Manchi già

Lei si chiama E. e posso dire (anzi urlare al mondo) che è una delle migliori persone che ho conosciuto.

In molti non la apprezzano perché la definiscono “isterica” quando va bene e “isterica non trombante” quando va meglio.

E invece NO cazzo. Non è così!

Ho incontrato E. sul lavoro in un momento difficile della mia vicenda personale. Mi avevano appena trasferito in mezzo a un enclave corporativista dove tutti mi vedevano come la straniera, la spia, la chicazzoèquesta. Invece di accoglienza insomma, dispensavano occhiatacce e frasi sussurrate (ma nemmeno troppo) dietro le spalle.

E. era responsabile del reparto cui ero assegnata e piano piano ho imparato a conoscere quella che amichevolmente chiamano la ‘caposala’. Non sarà perfetta (e chi lo è?) ma con me si è instaurato dopo poco un bel feeling.

Mi sono trovata in modo del tutto inaspettato a confrontarmi sul lavoro con una donna intelligentissima e preparata che si fa il fegato amaro perché ha il mio difettaccio ovvero , pensare che tutti siano come lei. Quello che per lei è banale e semplice, i più non arrivano neanche a comprenderlo nemmeno se lo spieghi più e più volte con una mappa concettuale. Ed è lì che si incazza.. (sbagliando) perché non arriva a concepire come sia possibile.

E. ha degli standard lavorativi e personali molto elevati e il fatto che mi consideri un’amica ed una risorsa preziosa, non fa che inorgoglirmi.

Una leggenda metropolitana vuole che, presentando un mio lavoro ai suoi disse: e non cominciate a criticare e fare domande, perché l’ha fatto Arianta…e come tutte le cose che fa Arianta… è perfetto!

Subito i colleghi, anche con un bel po’ di invidia, me lo hanno riportato; in QUEL momento, sapere quanta fiducia e stima riponessi in ME è stato veramente commovente.

Ma domani te ne vai, cambi lavoro ed io sto già odiando il momento in cui ci saluteremo e proverò a ricacciare indietro tutte le lacrime che già adesso mi solcano le guance.

Mi mancherai E. e son convinta che mancherai anche alla quella schiera di delatori duri di cervice, che in tutti questi anni non ti hanno capita. Hanno voluto vedere solo la parte più superficiale. E ti rimpiangeranno… ma sarà troppo tardi.

Non hanno capito il senso materno con cui hai sempre tutelato tutti i “tuoi”. Li hai lasciati andare come fa una mamma con i bambini che devono imparare a camminare, salvo poi intervenire (urlando) per rimettere a posto i cocci. Li hai sempre difesi davanti a tutti (come un buon capo deve fare) e ti sei assunta responsabilità importanti. Hai sempre tenuto conto delle necessità personali di ognuno (più o meno motivate!) cercando di mantenere in equilibrio un gruppo altamente eterogeneo e poco disponibile alla mediazione.

Lato mio… beh ci siamo confidate, aiutate e supportate come potevamo. Le nostre due chiacchere quotidiane sono diventate per me un appuntamento piacevole e quasi irrinunciabile.

Odio gli addii e avevo pensato di non presenziare ai saluti…. ma, con quegli occhietti furbi, mi hai inchiodato e detto: lo so che non ti piace, ma io ho piacere che tu ci sia. Quindi… fai in modo di esserci. È dura anche per me, che credi?

Mi preparo E., e proverò a essere forte. Ma mi manchi già….e lo trovò così ingiusto…

A.

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You’ve got a friend

Caos. Caos totale.

Esci da lavoro e chiami l’amico di sempre; non risponde e pensi… vabbè riproverò.

E invece, immancabilmente, richiama appena uscito da lavoro.

L: Ariiii come va? Che mi racconti?

A: Ciao L! Beh che ti racconto… al solito, volevo sentirti e magari…

Non mi fa finire la frase, dal tono della mia voce Capisce e Sa. Mi dice subito: ho capito… bene ma non benissimo eh?!

Farfuglio qualcosa e dico…si, credo… insomma ho proprio bisogno di far due chiacchere con te, ovviamente impegni familiari permettendo.

L: ok, arrivo a casa e vediamo come organizzarci.

A: magari vengo da voi per un caffè una di queste sere…ci sentiamo presto!

Passa meno di un giorno e puntuale come un orologio svizzero, arriva l’invito a cena. Stabiliamo per mercoledì. JustEat, giappo-cinese e via. Easy.

Conosco L. da… oh cavolo… venticinque anni. Abbiamo passato l’adolescenza assieme nello stesso gruppo di amici e negli anni siamo rimasti legati. Lui è stato il mio testimone di nozze e lo amo come un fratello. Calmo, riflessivo, calvo, parla a voce bassa, razionale, diretto, un vissuto forte che lo ha reso l’uomo che è oggi. Lo vedo padre di una travolgente 2enne e marito felice con una moglie spettacolare al suo fianco.

Stasera, nel nostro dopocena, sorseggiando amari abbiamo parlato. Mi ha ascoltata e senza troppe seghe mentali – come da prassi – ci siamo confrontati. L’oggetto iniziale ero IO ma si è presto passato a un NOI ricordando le esperienze condivise e mettendo sul tavolo quelle che abbiamo fatto da soli. Gioie e Dolori alternate a battute e sfottò delicati.

Ci salutiamo con un abbraccio ‘di quelli che aggiustano’, torno a casa e prima di dormire rivedo alcuni fotogrammi del nostro film: come siamo cresciuti e cambiati, le distanze colmate, i momenti esilaranti….

Il suo Erasmus a Edimburgo, la cena con l’haggis, il PubTour, i suoi ‘ricciolini’, i tornei di calcio al campino, l’ospedale, le mie telefonate per farsi spiegare in due balletti come si legge un bilancio aziendale, le gite fuori porta, il viaggio fatto assieme per andare a sposarmi, lo stesso viaggio per andare a fare le valigie per andarmene dalla casa coniugale, i suoi regali, la mia performance vocale molesta al suo matrimonio, Taddeo, le chiacchierate con sua madre, i campi scuola, le partite a Burraco, la passione per la Fiorentina, i traslochi…

L. c’è e c’è sempre stato. Trova il tempo per me, pur con mille difficoltà, come fa un Amico. Ha pazienza con me e sono certa mi voglia un gran bene.

E nel Caos, quello totale…QUESTO fa VERAMENTE LA DIFFERENZA!

When you’re down and troubled

and you need a helping hand,

and nothing, whoa nothing is going right.

Close your eyes and think of me

And soon i will be there to brighten up even your darkest nights.

You just call out my name, and you know wherever I am

I’ll come running, oh yeah baby

to see you again.

Winter, spring, summer, or fall,

all you got to do is call

and I’ll be there, yeah, yeah, yeah.

You’ve got a friend.

A.

C.

Oggi sarebbe stato il tuo compleanno.

Oggi sicuramente saresti un brillante ingegnere in carriera (eri molto più brava di me all’università), sposata con Lui (che finalmente eri riuscita a conquistare e che ti rendeva tremendamente felice…) e probabilmente mamma.

Oggi i tuoi sarebbero stati dei nonni felici, attenti e premurosi, sempre pronti a viziare i tuoi figli.

Oggi forse saremo ancora in contatto e mi avresti consigliata in diverse occasioni, come facevi allora.

Ti sei persa un sacco di cose C., troppo presto te ne sei andata, da sola, in quell’incidente in autostrada quel sabato sera mentre tornavi a casa. Troppe cose della tua vita e della nostra.

Ricordo benissimo la nostra telefonata quel venerdì di settembre: “hai studiato questo? Che fai in questi giorni? Ok dai ci vediamo lunedì in facoltà per ripetere”…Quel lunedì non è mai arrivato per te.

Per me invece sono arrivati tanti 8 dicembre e tanti 18 settembre. Tante tappe in cui tu avresti dovuto esserci e invece non c’eri. Tanti perché, tanto vuoto, tanto dolore e tanta poca Fede in quel Dio in cui dovrei sperare tutti i giorni.

Il fatto che stia qui a scrivere di te però, significa che ancora ci sei… non come avrei voluto – con gli occhi azzurri, le tette grandi, i capelli corvini e la tua calata aretina – ma ci sei. E ti ricorderò sempre.

Non è del tutto vero quindi che la morte divide. L’assenza fisica fa male… tanto… ma quello che divide davvero avviene in vita.

Quando non viviamo, quando chi ti sta intorno decide di cancellarti, di abbandonarti o semplicemente di non esserci più per te, quando odiamo, quando dimentichiamo, quando diamo tutto per scontato, quando anche noi ce ne andiamo, quando crescono barriere e non ponti.

E vediamo di ricordarsene! Auguri C.!!

Ari