L’altalena

Mi è sempre piaciuta l’altalena….l’ho sempre di gran lunga preferita allo scivolo o al girello!

L’altalena è un po’ una metafora della vita; sicuramente della mia, così piena di cose (belle e brutte) amplificate a dovere dalla mia cifra caratteriale e dall’impegno che ho con me stessa nel cercare di non essere MAI tiepidi.

Il bello dell’altalena è prendere la rincorsa con un bel colpo di reni per volare sempre più in alto. Guardare il cielo sereno e sentirsi le gambe leggere. Tenersi forte alle catene per non cadere e sentire il vento sulla faccia. Ancor più bello quando qualcuno ti dá una spintarella, ti aiuta a non faticare e ti lancia sempre più su perché in te ci crede perché ti vuole un gran bene e ha ha cuore il tuo ben-essere.

Prima o poi però…bisogna scendere; spesso, per dispetto, qualcuno ti aggancia per disturbare la tua corsa, ecco il mal-essere. Il moto diventa irregolare e si comincia a oscillare di lato, si ondeggia senza senso e sei costretta ad arreggerti ancora meglio per la paura di battere una sonora culata in terra. Maledetti dispettosi!

Vorrei continuare ad andare in alto sorridendo e tornare indietro a prendere la rincorsa verso nuove ed esaltanti avventure, incontro a novità importanti, a progetti da portare avanti, all’amore, all’amicizia profonda, al rispetto, a tutto quello che mi rende felice e serena. Ondeggiare con i capelli scompigliati senza limiti di tempo e di spazio.

E invece… troppo di frequente trovo limiti e inibizioni alla mia corsa… persone, cose, casi della vita…. #cheppalle si può dire?

Cosí finisce miseramente la poesia dell’altalena che diventa solo una continua, fastidiosa, monotona e sfiancante oscillazione…dalla fiducia alla sfiducia, dalla gioia alla tristezza, dalla contentezza allo scontento, dal vigore alla stanchezza, dalla serenità al giramento di coglioni.

Sarà perché non siamo più bambini? Perché i pensieri fanno da padroni? Perché la vita ti mette continuamente alla prova? Perché sei circondato da persone che ti frenano?

Forse…basterebbe semplicemente il coraggio di fermarsi, scendere, con calma dignità e classe mandare affanculo un po’ di persone e situazioni, andare a cercare un’altra altalena libera nel giardino accanto.

Perché ci deve essere per forza, in qualche bel giardino fresco, la mia altalena libera con accanto qualcuno che ti aspetta col sorriso sulle labbra che ti dice: ehi, dove eri finita? Son qui per spingerti un po’ in alto. Che stavi aspettando? Giocherei un po’, scenderei e direi: dai, adesso tocca a me spingere un po’, monta su!

Per forza.

Ci deve essere.

Non per poco ma per sempre.

Ci deve essere perché cazzo….ME LO MERITO!

A.

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Il prato

E niente.

Ho provato a scrivere ma non riesco. Ne sento il bisogno ma non riesco. Troppo rumore di fondo, troppa confusione in testa, pochissima lucidità, troppi pensieri da sbrogliare.

Stasera riesco solo a pensare a questo dialogo:

“Nonna, ti fa caldo? Aspetta che ti aiuto col ventaglio…. nonna…perché ti lamenti?”

Perché vorrei essere in un bel prato al fresco… a sventolarmi da me!

E non c’è proprio niente da aggiungere…ha ragione da vendere. E basta.

A.

A Morte Devagar

In questi giorni, dove tanto ho sentito parlare di morte…. mi è tornata in mente questa poesia che spesso (sbagliando) dicono sia di Pablo Neruda. E invece NO! L’ha scritta una donna, Martha Medeiros e a me piace rileggerla con voi…

Lentamente muore

chi non capovolge il tavolo,

chi è infelice sul lavoro,

chi non rischia la certezza per l’incertezza

per inseguire un sogno,

chi non si permette

almeno una volta nella vita

di fuggire ai consigli sensati.

Lentamente muore chi non viaggia,

chi non legge,

chi non ascolta musica,

chi non trova grazia in sé stesso.

Muore lentamente,

chi distrugge l’amor proprio,

chi non si lascia aiutare.

Muore lentamente,

chi passa i giorni a lamentarsi

della propria sfortuna o della pioggia incessante.

Lentamente muore,

chi abbandona un progetto

prima di iniziarlo,

chi non fa domande

sugli argomenti che non conosce,

chi non risponde

quando gli chiedono

qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi,

ricordando sempre che essere vivo

richiede uno sforzo

di gran lunga maggiore

del semplice fatto di respirare.

Soltanto l’ardente pazienza porterà

al raggiungimento

di una splendida felicità.

Arianta

La spalla che manca

Questo è un non-luogo pieno di persone.

Un luogo sospeso nel tempo dove si sente palpabile la preoccupazione, l’ansia, la scomodità, la fatica, la noia, l’impotenza, l’arrendersi all’evidenza, la rassegnazione.

Luci al neon, sedie fredde e scomode, un rumore continuo, fastidioso, tondo, ripetitivo che viene dall’impianto di areazione.

Tutti abbarbicati al cellulare, un barbone che dorme disteso, una bambina che gioca con la mamma, la macchinetta del caffè che ogni tanto si attiva, il distributore mezzo vuoto, gli odori del cesso che si chiude male, il sudore addosso a chi è uscito di casa di corsa con la prima cosa messa. Io, animale raro, con un libro in mano.

Alcuni si parlano, altri vanno fuori a fumare, altri chiedono all’accettazione se il signor… è stato visitato.

Io son qui che attendo, con pazienza. Mi stupisco della calma che riesco a tenere in queste situazioni… e la mente, torna indietro nel tempo. A quella sera di tanti anni fa; stessa situazione, in attesa del responso.

All’epoca ero sposata ma mio marito non era con me. Mi ricordo solo di averlo chiamato per avvertirlo e perché avevo bisogno che fosse lí… il dopo l’ho rimosso…non ricordo se mi raggiunse o, anche allora, abbia marcato visita.

Passano gli anni, si recita lo stesso soggetto. Cambiano gli attori ma la trama è la stessa. Ed io sento sempre il bisogno di qualcuno cui appoggiarmi, anche solo con un messaggio di fortuna per scacciare la solitudine e i brutti pensieri, i presentimenti, la certezza che da ora non sarà più come prima.

Ci sono gli amici, che non vengono meno a questo appuntamento ma manca sempre la presenza di quella spalla forte che ti sostiene e su cui puoi posare la testa e ricevere una carezza di conforto; non fa cambiare di una virgola la situazione, ma la rende meno triste. La croce si alleggerisce perché la si porta un po’ per uno, insieme. E un po’ mi incazzo con la vita perché questo credito sta aumentando e vorrei riscuoterlo.

Passano le ore, arriva il responso. Niente sarà più come prima, già si intuiva.

È il ciclo della vita, ti ripeti. Non si può fermare il vento con le mani. Prima o poi doveva succedere. Non devi piangere, sii forte. Abbi fede, andrà tutto come deve andare.

Adesso c’è solo da aspettare. Sperare che nonna ci stupisca sempre di più e che ci vada allegramente in culo; che riacquisti il suo spirito combattivo e che continui a dispensarci perle di saggezza.

Per adesso, tornate a casa, vedo una anziana disorientata che stento a riconoscere come mia nonna, una madre-figlia spaventata e preoccupata e una me-nipote calma, stanca e sola.

E non rimane che dormirci su.

A.

Confidenze

Il Giovane Holden è sempre stato ricca fonte di ispirazione e saggezza.

Passata la nottata del giorno-uguale-a-quegli-altri-ma-comunque-meno-uguale-perché-si-deve-per-forza-festeggiare, pena la tristezza assoluta che ti pervade.

Passata la mezzanotte dove ti trovi su un balcone a bere spumante, guardare scoppiare i botti e abbracciare chi hai intorno col miglior sorriso in dotazione.

Passata la mezz’ora a mandare messaggi e rispondere a quelli ricevuti, sbirciando tra storie Instagram e Facebook aspettando il messaggio che proprio non arriva.

Mentre vivi tutto questo… fai bilanci un po’ alticci e poco veritieri; nella tua mente emergono desideri mai espressi e ti rode dentro la consapevolezza (e anche piaga) di non avere (più) nessuno di così importante con cui condividerli. Tipo: “adesso vorrei tanto…”, “sai che mi piacerebbe?”, “che sogno sarebbe..”, “ci andiamo?”, “lo facciamo?” e così via….

E ripensi a quando hai avuto la possibilità di farlo. Magari non hai mai esaudito nessuno di quei desideri o sei stata così imbecille da non esprimerli pur avendone la possibilità…ma la sola idea del non poterlo fare… rende tutto ancora più struggente.

E quindi…proprio come scriveva il buon vecchio J.D.Salinger…oggi, primo dell’anno duemiladiciannove, mi sento esattamente così:

«È buffo. Non raccontate mai niente a nessuno. Se lo fate, finisce che sentite la mancanza di tutti».

Felice 2019. A.

L’anno che è stato

Son veramente circondata da belle persone.

Le festività per noi afflitti dal Xmas blues – si sa – sono delle brutte bestie. Facciamo il countdown per l’Epifania che – se Dio vuole – tutte le feste se le porta via... Dal 24 dicembre comincia un periodo di ‘sopravvivenza’ che ci deve portare fino al 7 gennaio il più possibile indenni. Spesso vorremmo prendere un medicinale miracoloso che ci fa addormentare la vigilia di Natale e risvegliare la sera della Befana ma… pare non esista in commercio e tocca adattarci.

Quest’anno mi immaginavo tutt’altro (dovresti averlo capito che vive bene solo chi non ha aspettative, cara la mia zuccona Arianta!) e, come sempre, niente è uguale alle attese.

MA… giusto oggi ho giocato con le foto del mio telefono, sono andata a rivedermi nei mesi passati. Sono rimasta stupefatta dalle tante cose fatte e vissute, dalle tante novità, dalle nuove persone che si sono affacciate sul mio cammino e che son sempre qui. Magari non quando vorrei, ma ci sono. E sono belle. Belle nella loro genuinità, nella loro allegria, nella loro attenzione per me, nel tempo prezioso e bello speso assieme, nelle esperienze fatte in comune. Trovo foto cariche di sorrisi e leggerezza, momenti che vanno ricordati più spesso. Ho provato a metterle in fila e non sono riuscita a sceglierne 12 ma molte di più…

Gennaio: una maglietta lanciatami dal palco al concerto dei Vampiri in una serata stra-divertente dove ha preso forma il personaggio della Ciottini.

Febbraio: una festa di compleanno di una bella bambina, la festa per due cari amici che hanno vinto il precariato guadagnandosi sul campo (e con onore) un contratto a tempo indeterminato, un concerto divertente con amici.

Marzo: il pranzo di preparazione con i miei Pillottari, il concerto di Bob Dylan – regalo per il 50esimo di una cara amica.

Aprile: a Bologna per rivedere Roger Waters, giocare a fare le signore per la Corsa dell’Arno.

Maggio: il compleanno festeggiato con gli amici nati lo stesso giorno o giù di lì come da un po’ di anni a questa parte.

Giugno: il Firenze Rocks e la sua esaltante preparazione, il mio divorzio, il mio primo giobedi.

Luglio: l’acquisto inderogabile del casco, una calda serata in Santo Spirito con un amico, i Rock in 1000, una trasferta a Milano per Robert Plant condita da un viaggio in macchina piacevolissimo.

Agosto: serate nei locali all’aperto sempre in cerca di musica e birra ghiacciata, un matrimonio atteso e felice.

Settembre: la DGR, i Johnnies, le prove del percorso, una festa allegra e foto con un turbante imbarazzante.

Ottobre: il mio primo ride.

Novembre: aperitivi e cene intime con gli amici di sempre, un amico ritrovato dopo 20 anni e la certezza, che poco sia cambiato nel profondo.

Dicembre: il canto, il mio Coro, le mie Sisters ed i miei Brothers, la Babbonatalata.

In mezzo a tutto questo, tanti altri incontri – scontri, un lavoro un po’ asfissiante e pesante, delle vacanze riposanti, tanta tanta tanta musica, tanto affetto, tanti abbracci, tante lacrime.

Il mio cuore che batte, si ritorna alla vita piano piano…salvo poi fare dietrofront, i miei occhi felici e qualche momento di buio.

Ed oggi, proprio stasera, una cena con persone per me speciali che ormai mi hanno accolto in “famiglia”, mi scrutano attenti alle ombre che passano sul mio volto e son pronti a cazzeggiare alla bisogna o dispensare abbracci curativi.

E se mi commuovo a scrivere questo condensato di emozioni… beh… c’è poco da fare…la mia cifra caratteriale va finalmente accettata e non combattuta.

Quindi si, sono circondata da Belle Persone e forse… un po’ di merito… stavolta è anche mio!

Arianta

Frida’s Mood

Premetto che la amo; una donna Maiuscola con un vissuto fortissimo. Una vita piena di Dolore, di Amore, di Arte e di Poesia.

Da studiare, ascoltare, vedere, conoscere la sua vita. Nel 2014 sono rimasta folgorata da una mostra a lei dedicata. E stasera mi è tornata in mente questa sua poesia… beh… buonanotte…

Ti meriti un amore che ti voglia
spettinata,

con tutto e le ragioni che ti fanno alzare in fretta,

con tutto e i demoni che non ti lasciano dormire.
Ti meriti un amore che ti faccia sentire sicura,

in grado di mangiarsi il mondo quando cammina accanto a te,

che senta che i tuoi abbracci sono perfetti per la sua pelle.

Ti meriti un amore che voglia ballare con te,

che trovi il paradiso ogni volta che guarda nei tuoi occhi,

che non si annoi mai di leggere le tue espressioni.

Ti meriti un amore che ti ascolti quando canti,

che ti appoggi quando fai la ridicola,
che rispetti il tuo essere libera,

che ti accompagni nel tuo volo,
che non abbia paura di cadere.

Ti meriti un amore che ti spazzi via le bugie
che ti porti il sogno,
il caffè e la poesia.

Amen, A.