Anche meno!

Comincio a odiare questa vita multitasking.

Sempre più sollecitazioni esterne e interiori, tutte insieme senza regole, senza preavviso, senza un cazzo di ordine.

Quello tocca a me, il FARE ORDINE, il RIORDINARE, il METTERE IN FILA LE COSE che si traduce in:

Caos – ansia generalizzata – momento autocommiserazione tipo voglio scendere dalla giostraaaaaa – lacrime o depressione post analisi del caos – dormita ricaricapile – momento razionalità – ricerca degli attributi – momento della scelta.

Ora… io dico… probabilmente sono io, sicuramente le cerco col lanternino, certamente non ho la virtù della pazienza però….. ANCHE MENO andrebbe bene lo stesso.

Ecco, buonanotte (cazzo!)

A.

Annunci

Padri e padri…

Oggi festeggiamo i padri. Ho visto tutto il giorno su Facebook perlopiú foto di annata con padri giovani e figli piccolissimi. Teneritudine a pacchi.

Rifletto, penso a me e alle persone che ho vicino. Sarò un po’ dura ma…ci sono padri e padri! E poi ci sono anche i figli…

Ci sono padri che sarebbero voluti rimanere ma la vita non glielo ha concesso; ci sono figli che sono cresciuti troppo in fretta e con un gran dolore nel cuore.

Ci sono padri che lasciano le madri con sofferenza e responsabilità; ci sono figli che devono abituarsi a una vita diversa e capire che l’amore del babbo c’è stato, c’è e ci sarà comunque.

Ci sono padri che mollano e lasciano il vuoto; ci sono figli che si sentiranno abbandonati per tutta la vita anche se circondati dall’amore.

Ci sono padri egoisti e menefreghisti; ci sono figli che saranno per anni un’arma di ricatto verso la madre.

Ci sono padri che amano altre donne ma rimangono lo stesso, perché i figli vengono prima di tutto.

Ci sono padri che muoiono di vecchiaia; ci sono figli che soffrono, mettono in discussione la propria esistenza, ricordano con nostalgia e a volte cambiano direzione.

Ci sono padri che non sono riusciti ad essere padri ma vogliono esserlo a tutti i costi; ci sono figli contesi che a volte hanno una seconda occasione e se ne accorgeranno maturando.

Ci sono padri che lo sono diventati per caso; ci sono figli che… beh… chi vivrà vedrà.Ci sono padri che dicono di voler essere padri ma fanno di tutto per non esserlo; ci sono figli che non vedranno mai la luce.

Ci sono padri rimasti bambini e ci sono figli che cresceranno assieme al padre.

Ci sono padri che sono Uomini; ci sono figli che avranno sempre un palo a cui appoggiarsi nonostante tutto.

Ci sono Uomini che non sono padri ma lo vogliono; ci sono figli che saranno adottati, accolti e amati.

Ci sono padri come il mio… intelligenti, complicati, fragili e cazzuti; ci sono figli come me che col tempo hanno imparato ad amarlo sempre di più.

Non è la carne e il sangue, ma il cuore che ci rende padri e figli.

(Friedrich Schiller)

A.

La trave nell’occhio

Cosa è “giusto”?

Stasera vado a letto con questo interrogativo marzulliano al quale credo non esista una risposta univoca.

Forse la domanda corretta sarebbe cosa è giusto per me?

Quello che mi fa felice

Quello che mi fa star bene

Quello che mi fa dormire sonni tranquilli

Quello che mi permette di guardarmi allo specchio e riconoscermi

Quello che non mi fa sentire in colpa

Quello che mi fa sorridere

Quello che mi fa cantare e saltare di gioia

Quello che mi fa sentire a mio agio

Quello che è nella mia natura

Quello che non ti fa incazzare come una bestia

Quello che ti alleggerisce

E se la cosa giusta per me fa male ad altri?

Eh qui la faccenda si complica… ho sempre cercato equità e giustizia nelle cose, persone e situazioni ma non sempre ci sono riuscita.

In verità penso di aver fatto in vita mia anche cose che mi rendevano felice ma profondamente sbagliate perché nuocevano potenzialmente (anzi, togliamo il potenzialmente!) ad altri.

Di una in particolare non ne vado fiera ma…la rifarei senza esitare perché in quel determinato – particolare – incasinatissimo momento, mi ridava il gusto della vita presa col sorriso e leggerezza…come una domenica a sdraioni su un prato col sole in fronte.

Dovrei sentirmi in colpa: io la paladina delle cose giuste, quella dura e pura a tutti i costi, quella intransigente.

Ma stasera, con questi popo’ di blues che mi attanaglia, il sentimento prevale sulla ragione, chiudo gli occhi e spero che i sogni superino la realtà perché – a volte – ce n’è di bisogno!

A.

Bukowski’s mood

“Non ho smesso di pensarti,

vorrei tanto dirtelo.

Vorrei scriverti che mi piacerebbe tornare,

che mi manchi  e che ti penso.

Ma non ti cerco.

Non ti scrivo neppure ciao.

Non so come stai.

E mi manca saperlo”.

Hai progetti?

Hai sorriso oggi?

Cos’hai sognato?

Esci?

Dove vai?

Hai dei sogni?

Hai mangiato?”.

“Mi piacerebbe riuscire a cercarti.

Ma non ne ho la forza.

E neanche tu ne hai.

Ed allora restiamo ad aspettarci invano”.

E pensiamoci. E ricordami. E ricordati che ti penso, che non lo sai ma ti vivo ogni giorno,
che scrivo di te.  

E ricordati che cercare e pensare son due cose diverse.

Ed io ti penso ma non ti cerco”.

C. Bukowski

Joie de vivre

In questi giorni di malattia e di riposo forzato ho avuto tempo di pensare, sognare, fantasticare, guardare la tv e soprattutto leggere un libro dal titolo La Gioia di Vivere (in verità quasi obbligata da mia madre forse per compensare le atmosfere de Il giovane favoloso).

Passare quindi dal pessimismo leopardiano a uno sfrenato ottimismo (il titolo l’ho trovato quasi sguaiato) mi sembrava una cosa poco adatta a me e al mio umore ma – si sa, talvolta bisogna anche farci trascinare.

Non potevo sbagliarmi di più! Il libro, scritto da un pessimista cosmico convinto, narra la lunga e faticosa ricerca che lo scrittore ha sostenuto per trattare il tema (peraltro a lui ignoto quale fautore del bicchiere-sempre-mezzo-vuoto). Andreoli, attraverso la ricerca di alcuni personaggi ‘secondari’ che hanno contribuito al pensiero moderno – Epicuro, Platone, Seneca, Cicerone, Kant, Schopenhauer, Zola, etc. – per tesi o per antitesi, nella prima parte, ci spiega il concetto di gioia o quella che dovremmo perseguire.

Proprio oggi, mentre leggevo. Ho saputo che una amica aveva partorito. Per una nuova vita non si può che provare gioia…e invece……non ci riesco. Mi ci vogliono 3/4 giorni per metabolizzare. Magari chissà nel prosieguo del libro Andreoli mi fornirà la ricetta utile per me.

Il fatto che io non sia stata capace di generare una vita e che le speranze si stiano assottigliando, fa sí che mi manchi la proiezione verso il futuro. Lo scopo per tutti i miei sacrifici, qualcuno che porterà un pezzo di me avanti nel tempo (fosse una cellula di dna o un semplice ricordo), qualcuno che ti cerchi come se tu fossi la cosa più importante, qualcuno da proteggere fino alla morte, qualcuno (a ciclo di vita regolare) che ti starà vicino nel momento in cui dovrò abbandonare questa terra.

Dovrei imparare a essere più fatalista, ad assolvermi, a fare come il Drugo perché …IL DRUGO SA ASPETTARE, Arianta… no!

Manchi già

Lei si chiama E. e posso dire (anzi urlare al mondo) che è una delle migliori persone che ho conosciuto.

In molti non la apprezzano perché la definiscono “isterica” quando va bene e “isterica non trombante” quando va meglio.

E invece NO cazzo. Non è così!

Ho incontrato E. sul lavoro in un momento difficile della mia vicenda personale. Mi avevano appena trasferito in mezzo a un enclave corporativista dove tutti mi vedevano come la straniera, la spia, la chicazzoèquesta. Invece di accoglienza insomma, dispensavano occhiatacce e frasi sussurrate (ma nemmeno troppo) dietro le spalle.

E. era responsabile del reparto cui ero assegnata e piano piano ho imparato a conoscere quella che amichevolmente chiamano la ‘caposala’. Non sarà perfetta (e chi lo è?) ma con me si è instaurato dopo poco un bel feeling.

Mi sono trovata in modo del tutto inaspettato a confrontarmi sul lavoro con una donna intelligentissima e preparata che si fa il fegato amaro perché ha il mio difettaccio ovvero , pensare che tutti siano come lei. Quello che per lei è banale e semplice, i più non arrivano neanche a comprenderlo nemmeno se lo spieghi più e più volte con una mappa concettuale. Ed è lì che si incazza.. (sbagliando) perché non arriva a concepire come sia possibile.

E. ha degli standard lavorativi e personali molto elevati e il fatto che mi consideri un’amica ed una risorsa preziosa, non fa che inorgoglirmi.

Una leggenda metropolitana vuole che, presentando un mio lavoro ai suoi disse: e non cominciate a criticare e fare domande, perché l’ha fatto Arianta…e come tutte le cose che fa Arianta… è perfetto!

Subito i colleghi, anche con un bel po’ di invidia, me lo hanno riportato; in QUEL momento, sapere quanta fiducia e stima riponessi in ME è stato veramente commovente.

Ma domani te ne vai, cambi lavoro ed io sto già odiando il momento in cui ci saluteremo e proverò a ricacciare indietro tutte le lacrime che già adesso mi solcano le guance.

Mi mancherai E. e son convinta che mancherai anche alla quella schiera di delatori duri di cervice, che in tutti questi anni non ti hanno capita. Hanno voluto vedere solo la parte più superficiale. E ti rimpiangeranno… ma sarà troppo tardi.

Non hanno capito il senso materno con cui hai sempre tutelato tutti i “tuoi”. Li hai lasciati andare come fa una mamma con i bambini che devono imparare a camminare, salvo poi intervenire (urlando) per rimettere a posto i cocci. Li hai sempre difesi davanti a tutti (come un buon capo deve fare) e ti sei assunta responsabilità importanti. Hai sempre tenuto conto delle necessità personali di ognuno (più o meno motivate!) cercando di mantenere in equilibrio un gruppo altamente eterogeneo e poco disponibile alla mediazione.

Lato mio… beh ci siamo confidate, aiutate e supportate come potevamo. Le nostre due chiacchere quotidiane sono diventate per me un appuntamento piacevole e quasi irrinunciabile.

Odio gli addii e avevo pensato di non presenziare ai saluti…. ma, con quegli occhietti furbi, mi hai inchiodato e detto: lo so che non ti piace, ma io ho piacere che tu ci sia. Quindi… fai in modo di esserci. È dura anche per me, che credi?

Mi preparo E., e proverò a essere forte. Ma mi manchi già….e lo trovò così ingiusto…

A.

Dicono….

Sempre più spesso mi accorgo di come la visione che ho di me stessa sia molto diversa da come gli altri mi guardano e mi giudicano.

Una mia cara amica mi dice sempre: ma quando imparerai a vederti come noi ti vediamo?

Dicono che io abbia dei talenti, che sia molto intelligente, che sia sensibile e che abbia una intelligenza emotiva molto sviluppata.

Dicono che sia empatica, che – cito testualmente – l’egoismo è lontano da te come un succo di frutta da Bukowski, che sia disponibile, aperta e generosa.

Dicono che sia simpatica e allegra, una gran lavoratrice e che capisca al volo le situazioni.

Dicono che piaccio alle nonne, alle mamme e ai bambini.

Dicono che so parlare bene, che non sono una psicolabile bipolare e che viene spontaneo raccontarmi le cose più intime perché ispiro fiducia.

Dicono che i miei occhi parlano e che la mia mimica rende benissimo l’idea di cosa mi sta passando nel cervello.

Dicono che ho un sacco di interessi e che sono un ingegnere atipico; che riesco a stare con tutti a prescindere dal ceto, dal livello di studio o da qualsiasi altro stereotipo la società ci imponga.

Dicono che sono forte anche se non ne sono convinta, che il futuro che mi aspetta è lì pronto per me, che devo imparare ad avere fiducia nelle mie potenzialità e possibilità.

Dicono che scrivo bene e che dovrei pensare di fare un libro coi miei pensieri. Dicono abbia una risata contagiosa.

Dicono….tante altre cose. Già queste mi fanno arrossire e mi sembrano un’esagerazione.Ed io cosa dico?

Dico che vorrei tantissimo riconoscermi tutte queste qualità, che mi piacerebbe la gente (soprattutto quella che non mi conosce o si rifiuta di farlo) smettesse di giudicare il libro dalla copertina (il sentito dire, il vestito che indosso, quanti chili porto addosso, etc).

Dico che vorrei un’opportunitá per farmi scoprire soprattutto da coloro per i quali io sembra sia trasparente o, peggio, fastidiosa come una zanzara affamata in una notte d’estate.

Dico che mi piacerebbe una misura della qualità umana diversa e meno piccinerie e sotterfugi intorno s me.

Dico che se fosse tutto vero, sarei sicuramente piena di uomini adoranti ai miei piedi e schiere di hooligans dell’Arianta’s style.

Dico che devo smettere di cercare chi non mi vuole ma amare sempre di più chi mi cerca.

Dico che devo imparare a godere di quello che ho e smettere di alzare sempre l’asticella alla ricerca di un qualcosa che forse manco esiste.

Dico che mi devo rispettare ed amare di più.

Dico che devo credere di più ai miei amici perché VOGLIO IMPARARE A VEDERMI COME MI VEDE CHI MI VUOLE BENE PER DAVVERO.

A.