetta improvvisata.

Ma soprattutto mi ha ricordato di quando decisi di leggere il libro di Phil Jackson Piú di un gioco dove, tra le altre cose, spiegava il triangolo e la sua magia. Tu volevi dormire ed ogni sera a letto, ti facevo domande per vedere se avevo capito il “giochino magico”. Rispondevi e ridevi di me, ridevamo insieme perché non capivo e tutto finiva con un: vabbè non hai capito, te lo rispiego domani!

A distanza di anni non so se ho capito davvero il triangolo e tutte le sue combinazioni. So però che ho capito la filosofia che ci stava dietro. Si vince di squadra e non da soli. Con generosità e sacrifico. Come nella vita.

Finalmente, da quel buco nero che è il mio passato, riaffiora un timido ricordo positivo. Era da tanto che lo aspettavo.

Starò guarendo? O invecchiando?

A.

The strength of the team is each individual member. The strength of each member is the team (Phil Jackson)

Lessico non più familiare

Come è andata oggi in ufficio?

Pausa caffè? Si vai, io deca sennò non arrivo a domani…

Sarò lì tra 10 minuti al massimo (cazzo, ho cannato la riunione…)

Si sorte stasera? Birretta e chiacchere?

Ehi compagno di merende preferito…alla XXX suona un gruppo ganzo, io andrei…che dici?

Prendo io la macchina! A dopo.

Metto il rossetto e esco!

C’è una sella libera per me?

Stasera mi sento zingara….

Ommioddio, guarda che ora! E domani chi si alza per andare a lavoro?

Combattiamo l’hangover con dignità e classe…

Shopping?

Mi spiace, ma oggi mi regalo del tempo per me: estetista e coccole!

Senti che buono l’odore di erba tagliata!

Certo che vengo!

Cosa porto per cena?

Che colore facciamo oggi ai capelli?

Brr… fa freschino ancora!

Modalità primavera on: tolta la maglietta della salute

Che bello vederti Diobono!!

Frasi semplici, banali, quotidiane, qualunque. E invece…non sono qualunque manco per il cazzo.

Il dolore della separazione è nulla in confronto alla gioia di incontrarsi di nuovo (Charles Dickens)

#evvivalachimica

Pronto? Ah ciao, L. Dimmi tutto! Ho qui da me il tuo computer pronto. Vieni a prenderlo? Di già? Fico! Fino a che ora ti trovo? Mah starò fino alle quattro massimo… Ok, metto le scarpe e arrivo! Bono, ciao! Ciao

Mi cambio, metto le scarpe, cerco di rendermi presentabile (al netto dei capelli bianchi senza più un verso, le sopracciglia incolte, le occhiaie, etc etc etc) infilo guanti e mascherina, giro la chiave e parto.

Prima considerazione: che flash guidare dopo un mese e mezzo!

Seconda considerazione: cavolo che giornata splendida!

Terza considerazione: quante poche macchine… si vede che la gente ha FINALMENTE capito che deve stare a casa…forse c’è speranza…

Quarta considerazione: cos’è questa sensazione che mi fa tremare le gambe? Contentezza mista a paura. Si, contentezza e paura. Porca miseria… ma si può essere contenta di sbattersi per andare a prendere un pc per lavoro di corsa? E si può aver paura per una cosa del genere? Ebbene sì, drammaticamente si. Ma il momento richiede questo.

Ci ripenso a mente fredda e mi ripeto…come un mantra (non #andrátutto bene che mi ha già stracciato le palle): respira Arianta…lenti e profondi respiri…respingi indietro il nodo alla gola…tra non molto rivedrai chi vuoi bene e lo soffocherai di abbracci e di baci…scaccia la malinconia…e ricorda: le goccioline sono nel cassetto del comodino accanto al lettoesistono ancora le benzodiazepine…

#andráanchetuttobene…ma nel frattempo…#evvivalachimica

A.

#cantstopthegiobedi

Stasera meglino.

Speciale ha convocato tutti in Zoom, mi ci son buttta e, per puro caso, mi son trovata in una estemporanea e improbabile chat con alcuni Johnnies. Grasse risate e aneddoti.

C’è chi sta imparando a suonare l’armonica e vuole suonare solo Oh Susanna e chi tanti anni fa è andato a comprarla l’armonica… salvo chiedere al negoziante una fisarmonica. Chi crea posaceneri da lampade, chi è sposo novello, chi mette sfondi strani, chi ci screenshotta.

Segue il momento ‘bollettino medico’: come stai? I vostri tutto bene? Al lavoro come funziona? Cala un po’ il buonumore perché c’è chi lo perderà (il lavoro!) e dovrà rimettersi in gioco, chi resiste ma teme la cassa integrazione, chi ancora lavora perché è essenziale.

Ma l’umore c’è, lo dimostrano gli screenshot con le faccione sorridenti. È giobedi e questo è quello che passa il convento ai tempi del Covid19. Il cazzeggio e i sorrisi ci sono.

Si spengono le videocamere e la botta di nostalgia arriva ancora più forte. Chissà quando riusciremo a riabbracciarci e quando mi farò portare a fare un bel giro in moto.

Penso alle cose serie che ci siamo detti, come sempre del resto, anche se tra una cazzata e l’altra. Le situazioni son pesanti per tutti e la lontananza non ci aiuta ad alleggerirle fino in fondo. Però ci siamo. C’è la gioia e la voglia di vedersi (anche se per pochi minuti), la leggerezza, l’arguzia, la battuta dissacrante e intelligente, la leggenda dei capezzoli, la bestemmia, il bicchierino con l’amaro, la sigaretta.

E allora tutto sommato, si.. oggi meglino.

Arianta

Dream vs Merda

Quest’anno avevo programmato di viaggiare. Con la buona M. avevamo detto di andare a New York (finalmente!), Spa , giretti in primavera…

E invece… oggi è un mese che sono piantata in casa. In totale, su 30 giorni, sarò stata fuori (e anche di corsa!) un massimo di 30 minuti e solo per sbrigare varie commissioni previste dai vari DPCM.

La mia psiche comincia a cedere. Alterno momenti di tranquillità zen, a rabbia, ansia, terrore, risate isteriche, lacrime facili, solitudine leopardiana, pigrizia…

Il fisico ha già ceduto: il colore dei capelli è sbiadito, sopravanza il bianco. Agogno la ceretta all’inguine, una manicure, una pedicure e (perché no?) anche un massaggio linfodrenante. Pulizia del viso e del corpo, un paio di fanghi, ah già, dimenticavo…LE SOPRACCIGLIA!

A volte sogno… quei viaggi che non farò, una grigliata con gli amici più cari, momenti di riconciliazione, birre ghiacciate seduti su un tiepido scalino di una chiesa con Firenze sullo sfondo, un concerto rock in mezzo alla polvere e al sudore, un giardino fresco e un gruppetto che suona buona musica.

A volte penso che dovrei scrivere il mio testamento. Lasciare il poco che son riuscita a mettere insieme a chi davvero potrebbe apprezzarlo: sostanzialmente…la mia biblioteca, la collezione di lumache 🐌 e quella di tazze mug a tema trasporti… praticamente…basterebbe un post it.

A volte penso che dovrei sterzare e cominciare seriamente a scrivere lettere, tante lettere. A tante, troppe persone. Il solo pensiero mi fa piangere. Scrivere quello che non hai il coraggio di fare o dire di persona: chiudere male rapporti, maledire e benedire, chiedere scusa, condividere pensieri, togliersi i sassi dalle scarpe, confessare l’amore e l’affetto…. e mi chiedo… perché no?

“Lettere ormai non spedite” al tempo del Covid19.

Poi, tutto d’un tratto, mi ricordo che l’anagramma di Dream è Merda e che…sì, la mia psiche sta veramente cedendo!

A.

Mantra inceppato

All shall be well… così il Signore disse alla Beata Giuliana di Norwich e così, tutti i giorni ce lo ripetiamo – come un mantra- credenti e non credenti. Arcobaleni, disegni, striscioni, bambini, video, audio, sorrisi, sguardi proiettati al futuro, flash mob, canzoni urlate alle finestre.

Ma stasera non funziona, il mantra della speranza si è inceppato; le preoccupazioni prendono il sopravvento.

Via la maschera dell’apparenza che indossiamo tutte le mattine prima del caffè. Via il finto buonumore. Via la falsa tranquillità.

All shall be well un cazzo.

Stasera, solo per stasera, non ci si crede. Da domani ci rivestiamo con la tutina della speranza. Ma stasera no, proprio no.

Troppe le informazioni e le notizie brutte. Troppi i giorni passati in casa. Troppo il sentore che “si sta avvicinando” nonostante gli sforzi. Troppe le cose da perdere, tante ancora da fare. Troppa la stanchezza e la rabbia (si, rabbia!). Troppe le domande e pochissime le risposte.

Chissà come finirà davvero questa brutta storia.

Chissà quanto ancora rimarremo a casa.

Chissà quando, cosa e come ci lascerà.

Già… chissà…

A.

P-a-u-r-a

Stasera ho paura. Anzi terrore.

Un mio amico per messaggio ha appena finito di dirmi: ehi tira fuori l’ingegnere che è in te e guarda i numeri. Ha ragione… di solito riesco a essere abbastanza razionale…. ma oggi proprio no.

Ero fuori a portare il cane a fare i propri bisogni in una piazza deserta dove la (fortunatamente poca) gente tira dritto a testa bassa e molto distante da te. Stamani è girata la notizia che sono passati a ‘sanificare’.

Il mio cervello comincia a pensare e a rimuginare sui comportamenti da tenere, sul Covid19, sullo stare a casa. Risultato? Appena rientrata alla base ho preso panno, alcool e l’ho passato ben bene sulla mia piccola Lucy: prima le zampotte, poi la panciona e infine il resto. Ho anche deciso che da stanotte lei non dormirà più accanto a me e infine, ho spruzzato in maniera ossessiva soluzione disinfettante su divani e poltrone.

Non va bene… non va bene per niente. Ne parlo in famiglia e mi sento dire la cruda verità ovvero che qualsiasi cosa si faccia non siamo mai al 100% sicuri. Ci rifletto, lo capisco, cerco di ragionare…ma niente, stasera non funziona.

Sarà colpa delle continue trasmissioni che martellano con numeri di decessi, guariti e posti di terapia intensiva mancanti. Saranno questi flashmob di gente che canta alle finestre per scacciare la malinconia e la tristezza e sentirsi accomunati da qualcosa. Sarà che non riesco a distrarre la mente con niente… ma in fondo so quale sia la mia paura più profonda.

Son terrorizzata che si ammali qualcuno vicino a me, terrorizzata di salutarlo in lacrime e stare a casa ad aspettare una telefonata, terrorizzata di non potergli stare vicino nel progredire della malattia, terrorizzata di lasciare un affetto a soffrire da solo e, nel caso peggiore, a morire da solo. Son terrorizzata che capiti a me in prima persona e che chi mi sta accanto possa vivere la stessa angoscia. E se capitasse a me… che cosa lascerei in questo mondo?

Sarà una lunga notte di pensieri. Speriamo che domani, guardando le margherite fiorite sui prati, tutto sembri meno tetro e soprattutto, che il mio cervello si rimetta nella giusta carreggiata.

In un modo o nell’altro…dovremo pur tornare a ballare e a cantare!

Arianta

Non abbiate paura del dolore, o finirà o vi finirà’ ( Seneca)

I desideri ai tempi del Covid19

In questo periodo surreale, dove le paure più profonde e irrazionali fanno da padrone, dove la clausura forzata (perché a casa ci state vero??!!) ci fa riflettere, annoiare, innervosire e smattare… vi dico – in ordine sparso – cosa mi sta salvando.

La mia famiglia: la convivenza è dura e adesso si fa sentire. Fortuna che abbiamo una casa grande con spazi sufficienti per tutti. Son comunque felicissima di essere con loro. Non avrei sopportato la lontananza.

Gli amici: riscopro il tempo (spesso troppo dato per scontato!) per chiedere un semplice “come stai?” e per interessarmi alle vite di chi mi sta a cuore. Preoccuparsi ed occuparsi di qualcuno. Ricevere dei MEME stupidini e dissacranti per affrontare con ironia questo “coronarovirus” 😂😂😂

Il mio Coro: curare i social, giocare con delle challenge a tema musicale, sentire tutti via whatsapp , organizzare delle videochat chiassose e piene di risate, provare a cantare in rete senza sentire niente e in maniera asincrona e sconclusionata…. beh… Dio benedica il giorno in cui mi sono fatta convincere ad andare alla prima prova.

La mia scuola di ballo: i giovani maestri talentuosi si danno da fare inviandoci passi, routine, playlist, link interessanti. Devo solo trovare il coraggio di provare i passi e sopratutto di farmi un video mentre ballo (no… a questo non ci arriverò).

Netflix: Dio benedica il giorno in cui ho fatto l’abbonamento.

Le Benzodiazepine. Qui c’e poco da dire. Viva viva viva la chimica!

La rete: ci fa sentire un po’ meno soli e fuori dal mondo. È l’utilizzo che ne fa l’uomo che è da rivedere. Lo strumento è in assoluto una delle migliori conquiste dell’umanità. Snapseed , Zoom, Facebook, Instagram, Whatsapp, Gmail, YouTube, Spotify, Pinterest, Canva, Hay Day, Ted Talks…giusto per cominciare!

Le delusioni: mai come in questo momento si tocca con mano la caratura umana di chi ci circonda. Questo periodo svelerà senza alcun dubbio chi ha diritto di essere chiamato amico, chi conoscente e chi non ha diritto di essere chiamato proprio. Si prevede una revisione delle priorità degli affetti.

I sogni: oggi, mentre stiravo (si avete sentito bene…vi dovrebbe far capire quando labile sia la mia condizione mentale!) ho messo in fila cosa farò quando tutto questo sarà finito: Pulizia dei denti, taglio-colore-piega, una settimana in un centro estetico, dieta ferrea, un nuovo tatuaggio, e poi…. uscire almeno 2 volte a settimana a sentire musica dal vivo, non saltare più un giobedi con i miei cari Johnnies, cantare col coro e ballare boogie-woogie, pensare seriamente alla moto e acquistare una casa, la MIA casa.

E così mi salvo, dalle ansie quotidiane e notturne, dalle lacrime di rabbia, dalla voglia matta di uscire e abbracciare gli amici, dalla solitudine, dalla delusione, dalla rabbia, dall’impotenza, dalla fragilità.

E siccome scrivere sento che mi fa bene, ricomincerò ad essere più presente in questo angolo di etere.

A presto! Arianta.

E…5,6,7 e 8

Mi son fatta convincere a iscrivermi a una scuola di ballo. Beh…francamente non c’è voluto molto…

No… non il solito latino americano ideale e consigliato per trovare un partner (che male non farebbe). No… niente tango sensualissimissimissimo. Vista la tenera età e l’insensatezza che mi contraddistingue… sono ufficialmente una boogaiola.

Bounce! E… tá-tá- táttatá-táttatá! Cambio dama! Triplo step! E… cinque, sei, sette, otto! Ballo libero! E cosí scorre l’ora d’aria che mi sono concessa in cui il mio cervello si sconnette e si proietta nel boogie woogie.

Partita un po’ scettica, adesso…mi diverto come una matta, rido, scherzo e per un’ora, la fatica della giornata scompare mentre zompetto con giubilo e gioia cercando di sembrare leggiadra con scarsi risultati.

Il prossimo passo è abbandonare la timidezza e buttarsi a ballare nelle serate danzanti. Agguantare ballerini a caso, uscire dalla mia zona di comfort e via, contando in 6 fino a fine serata. Comprarsi vestiti estrosi e frivoli. Mettere su un bel rossetto rosso che incornicia un sorriso a 40 denti.

Anche questo è la vita 2.0. Anche questo è un mattoncino per “andare oltre”. Anche questo è (forse) un po’ fuori tempo. Per alcuni potrò essere anche patetica…ma sai cosa? CHISSENEFREGA!

Arianta

Dovremmo considerare persi i giorni in cui non abbiamo ballato almeno una volta.

(Friedrich Nietzsche)

Buona strada Johnny

E così te ne sei partito.

Non ho avuto cuore per l’addio di persona. Li odio. Però….

Però mi mancherai, e tanto.

Mi mancheranno le serate a teatro dove il quarto d’ora accademico non viene rispettato. (Che inciviltá!!)

Mi mancherà la cenetta improvvisata.

Mi mancherà la tua sella per la Coppa Cobram.

Mi mancherà ballare con te in maniera smodata.

Mi mancheranno le tue coccole.

Mi mancherà il tuo essere terrone e prenderti in giro per quello.

Mi mancherà il tuo cervello, la tua intelligenza e la tua arguzia.

Insomma… un bel po’ di cose mi mancheranno.

Ma SO che starai bene. SO che andrai alla grande e SO che ti abituerai piano piano al cambiamento.

Ammiro il tuo coraggio nel cambiare e vorrei averne un po’ anche io e spero che in questo tu mi farai da maestro.

Buona strada Johnny.

La tua A.