Quel che rimane

Piano piano, lentamente, mi riapproprio di quello che amavo fare e di cui mi sono privata per molto tempo.

Amavo leggere a letto, da sola, rannicchiata in posizione fetale; in sottofondo i rumori della casa: la lavastoviglie che gira, la tv mormorante, lo squillo del telefono, un cane che abbaia, il vento, la pioggia sul tetto…

Amavo leggere a letto, scaldare la mia e la sua parte, aspettarlo sveglia. Talvolta lo annoiavo leggendogli alcuni piccoli brani e facendo delle riflessioni ad orari assurdi.

Amavo leggere a letto, immergermi nelle storie ed immedesimarmi…talvolta fino alle lacrime come quella volta che, leggendo Venuto al mondo, mi ritrovai a singhiozzare.

Amavo leggere a letto ed addormentarmi col libro aperto in mano. Lui, amorevolmente, lo chiudeva senza perdermi il segno e spengeva l’abat-jour.

Più tardi, il suo chiudere amorevolmente il libro si era tramutato in un fastidio. Anche quel piccolo gesto gli era pesante.

Poi…il cambio della casa, delle abitudini, del letto, delle prospettive e della vita hanno fatto sí che per molto, troppo, tempo non mi sia più concessa questo lusso. Mi ricordava una quotidianità scomparsa che faccio ancora fatica a dimenticare.

Piano piano, con una assiduità perduta, mi rimetto in carreggiata. Ho ricominciato a leggere ed ascoltare i rumori della casa. E mi piace ancora, tanto.

Rimane una parte di letto vuoto, difficile da scaldare e da riempire, la nostalgia per quello che non c’è più e la voglia di tante cose nuove.

A.

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The Storm is Passing Over

Ci siamo… domani ricomincia il tour!

Questo pensiero, mi accompagnerà nell’addormentarmi e mi sveglierà domattina in transagonistica. Già so che riceverò un milione di messaggi whapp dalle sis e dai bro per fissare (quale autobus? a che ora?, cosa ti metti?), consumerò una batteria intera del cellulare e riascolterò in maniera compulsiva le parti su cui non sono sicura.

Si, perché il coro è un gioco di squadra…ma ci tieni sempre a fare il tuo dovere; si è responsabili, anche di quelli che abbiamo accanto. E mi sembra una bella storia da vivere in questo periodo, fatto di personalismi a tutti i costi e dove lo ‘schivamento delle responsabilità’ sta per entrare – a buon diritto – nelle discipline olimpiche.

Godo appieno dei miei compagni, godo nell’ascoltare l’armonia e, dopo dieci anni insieme, godo nel distinguere le voci di ognuno.

Amo la loro compagnia, amo l’empatia, amo le cene assieme, amo riaccompagnarsi a casa e confidarsi in auto, amo condividere con loro emozioni, storie e passioni.

Amo ridere con loro, amo essere me stessa con loro, amo mettermi al loro servizio per la logistica e rendermi utile.

Non mi pesa… mai! E questo significa che va bene così e così deve continuare.

Saranno 20 giorni di fuoco, di corse, di cambi di scarpe, di trucchi e parrucchi, di vestiti neri e collane di perle finte, di tetris per far quadrare lavoro-casa-famiglia-figli, di grasse risate, di piazze gelide e vin brûlé.

Cantiamo messaggi di pace, amore, fede, ringraziamento, benedizione, richiesta di sostegno, certezza dell’aiuto dall’alto, liberazione, gioia e questo un po’ stride talvolta col mio stato d’animo. Ma mi fa sempre bene pensare e cercare di vivere secondo questi messaggi…

E come dice una delle mie preferite:

Have courage my soul, and let us journey on, thou the night is dark and I’m far from Home, thanks be to God, the morning light appears… the Storm is Passing Over, Hallelujah!

Amen!

Arianta

La Sagra delle occasioni perse

Avete presente quando….

qualcuno ti invita a fare qualcosa di ganzo ma tu, per pigrizia, non accetti?

ti propongono di fare cose che escono dalla tua zona di comfort e tu, per paura, non accetti?

incontri sulla tua strada persone interessanti che, per mille motivi, riesci solo a sfiorare…invece di approfondire la conoscenza?

c’è un film in programmazione, rimandi… rimandi… rimandi…e poi, quando ti decidi, non lo danno più nemmeno nelle sale parrocchiali?

hai un sogno nel cassetto ma lo tieni ben chiuso perché… tanto è impossibile?

hai bisogno di riposare con tutte le tue forze ma la tua mente, carica a molla, non ti lascia tempo per te stessa e ti stressa?

sai che hai mille libri da poter leggere ma.. cavolo! c’è sempre qualcosa che ti tiene impegnata e non lo fai come vorresti?

senti il bisogno di comprare 3 paia di scarpe e.. vabbè aspettiamo i saldi e poi ti ritrovi a saldi finiti e senza acquisti?

hai voglia di fare qualcosa ma non trovi nessuno che ti accompagni e ti dici… da sola… che tristezza! e non lo fai più?

pensi a tante persone durante il giorno e ti riprometti di chiamarle e poi immancabilmente non lo fai?

di punto in bianco vieni a sapere che persone più o meno care non ci sono più, non avrai mai più la possibilità di incontrarle e pensi… certo però avrei potuto…

E via così all’infinito…e il bello è… che non si impara e non si cambia MAI!

Benvenuti alla SAGRA DELLE OCCASIONI PERSE signore e signori! Io ne colleziono un bel po’…

Prima di salutarvi vorrei tanto lasciarvi un messaggio positivo. Ma non ne ho. Vanno bene lo stesso due messaggi negativi? (W. Allen)

A.

Don’t Dream it… Be it!

Messaggio vocale 8:36 del mattino: …ciauuuu, senti A. io avrei due biglietti per il Rocky Horror Show domani sera e… si insomma… mi farebbe davvero piacere andarci con te, se non hai altri impegni…. 

Risposta vocale di A. ore 8:37 rochissima (stile Amanda Lear per intendersi): assolutissimamente SI! E se ho qualcosa per il Rocky mi libero sempre!

E fu così che io e una giovanissima 19enne ci avventuriamo a teatro. Sono contenta che la pulzella voglia passare una serata con me… primo perché forse non sono così vecchia dentro come fuori e poi perché, quando una nostra vicina di sedia ci chiede:  ma è sua figlia? Dopo uno sguardo complice C. dichiara: è una Zia acquisita diciamo!

Dentro di me orgoglio e tenerezza  a pacchi che ovviamente non possiamo dimostrare apertamente.

Lei è bella, magra, due occhi azzurri da paura e una chioma leonina color mogano. Quando mi dice: oh allora ci vestiamo e trucchiamo a modo! Subito le mando una foto di Magenta… io farò Columbia (con 40 kg in più!).

Viene da me e mi aiuta a scegliere i vestiti. Passiamo al trucco e al parrucco, i miei genitori ci guardano divertiti, ci prendono un po’ in giro e via!

Terza fila. Cazzo proprio posti di tutto rispetto! La gente comincia ad arrivare, mi guardo intorno e non vedo il solito pubblico di hooligans vestiti come dei maniaci sessuali. Solo un gruppo sparuto più indietro (però bellissimi, lustrini- reggicalze-calze a rete- paillettes e rossetto rosso di ordinanza). Noi in mezzo a una manica di anziane signore ingioiellate e profumate come alla prima alla Scala.

…Disagio…..

Lei giustamente dice: guarda che sono LORO che non capiscono. E il mio orgoglio per questo giovane virgulto cresciuto a pane e buona musica aumenta.

Il resto è il Rocky… bello, godibile, divertente e finalmente interamente in lingua originale (ODIO la pratica barbara di tradurre i musical….non se po’ fa’!).

Don’t Dream it, Be it….Don’t judge a book by its cover…It’s just a jump ti the left…Dr. Scott! (Uh)… Eddie (shhh)…and I realize, I’m going home

Si arriva alla fine e ci avviciniamo a salutare il gruppo di maniaci pervertiti vestiti all’uopo. Facciamo i complimenti e il Frank di turno, guardando le mie scarpe nere coi calzini bianchi INGUARDABILI mi dice: come una vera transilvana!


Il disagio è sparito, C. ha ragione: noi abbiamo capito, gli altri un po’ meno.

Applausi, sipario.



Quindici Uova…


Bravissima sei stata! Ne hai fatte quindici! E belle! Hai fatto ben quindici uova!

Quel giorno di dicembre, mi ero recata in clinica con tanta paura addosso e molta speranza nel cuore. Ero silenziosa e avevo tanti pensieri nella mente. 

Mi fanno accomodare in una stanza dove ci sono due brande abbastanza comode. Mi devo spogliare, mettere comoda, rilassarmi e aspettare. 

Il Signore può stare solo 5 minuti, la rivedrà quando abbiamo finito. Anche lui deve fare la sua parte mi dice una infermiera sorridente.

Rimango sola, mi entra freddo addosso ed entro sotto le coperte. Subito arriva la biologa che mi spiega la pratica a cui mi devo sottoporre di lì a breve, l’ispirazione ecoguidata dei follicoli. Mi rassicura: non sarà molto dolorosa stia tranquilla signora.

È il momento: l’infemriera sorridente mi viene a prendere e controlla che mi sia preparata a dovere, appena entro in sala e la ginecologa che mi ha seguito mi saluta e scherza con me mentre mi distendo su quel letto freddo e mi posiziono a scosciagalletto.

 Arriva anche l’anestesista e mi mette un’agocannula nella mano. Chiedo: A che serve? Non si sa mai, così siamo pronte anche a darle un po’ di antidolorifico se ne avrà bisogno…

Il tutto non mi rassicura ma ormai ci siamo, ho lottato e sofferto tanto per essere qui. Vedo quattro donne intorno a me. Occhi che spuntano da mascherine sterili. 

Mi concentro sul neon appeso al soffitto che emana una fastidiosa luce bianca che quasi mi acceca e un impercettibile ronzio.

Comincia il tutto; scendono le lacrime calde, copiose e silenziose. Quel letto di metallo è così freddo… mi parlano ma io non ascolto molto… penso e piango mentre aumenta il dolore che diventa quasi insopportabile. La mia mente con me è impietosa: ma è Questo il modo per avere un figlio? Non doveva essere la cosa più naturale del mondo? Dove sono le notti d’amore, i ritardi del ciclo, i test di gravidanza, le cartoline con la cicogna?

Smetto di pensare un momento e dico che sto cominciando a non sopportare più il fastidio che è diventato dolore. Prontamente mi fanno in vena un qualcosa che mi farà stare meglio. Dai Arianta, ho quasi finito…. ecco… fatto… 15! Bravissima sei stata! Ne hai fatte quindici! E belle! Hai fatto ben quindici uova!

Intanto continuo a fissare il soffitto mentre la droga che mi hanno dato fa effetto…ma fa tanto tanto freddo… anzi… tutto è freddo.

A.



Prove di contatto

E alla fine ci siamo arrivati. Dopo tanti anni, oggi per la prima volta mi sono trovata a dover lavorare con il mio ex marito. Solo per mail ma mi pareva già sufficiente. 

Comincia con una mia richiesta. Segue una sua risposta abbastanza supponente. Risegue mia richiesta di collaborazione sottolineando la mia urgenza. Passa un’ora, cambia il tono e risponde come si deve. Ok. Problema lavorativo risolto.

Poi la follia si impossessa di me e privatamente gli chiedo riusciremo più io e te ad avere un rapporto? 

Subito mi pento del mio invio ma ormai… too late...e in fondo erano giorni che pensavo alla mia necessità di una riconciliazione. Non con lui ma con me stessa. Non posso sperare che muoia o guardare con interesse la cronaca cittadina online ogni qual volta c’è un incidente, sognando di cambiare il mio stato civile da separata a vedova. Non mi appartiene questa cosa. Io non VOGLIO essere così. Cerca che ti ricerco una soluzione praticabile, ed ecco che scatta la mail di oggi. Forse, mi son detta, saranno maturi i tempi per riguardare a quanto successo con distacco e non, come direbbe il dr. Frankenstein di Brooksiana memoria, con la tipica CALMA, DIGNITÀ E CLASSE!

Della serie… parliamone senza dare di matto!

Passano 20 minuti e arriva la risposta. Laconica. Ci ho sempre sperato…e continuo a sperarci…

Ho deciso di mollarla li. Non risponderò a questa email. Non mi è sufficiente. A questo punto della mia vita non contesto la sua scelta, ma non dimentico i modi. In fondo, ha avuto molto tempo per fare e non sperare. Per lasciarmi in maniera adulta o quantomeno agevolarmi nel passaggio. 

SE avesse voluto ovviamente; sarebbe stato più difficile anche per lui anziché tentare di  farmi sprofondare nel dimenticatoio. 

Certo, rischiava un vaffanculo imperiale ma se ci tieni davvero non ti arrendi no? E alla fine il modo lo trovi per fare la cosa giusta. 

Ecco, forse questo avrei voluto: che in qualche modo – anche goffo – facesse un passo.  La storia rimane, la gestione sbagliata pure. Però possiamo comunque provare a  riparlarne e confrontarci sugli errori e magari, provare a correggerli. Il tempo c’è stato in abbondanza ma il passo non c’è mai stato. 

La cruda verità è che non ci teneva abbastanza e aveva/ha altre priorità. 

Rimane sempre nella mia mente quello che ho faticosamente imparato. La differenza la fanno i fatti e non i proclami. Le buone intenzioni e le belle parole lasciamole da parte; fatti, non pugnette!

Prima o poi la risolveremo (spero) ma per adesso siamo ancora su due rette divergenti. 

Quindi… test connection failed! Attendere, prego….