Il mio piccolo cielo

Come le stelle fisse ci sono persone che sono comparse nella mia vita e vi rimarranno per sempre. Presenze silenziose che nei momenti un po’ no sfilano nella mia mente o più semplicemente si affacciano come per dire ci sono eh?! Mi commuove sempre il firmamento luminoso che mi circonda. Gli amici con la A.

Come i pianeti ci sono persone, cose e esperienze che hanno contribuito al mio essere così… grazie alla loro rivoluzione che mi hanno gentilmente trasmesso. I miei genitori, la mia maestra delle elementari, un paio di preti illuminati, gli studi, i libri, la poesia, la musica….

Come comete ci sono persone hanno transitato per un po’ nel mio cielo e poi sono scomparse…lasciando in me un dolce ricordo. La vita, si sa, cambia e divide.

Come asteroidi ci sono persone che mi gravitano intorno un po’ a casaccio. Diverse per formazione e per carattere, senza un’orbita precisa, entrano in contatto con me e lasciano del buono ma anche (più spesso) del pocobuono, amarezza e rammarico.

Come meteoriti ci sono persone che minano (o hanno minato) la mia esistenza; elementi tossici, nocivi e pericolosi. Spesso si presentano come stelle (o io le vedo come tali) ma quando cominciano a parlare il linguaggio della cattiveria gratuita creano in me un danno quasi irreparabile. I meteoriti distruggono tutto quello che trovano per la loro strada… bisogna imparare a riconoscerli in tempo!!! In questo ahimé non sono molto arguta e il risultato è un cuoricino un po’ crettato.

I cocci rotti però possono anche essere splendidi, come insegna la tecnica giapponese del Kintsugi perché il dolore non va celato ma quasi valorizzato: le cicatrici, le ferite dell’anima sono parte di me e mi rendono un essere speciale ed unico.

E allora non rimane che riempire (con fatica) queste crepe con l’oro e mostrarle al mondo e farle brillare come quel Sole che ora non vedo nel mio cielo. Ma forse, l’errore sta proprio qui… capire che in fondo…il Sole sono io.

A.

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In direzione ostinata e contraria

Mi sono presa una pausa (e mi hanno già rimproverato!) ma avrei rischiato di vomitare un sacco di negatività e lamentazioni sparse. Il periodo non è favorevole e le congiunture astrali si sommano (eppure mi avevano assicurato che ci eravamo tolti dai coglioni il problema di Saturno…).

Ciò nonostante, si continua sempre a remare “in direzione ostinata e contraria” per citare il poeta Faber.

Oltre alla routine vi sono due, e dico ben due, novità rilevanti:

1) sono a dieta stretta

2) mi sono iscritta in piscina

Ecco… chi mi conosce sa quanto mi piaccia il buon cibo, il buon vino e la convivialitá MA, per cause di forza maggiore, sono costretta a perdere peso (il che mi farà diventare una Stratopona permettendomi di dominare il genere maschile… a breve).

La causa è semplice. Dopo tanto tribolare ho scoperto di soffrire di una forma di “apnee notturne” abbastanza importante. Cioè non solo russo come un camionista polacco ma smetto di respirare molto di frequente. Ergo, prima di attaccarmi vita natural durante a un apparecchio che mi obblighi a respirare ogni notte, ho deciso di tentare la carta “dimagrimento”.

Mi sono recata da una dietista nazista, devo totalmente cambiare le mie abitudini alimentari, cucinare cibi dal nome improponibile e rinunciare a tutti quei piccoli-grandi piaceri che la tavola (soprattutto la cucina di mia madre) mi regalava.

Orbene il primo giorno, mi preparo con pazienza e perizia il pasto. Ero sola con la mia fida Labrador Lucy (che mangerebbe il rumor dei tuoni e aspetta sempre con pazienza che caschi qualcosa dalla tavola), mi apparecchio, metto in tavola il piatto, la guardo, lei mi guarda… gira il culo e se ne va nella cuccia.

Il linguaggio non verbale del mio cane non poteva essere più chiaro…. sorrido e non demordo. Pronti, via… si comincia.

È passata una settimana. Resisto. La mia psiche sta accettando l’esistenza del miglio e della quinoa e l’assenza di una pizza capricciosa con una pinta di birra a seguire.

Ma poco importa Arianta… ricordi? Stratopona – mai più russare – riposo tutte le notti – no macchinette perverse.

In settimana cominceremo ad abbinare anche la famigerata e consigliatissima “attività fisica”. Io campionessa mondiale di lancio di coriandoli e salto dal letto al divano, mi cimenterò nella deliziosa arte dell’acquagym- acquabike- acquasonasega.

Ma poco importa Arianta… ricordi? Stratopona – mai più russare – riposo tutte le notti – no macchinette perverse.

…mi sono imbattuta in questa foto e…si, mi sento proprio come lui…un piccolo sognatore che insegue grandi obiettivi!

Ps: fossi stata io avrei aggiunto le rotelle alla moto… per sicurezza… fosse mai che col culo che c’ho casco e picchio la testa 😰

A.

Sogno di una pozza di mezza estate

Immaginate di immergervi in una pozza, bella limpida e fresca. Il sole è alto, fa caldo… c’è bisogno degli occhiali da sole perché il riverbero è troppo. Gli alberi intorno godono del vento e voi ascoltate il silenzio delle fronde.

La pozza è chiara, si vede tutto ciò che contiene. C’è vita nella pozza… pesci, girini, zanzare, alghe, voi….

Immersi godete del tutto e percepite quel sottile filo di acqua gelida che entra e che da qualche parte uscirà. Pensate alla metafora della vita di Eraclito…tutto scorre. Siete immersi in quel microcosmo e decidete di rimanerci per sempre perché in quella pozza c’è la VOSTRA vita. Ci sono i progetti, le idee, le aspirazioni, la serenità, i pesci che vi accompagnano. Alcuni rimarranno per sempre, altri scenderanno a valle, nuovi ne entreranno. Niente sarà mai uguale e tutto piano piano, avrà uno scopo.

Passano le stagioni …bene o male tutto fluisce, va, c’è una direzione e una spiegazione. La corrente gentile e garbata garantisce che la pozza sia limpida, anche quando qualcosa si muove in modo scomposto e solleva il fondale che la intorbidisce. Ma la pozza c’è…ed è viva. Voi siete vivi. Progredite.D’un tratto, non sentite più la corrente e pensate: ora tornerà, portiamo pazienza…

In poco tempo, il profumo viene sostituito dal tanfo, i pesci cominciano a scappare, altri boccheggiano. Niente è più limpido e tutto sembra decadere. La pozza è diventata stagnante. Ma è la VOSTRA pozza, avete deciso che ci vivrete per sempre. Che fare? Provate a muovervi, immergervi, spostare ciottoli pesanti perché ricominci a scorrere quella corrente che dava vita, pulizia, nitidezza e ordine. Il sole continua a picchiare, la pozza piano piano evapora e lascia solo mota. Voi siete immersi nella mota, il fango secco vi si appiccica alle mani screpolate, provate fastidio e non riuscite a muovervi. Tornerà, vi ripetete, come sempre ha fatto in passato e ridarà vita,in poco tempo.

Adesso però è un bel pezzo che non la vedete più tornare, sentite solo il fango viscido che piano piano si seccherà. Pregate e sperate che torni quella corrente benigna assieme a quella leggera brezza che vi scompigliava i capelli e spandeva i profumi. Adesso non scorre più niente e nulla è più chiaro di quel vuoto. Vi ripetete che tornerà la graziosa corrente, si tratta di avere pazienza e continuare a smuovere i sassi cementati col fango. Le rane gracidanti vi fanno compagnia ma sono insopportabili…. tornerà, la VOSTRA corrente, tornerà...

E se non tornasse? Avrete due scelte…lasciarvi morire nella pozzanghera o rialzarvi, fare un paio di metri e reimmergervi nell’altra pozza vicina che vi sta aspettando… stando attenti a non scivolare e farsi ancora più male….

A.

Libritudine

Ogni tanto mi rifugio nel rileggere alcuni passi dei miei libri preferiti che ho debitamente sottolineato in barba ai puristi.Mi stupisco nel rileggere quello che, in altre fasi della vita, mi aveva colpito talmente tanto, da sentire la necessità di appuntarmelo. Rifletto e mi specchio nel cambiamento.

I libri vanno vissuti, sfogliati, spiegazzati, sottolineati, annusati quando sono nuovi e sanno di stampa fresca. Aprire un libro nuovo e ficcarci il naso dentro…. ahhhh che goduria!

La persona che sono oggi è merito (o colpa, dipende dai gusti) anche dei libri che ho letto. Nonostante i traslochi, non ho potuto fare a meno di circondarmi dei miei libri preferiti. Cosa c’è di meglio di una sedia piena di vestiti abbarcati per far posto a un po’ di libri?! Quando ho dovuto cambiare vita, loro sono sempre stati con me. Non mi sono sentita a “casa” finché non erano sparsi e disordinati sulle librerie e sul comodino.

La mia prima professoressa di lettere al liceo una volta ci disse : leggete e se non riuscite ad andareavanti, non vi sforzate, mollate. Quel libro non è giusto per voi in quel momento. Più avanti, riprendetelo in mano e riprovate. Vi stupirete nel vedere come vi piacerà leggerlo.

Vi dirò che non c’è cosa più vera. Sperimentata con Il Maestro e Margherita. Indigesto a 15 anni, divorato a 17!

E mentre rifletto, cerco spunti, sbircio e ripenso, ne apro uno a caso e in ultima pagina m trovo questa frase da me sottolineata in tenera età: solo chi rischia è libero.

Destino beffardo! Rischio e libertà… evidentemente mi hanno sempre toccato nel profondo, anche in passato…Ma siccome si sa, niente è per caso… avrò di che pensare nella mia lunga notte.

A.

Ari-Antro

Dentro di me c’è un campanello, quel tremore alla bocca dello stomaco, che mi fa chiedere che c’è che non va?

Dentro di me c’è mezzo mondo, talmente bello e denso di emozioni, che mi sembra quasi un peccato mortale non riuscire a mostrarlo fuori. Quasi immorale non provare a esplicitarlo trovando il canale giusto. Già… il mezzo giusto…

Dentro di me c’è un quarto di mondo che cerco di nascondere disperatamente, talmente brutto e denso di emozioni e domande, perché sanguina di continuo.

Dentro di me c’è ancora un altro quarto di mondo, che riesco a tirar fuori e fa di me quel che sono.

Dentro di me c’è un sistema solare di volti e situazioni che porto sempre con me.

Dentro di me c’è un universo di vorrei, potrei, mi manchi, però non è giusto, evviva!, mi ricordo quando…, sogno di, spero che, non, mai, sempre….

Fuori di me ci sono la famiglia, gli amici, i colleghi i conoscenti, gli incontri casuali… e mi domando… speleologi ne abbiamo?

Si, servirebbe uno speleologo. Un amante delle caverne e degli antri, un curioso di cunicoli che un giorno mi dica: ehi A. voglio proprio scoprire cosa c’è nei tre quarti di mondo che non si conosce! Mi calo con la fune, caschetto e lanterna… ci troviamo laggiù!

Ecco, caro amico speleologo… quando scendi e ci troviamo (perché io non mancherò mai a quell’appuntamento), soffermati su quel tremore alla bocca dello stomaco e aiutami un po’, perché ancora… non ho capito cosa mi stia dicendo!

A.

(..) cammina piano perché, nel mio silenzio, anche un sorriso può fare rumore (…)

Anche meno!

Comincio a odiare questa vita multitasking.

Sempre più sollecitazioni esterne e interiori, tutte insieme senza regole, senza preavviso, senza un cazzo di ordine.

Quello tocca a me, il FARE ORDINE, il RIORDINARE, il METTERE IN FILA LE COSE che si traduce in:

Caos – ansia generalizzata – momento autocommiserazione tipo voglio scendere dalla giostraaaaaa – lacrime o depressione post analisi del caos – dormita ricaricapile – momento razionalità – ricerca degli attributi – momento della scelta.

Ora… io dico… probabilmente sono io, sicuramente le cerco col lanternino, certamente non ho la virtù della pazienza però….. ANCHE MENO andrebbe bene lo stesso.

Ecco, buonanotte (cazzo!)

A.

Dicono….

Sempre più spesso mi accorgo di come la visione che ho di me stessa sia molto diversa da come gli altri mi guardano e mi giudicano.

Una mia cara amica mi dice sempre: ma quando imparerai a vederti come noi ti vediamo?

Dicono che io abbia dei talenti, che sia molto intelligente, che sia sensibile e che abbia una intelligenza emotiva molto sviluppata.

Dicono che sia empatica, che – cito testualmente – l’egoismo è lontano da te come un succo di frutta da Bukowski, che sia disponibile, aperta e generosa.

Dicono che sia simpatica e allegra, una gran lavoratrice e che capisca al volo le situazioni.

Dicono che piaccio alle nonne, alle mamme e ai bambini.

Dicono che so parlare bene, che non sono una psicolabile bipolare e che viene spontaneo raccontarmi le cose più intime perché ispiro fiducia.

Dicono che i miei occhi parlano e che la mia mimica rende benissimo l’idea di cosa mi sta passando nel cervello.

Dicono che ho un sacco di interessi e che sono un ingegnere atipico; che riesco a stare con tutti a prescindere dal ceto, dal livello di studio o da qualsiasi altro stereotipo la società ci imponga.

Dicono che sono forte anche se non ne sono convinta, che il futuro che mi aspetta è lì pronto per me, che devo imparare ad avere fiducia nelle mie potenzialità e possibilità.

Dicono che scrivo bene e che dovrei pensare di fare un libro coi miei pensieri. Dicono abbia una risata contagiosa.

Dicono….tante altre cose. Già queste mi fanno arrossire e mi sembrano un’esagerazione.Ed io cosa dico?

Dico che vorrei tantissimo riconoscermi tutte queste qualità, che mi piacerebbe la gente (soprattutto quella che non mi conosce o si rifiuta di farlo) smettesse di giudicare il libro dalla copertina (il sentito dire, il vestito che indosso, quanti chili porto addosso, etc).

Dico che vorrei un’opportunitá per farmi scoprire soprattutto da coloro per i quali io sembra sia trasparente o, peggio, fastidiosa come una zanzara affamata in una notte d’estate.

Dico che mi piacerebbe una misura della qualità umana diversa e meno piccinerie e sotterfugi intorno s me.

Dico che se fosse tutto vero, sarei sicuramente piena di uomini adoranti ai miei piedi e schiere di hooligans dell’Arianta’s style.

Dico che devo smettere di cercare chi non mi vuole ma amare sempre di più chi mi cerca.

Dico che devo imparare a godere di quello che ho e smettere di alzare sempre l’asticella alla ricerca di un qualcosa che forse manco esiste.

Dico che mi devo rispettare ed amare di più.

Dico che devo credere di più ai miei amici perché VOGLIO IMPARARE A VEDERMI COME MI VEDE CHI MI VUOLE BENE PER DAVVERO.

A.