Quindici Uova…


Bravissima sei stata! Ne hai fatte quindici! E belle! Hai fatto ben quindici uova!

Quel giorno di dicembre, mi ero recata in clinica con tanta paura addosso e molta speranza nel cuore. Ero silenziosa e avevo tanti pensieri nella mente. 

Mi fanno accomodare in una stanza dove ci sono due brande abbastanza comode. Mi devo spogliare, mettere comoda, rilassarmi e aspettare. 

Il Signore può stare solo 5 minuti, la rivedrà quando abbiamo finito. Anche lui deve fare la sua parte mi dice una infermiera sorridente.

Rimango sola, mi entra freddo addosso ed entro sotto le coperte. Subito arriva la biologa che mi spiega la pratica a cui mi devo sottoporre di lì a breve, l’ispirazione ecoguidata dei follicoli. Mi rassicura: non sarà molto dolorosa stia tranquilla signora.

È il momento: l’infemriera sorridente mi viene a prendere e controlla che mi sia preparata a dovere, appena entro in sala e la ginecologa che mi ha seguito mi saluta e scherza con me mentre mi distendo su quel letto freddo e mi posiziono a scosciagalletto.

 Arriva anche l’anestesista e mi mette un’agocannula nella mano. Chiedo: A che serve? Non si sa mai, così siamo pronte anche a darle un po’ di antidolorifico se ne avrà bisogno…

Il tutto non mi rassicura ma ormai ci siamo, ho lottato e sofferto tanto per essere qui. Vedo quattro donne intorno a me. Occhi che spuntano da mascherine sterili. 

Mi concentro sul neon appeso al soffitto che emana una fastidiosa luce bianca che quasi mi acceca e un impercettibile ronzio.

Comincia il tutto; scendono le lacrime calde, copiose e silenziose. Quel letto di metallo è così freddo… mi parlano ma io non ascolto molto… penso e piango mentre aumenta il dolore che diventa quasi insopportabile. La mia mente con me è impietosa: ma è Questo il modo per avere un figlio? Non doveva essere la cosa più naturale del mondo? Dove sono le notti d’amore, i ritardi del ciclo, i test di gravidanza, le cartoline con la cicogna?

Smetto di pensare un momento e dico che sto cominciando a non sopportare più il fastidio che è diventato dolore. Prontamente mi fanno in vena un qualcosa che mi farà stare meglio. Dai Arianta, ho quasi finito…. ecco… fatto… 15! Bravissima sei stata! Ne hai fatte quindici! E belle! Hai fatto ben quindici uova!

Intanto continuo a fissare il soffitto mentre la droga che mi hanno dato fa effetto…ma fa tanto tanto freddo… anzi… tutto è freddo.

A.



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Questo è triste per davvero!


Ogni mese, all’arrivo del ciclo, si riapre una ferita. A volte meno, a volte più… ma si riapre.

Sarà perché invecchio o perché pensò troppo. Sarà perché in fondo non mi sono liberata da questo fardello. Sarà perché sono cogliona o semplicemente umana.

Girarsi indietro non si deve e in fondo non si può. Non ha senso, mai. Il nostro tempo è assolutamente ed innegabilmente in divenire. Non torna, adesso è già passato e il futuro è un’incognita. Epicuro docet.

La dicotomia tra teoria e pratica però è quella che fa la differenza. Invidio chi riesce a inscatolare le situazioni (soprattutto dolorose) e non riaprirle mai. Non tornarci sopra anche solo con il pensiero sarebbe un gran passo. Col cuore poi, sarebbe LA SVOLTA.

Ieri sera, ho avuto una piccola colica…roba di donne insomma. Risolta con un’antidolorifico in breve tempo. Durante il dolore però, i miei pensieri non erano sul ‘qui ed ora’ sul ‘come farlo passare al più presto’ ma tutti rimandavano a quel periodo quando cercavo di avere un figlio a tutti i costi.  Non per soddisfare il mio desidero di maternità ma per completare la mia famiglia; per me quindi, ma anche per lui. Ciclo ormonale, sbalzi di umore ingestibili, pratiche dolorose con un risultato alla fine deludente e lacerante. Ancora di più se penso al fatto che subito dopo (ma forse anche durante) lui se ne stava andando altrove. 

Dopo, solo un’agonia lunga un anno. La separazione, telefonate orribili tra di noi e la più infame delle lettere inviate dal suo avvocato (che credevo un amico) nella quale, oltre a dipingermi come una malata di mente – psicologicamente fragile – ingrata approfittatrice dei benefit che la sua famiglia mi aveva concesso, spiccava l’accusa di averlo costretto a subire/acconsentire a fare una fecondazione assistita. 

Dalle bugie ci si può anche difendere ma da una cosa così no. 

Una volta eliminato il senso di colpa per la mia inadeguatezza, ho deciso di mollare, di non battagliare per i miei diritti di moglie, di non ‘fargli il culo’ come tutti mi suggerivano e di accettare ogni condizione posta perché in fondo…parlavamo due lingue diverse e perché era l’unico modo per mantenere aperta una possibilità di dialogo futura con quell’uomo che ho tanto amato. Ho lasciato intatta la spalletta del mio ponte….

La mia fragilità non ha voluto lo scontro, la mia infermità mentale ha aspettato e lo ha lasciato libero nelle sue scelte, la mia ‘avarizia’ ha accettato un assegno a due soldi che nemmeno lontanamente rende equità al mio contributo all’andamento familiare e non può ripagare il dolore inferto.

Adesso cosa mi rimane… un po’ di € da donare in beneficenza (perché io quei soldi non li voglio!), un po’ di problemi fisici riferibili a quel periodo, un ex marito che non mi parla da più di tre anni, una lettera orribile che male si cancella, pensieri cattivi che non mi appartengono e la difficoltà di accettarsi e accettare di aver sbagliato a scegliere con chi passare la mia vita. 

Rimangono tanti sogni nei quali spero vivamente di rimanere vedova, un tatuaggio a forma di lumaca, delle coliche mensili condite da forti mal di testa, la certezza che non avrò figli e la difficoltà a rimettersi in gioco e provare a innamorarsi di nuovo, la mia immagine di donna e moglie parecchio incrinata e un’autostima ai minimi storici.

C’è anche del nuovo! Tante persone care e tante belle esperienze che però ancora non colmano il vuoto. C’è la voglia di ridere e divertirsi, l’interesse e la curiosità verso il diverso, la ricerca di una casa tutta per me, la fragile speranza che tutto cambi e torni più bello e splendente di prima.

Rimane un interrogativo al quale non avrò mai risposta: che moglie orribile devo essere stata per suscitare in te tanta cattiveria prima e indifferenza poi? E poi: potrò mai essere di nuovo una compagna per qualcuno?

A.

Memorie di una nipote

Caro nonno, ieri sarebbe stato il tuo compleanno e come tutti gli anni, da quando ho memoria, lo festeggio.

Prima facevamo delle gran grigliate tutti assieme con te che seduto a tavola godevi nel vederci assieme. Il cibo non era mai abbastanza perché tu, come la nonna, avevi patito la fame e le tavole con poco pane e poca acqua erano brutte da vivere. Brontolavi sempre la nonna perché “era pochino” e insistevi perché si mangiasse fino allo sfinimento.

Di te ricordo tante cose…belle, bellissime. Magari non sarai stato il nonno perfetto ma eri il MIO  nonno e tanto mi bastava.

Mi hai insegnato a innestare le piante a spacco e, dopo pranzo, nonostante la terra chiamasse, passavi un po’ di tempo a giocare a scopa con me che – ancora 5enne- imparavo a fare le somme fino a 10.

Mi hai portato nel campo con te, sul trattore, hai colto la frutta per farmela mangiare lí per lí. Spesso quando tornavi per fare la colazione mattutina, tiravi fuori dalla tasca del tuo grembiule una manciata per me (more, sorbe, ciliegie…).

Eri ossessionato quando mangiavamo una fetta di prosciutto crudo…perché potevamo strozzarci (e brontolavi la nonna e la mamma perché non ci ‘badavano’ a dovere), ansioso quando andavamo in bicicletta e quando – già  grandi – partivamo per le vacanze da soli.

Quella volta che mi punse una vespa su un piede!! Cominciai a piangere ed eravamo vicino alla vecchia tinaia. Portavi sempre la falce attaccata alla cintura. Vedo, mentre piango, che prendi questa falce, la passi sotto l’acqua e corri verso di me. In quel momento ho creduto tu volessi tagliarmi il piede e ho strillato come un’ossessa. Invece… volevi solo mettere a contatto col mio piede una cosa fredda perché il dolore passasse 😂.

Ricordo le notti in cui abbiamo dormito assieme e giocato nel letto a fare il “lucertolone”, quando ti alzavi e d’estate ci lanciavi dalla finestra l’acqua sghignazzando perché rimanevamo a chiacchere sotto la tua finestra, quando ingaggiavi la lotta senza quartiere contro i calabroni, quando ti abbiamo attaccato gli orecchioni, quando mi portavi al lavoro con te a vendere ortaggi e ti scarabocchiavo tutte le buste di carta gialla.
La preparazione della caccia, i funghi, tutti gli animali che ti ho costretto ad accudire (persino il maialino d’india che avevo visto alla Festa dell’Unitá!!).

Ricordo i tuoi occhi, la tua risata, i tuoi moccoli, la tua passione per la brillantina e per la musica (Riccardo Fogli il tuo preferito), le tue mani ruvide che mi grattano la schiena e il tuo chiamarmi mimma. La tua commozione il giorno della mia laurea e del mio matrimonio, la nostra ultima telefonata…

Sono stata davvero baciata dalla fortuna e so che ogni tanto mi guardi e sorridi! Buon compleanno Nonno.

A.

Il dimenticatoio 


Sono seduta su una sedia in ufficio. Non riesco a muovermi. Mi scoppia la testa. Il raffreddore e la tosse (coadiuvata dalle sigarette) non aiutano…

I miei pensieri spaziano dall’elenco delle telefonate che devo fare, alle riunioni da programmare e che non vorrei assolutamente fare, alle attività extra che mi aspettano, a quel sogno vivido come non mai che ho fatto stanotte e che mi ha sconvolto la giornata.

Penso a chi vorrei vedere e sentire e a chi non vorrei sentire più. A chi mi ha fatto del male gratuitamente e a quelli a cui l’ho permesso altrettanto facilmente. Penso anche al male che ho fatto io.

Le tempie pulsano, continua la frenesia dei messaggi di lavoro su whapp, gli occhi si appannano, le lacrime salgono ma non devono scendere. 

Prendere un caffè? Un antibiotico? Un ansiolitico? Fumare un cicchino? Piangere un po’? Scappare a casa a tentare di dormire e ricaricare le pile? Come si fa… c’è tanto, troppo lavoro da fare…ho promesso a troppe persone che avrei fatto…

Ecco il groppo, puntuale come sempre e che puntualmente si scioglie se piangiamo. 

NO! 

Rifletto, respiro, cerco di dire al mio cuore di smettere di martellare nel petto. Cerco di individuare il problema, la paura recondita che si nasconde dietro a questo caos.

Eccolo…Il dimenticatoio…

La paura di essere dimenticata dalle persone che ho amato e conosciuto. La paura di non aver lasciato traccia del mio percorso e di essere ricordata per quella che non sono.

Già…il fatto che non si può piacere a tutti ormai dovrebbe essere assodato…. ma non piacere alle persone che hai amato in qualche forma.. beh implica il rifiuto e il dimenticatoio… e fa male assai.

Scrivo e mi alleggerisco… amici che mi passano a trovare e mi allungano un caffè con taaaanto zucchero. 

Dimenticatoio e Dolcezza. Ecco. 

A.

18 Luglio 2006 – 13 Giugno 2017

E con te se ne va un altro pezzettino ci cuore…

Stasera piango te. Alle 7.00 stamani mi è arrivato un laconico messaggio, spero tu non abbia sofferto e che tu sia stato amato da tutti quando io non c’ero più.

Ti ho dovuto lasciare 4 anni fa. Ti ho sempre pensato. Sei stato la mia compagnia nei momenti più tristi e nella mia profonda solitudine. Un bordino caldo per la mia anima.

Sei stato un cane agitato, simpatico, testardo, pasticcione, disobbediente, scalatore e nuotatore, mangiatutto, birichino, abbaione, amante delle coccole, grande scavatore di buche.


Ricordo ancora quando cercavi di seppellire il tuo osso finto sul parquet in casa; le buche non venivano? Allora spostavi col muso le tende in silenzio e con circospezione per nascondercelo. Nessuno doveva vederti! Eri così buffo!!! 

Quando saltavi e staccavi le nespole dall’albero… quanto ti piacevano… 

Quando ti chiudevamo fuori e abbaiavi incessantemente perché volevi entrare in casa, facendo incazzare tutto il vicinato.

Quando camminavi sulle Dolomiti col tuo fazzoletto rosso al collo. Andavi avanti ma… finché non arrivavo, non ripartivi. Mi aspettavi…sempre!!

Quando non volevi montare in macchina perché ti dava noia, la tua paura del vuoto, la tua prima volta sulle scale mobili e al ristorante nella nostra mini vacanza in Umbria.

Quando sei scappato e hai fatto una notte fuori casa. 

Quando S. ha deciso di castrarti.  E ti fotografavo dicendo che eri un cane spallato.

Quando ti ho beccato a masturbarti con una coperta credendo che ti fossi ferito.. che imbarazzo quella telefonata al veterinario.

Quando beccavi i forasacchi e si doveva fare le corse per levarteli.

Quando tornavi profumato dalla toilette dopo aver fatto fare il bagno a quella povera ragazza che ti doveva lavare e asciugare.

Quando riportavi la Palla e i legni.

Quando mi stavi accanto sul divano a vedere la TV col caminetto acceso.

Quando appoggiavi il tuo testone sui miei piedi incurante dell’afa. 

Quando godevi facendo il bagno nelle vasche all’orto e dormivi sotto lo split dell’aria condizionata. 

Ieri sera tornavo a casa, ascoltavo la musica e mi sono ritrovata a piangere senza motivo; era la stessa ora in cui tu te ne andavi. Anche se una coincidenza, credo sia una bella coincidenza. 

Sarai sempre con me Pedrone e scusami se ti ho abbandonato. Spero tu non ti sia accorto della mia mancanza.

Arianta

30 Day Writing Challenge – DAY 19

Come è strana la vita…

Ricordo ancora quando ho incontrato il mio primo amore, quello con la A maiuscola; ero in fila alla mensa universitaria con gli amici di sempre…passa un tizio…alto alto e robusto, camicia a quadri, zaino Invicta in spalla, capelli lunghi e barba incolta.

Un mio caro amico (per il quale avevo anche una cottarella) lo ferma e gli chiede: Oh L., come è andata Scienza? Lui, stralunato ma felice, dice di essere passato e se ne va di corsa. E chiedo? Quello chi è? E mi rispondono in coro: Il L.!! Un ragazzo ammodo!

Lo rincontro in facoltà, complici questi amici in comune; alla fine ci troviamo a pranzo allo stesso tavolo quasi tutti i giorni e a frequentare assieme l’entusiasmante corso di Litologia e Geologia. Da lì in poi, come sia partita non lo so. Ricordo – e ne ridevamo spesso – che un sabato sera mi arriva una sua telefonata per andare al cinema. Io, pronta per andare a ballare con le mie amiche, lo rimbalzo (vuoi mettere la differenza di divertimento? penso tra me e me). Sento che ci rimane male e per rimediare gli dico: dai, andiamo domani!

L’indomani ci siamo visti ma al cinema non ci siamo mai arrivati. Dopo…solo 15 anni assieme di cui 10 di matrimonio.

Non ricordo altro. Da quando te ne sei andato e mi hai cancellato dalla tua vita sostituendomi con altre, non riesco più a recuperare i momenti felici nei cassetti della memoria. Dice che sia normale, che sia un meccanismo di autodifesa…Sarà…ma non ci sono più momenti belli. Solo gli ultimi 3 anni di delusioni, rabbia inespressa, patimento, lacrime, rammarico, sensi di colpa e di inadeguatezza, le ferite da leccare, una quotidianità da ricostruire ma soprattutto…incredulità. Il Mio S. non è questo, mi ripetevo. Poi, i fatti hanno parlato e ho dovuto scontrarmi con la realtà e con l’immagine sbagliata che mi ero fatta di te. La difficile gestione del fallimento e dello sbaglio madornale….

Son arrabbiata con te, ci avevo investito tanto…tutto; ho cercato di lasciarti comunque libero nelle tue scelte.Ti ho aspettato, non battagliando con gli avvocati e accettando tutto quello che volevi. Avevamo fatto una promessa. Tu mi avevi fatto una promessa. Anziché accompagnarmi nella tua scelta e aver cura di me con responsabilità (le scelte si fanno ma ci si assume anche le responsabilità!) ed aiutarmi a superarla, sei sparito e hai tirato fuori una cattiveria inaspettata e gratuita, quasi come se fosse colpa mia o dovesse essere colpa mia per forza… Magari, preso dalla tua nuova vita non ti sei nemmeno accorto di quello che hai fatto…o forse si. Mi hai ‘semplicemente’ scritto che ti ho rovinato la vita e dipinta come una malata di mente (si, soffrivo di attacchi di panico ed erano limitanti, ma lo erano in primis per me!) e probabilmente hai convinto i tuoi e i tuoi amici di questa verità. Adesso quello che pensi di me è evidente, ma per tutto questo astio, devo essere stata veramente una moglie orribile.

Non ho comunque reagito nella speranza, magari tra tanti tanti anni, di poter recuperare un qualche rapporto con la persona con cui ho condiviso metà della mia vita.

….Quanto è lontana adesso quella timida telefonata di quel sabato sera invernale….

Spesso mi trovo a dire alle amiche sai? se fosse morto sarebbe meglio; almeno avrei i bei ricordi e mantenuto integra l’immagine del mio Amore con la Amaiuscola. Poi mi dico che queste cose non le devo neanche pensare perché il male non si augura a nessuno…

Come è strana la vita….nel giorno in cui dovevo scrivere del mio primo Amore, il mio primo Amore ha fissato la data per firmare la nostra separazione il prossimo 4 maggio…..


A.