Il groppo

Rompe le palle. Si, rompe veramente le palle.

Avete presente la sensazione di 2 dita che pigiano sulla trachea o di un dolce troppo secco che si butta giù a fatica? 

Et voilá quello che io chiamo groppo. 

Trattasi di caro amico di vecchia data, uno dei miei sintomi psicosomatici più cari; quello che ti sta dicendo: 

G: ehi A. questa situazione non ti va a genio… direi che è quasi soffocante! Sarà io caso di sputare il rospo e fottersene un po’?

A: … caralamifava! Lo so! Ma se ti ci metti anche te a rompere siamo a cavallo!

G: ma io lo faccio per te Ariantina bella. Affinché tu cresca e impari a gestire in modo maturo i tuoi stati emozionali. Affinché tu capisca che qualcosa nella tua vita non va e ti senta spronata a cambiare…

A: Senti un po’ Groppo-Freud, la teoria la so e ho speso miliardi per impararla; per cortesia quindi, guarda di sparire (che almeno respiro) e fammi stare il pace senza la sensazione dell’ “Ovosodo”.

G: tu avrai anche studiato ma mi pare senza gran costrutto! Io lo faccio perché ti applichi di più. Io LO FACCIO PER TE!  No! ….Arianta…Che stai facendo? Butta giù quella boccetta! Lo sai che l’En non mi piace… mi rincoglionisce! No dai… su, faccela da sola!

A: senti… t’ho sopportato tutto il giorno… adesso, francamente, mi merito di riposare anche io! Bona merda! A presto!

E vissero felici- En- contenti.

Melancholía

Un caminetto acceso, un plaid, carezzare la testa del tuo cane.

Un’estate calda, una gita in piscina, noi giovani “sorelle maggiori” e uno stuolo di ragazzini impertinenti da guardare.

Il mio primo viaggio all’estero, il mio fidanzato perfetto, il mio migliore amico ad attenderci ad Edimburgo. Le Highlans, l’Haggis, il Pub Tour.

Il giorno della mia laurea e le lacrime di mio nonno.

Una folle vacanza all’Isola d’Elba a 18 anni. 

Il mio esame di maturità, l’incazzatura per il risultato e la consapevolezza di aver finito un percorso.

La vera leggerezza: io e te, increduli, nel corridoio dell’Università, abbracciati e commossi dopo l’ultimo esame. 

Le telefonate con le amiche adolescenti e le litigate con i genitori per la bolletta astrale.

Le persone care che ho perso.

Le farfalle nello stomaco.

Una giornata alle terme. Io e te a godercela coi mariti che ci aspettavamo a casa a prepararci la cena.

L’ultimo sguardo della mia piccola Zoe.

Quella festa di compleanno a sorpresa e quella caccia al tesoro preparata con tanto amore e complicità.

La prima volta che ho fatto l’amore.

I know that someday you’ll have a beautiful life, I know you’ll be a star

In somebody else’s sky…

But why, why, why can’t it be… can’t it be mine?

A.

Concertoni #3 e #4

Beh che dire… oggi finisce il Firenze Rocks 2017.

Una tre giorni nel parco fiorentino delle cascine che per una volta è stato davvero usato dalla gente e non solo dai travestiti. 

Una tre giorni di buona, anzi ottima musica. Per la prima volta a Firenze in 42 anni assisto a una cosa del genere. 

Bello il posto che nonostante il sole cocente è ventilato. 

Bella la gente: uomini, donne, giovani e bambini. Carrozzine , marsupi, tatuaggi estrosi, addominali in libertà, polvere, sudore, autobotti di birra, scarpe da ginnastica, sandali da frate, anfibi, sorrisi, odore di fumo.

Mescolate il tutto, metteteci circa 50 mila persone a sera, sottofondo rock, ed eccovi serviti l’evento.

Ho avuto il piacere di ascoltare i Placebo (ottimi) e dei buoni (ma non buonissimi) Aerosmith il 23 giugno.



Il 24 invece un superbo, immenso, emozionante, commovente e coinvolgente Eddie Vedder preceduto da un ottimo Glen Hansard.

I due fenomeni hanno visto bene poi – per la nostra gioia –  di suonare anche insieme e farci restare ancora più a bocca aperta. 


A corredare il tutto, gli amici di sempre e i nuovi compagni di merende con cui godere del momento e una ruffiana quanto inaspettata stella cadente: lunga, grande, luminosa e altera nel dipingere un arco prefetto nel cielo di Firenze.

Insomma… ciccia di gallina e bordoni a iosa.

Rock On Arianta!!

Concertoni 2017 #2

Imola, 10 giugno

Ore 13:30 appuntamento in piazza…alle 13:45 c’eravamo già persi: 3 da una parte e 4 dall’altra a 20 metri di distanza. Via whapp si rimedia e penso: e si comincia di nulla!!!

Si parte per l’avventura: gruppo eterogeneo e messo assieme per l’occasione:  2 coppie, 2 single e 1 separata che noleggiano un furgone a 9 posti detto LA FURGONETA. L’ha procurato M. da un cliente mi fa un prezzaccio recita il primo messaggio. Segue reportage fotografico alla consegna: oh c’ha tutto… gli mancano solo le ali… perché a noi turbo ‘un ci bastava… ci s’ha i’bbiturbo!

Il mio compito è preparare la chiavetta usb con la selezione musicale per il viaggio. Pronti, via….si va!!

Un caldo bestia ma a noi che ci frega… LA FURGONETA è nuova di pacca, puzza di nuovo e c’ha un’aria condizionata performante. Al primo Km stiamo già ridendo come matti.  Che strada si fa? Si troverà casino? Che ci frega… noi si fa il FUTAPASS e in culo alla coda in autostrada! 

Al secondo Km, sento un odore familiare…mi giro e P. sta accendendo quella che lui chiama la sua medicina…. “che vuoi Dio c**e, col lavoro che fo Dio c**e, son finito Dio c**e e son pieno di “doli” e poi.. Dio c**e con tutti sto controlli se non le posso portare dentro vorrà dire che piglierò le medicine prima!!”

Battute, musica sparata, curve e P., notoriamente senza cellulare, che porta in tasca un pizzino col numero di cellulare della moglie E. “… che vuoi, se mi perdo piglio uno e gli dico: che mi chiami sto numero per piacere? E la mi mogliettina la mi viene a riprendere!!” Scusa P. ma non è più semplice comprare un cellulare? Sieeeee, vaiavaiavaia!!!

Dopo quasi due ore di viaggio, pausa caffè e pisciatina. Ci si ferma in un baretto lungo strada dove una orgogliosa barista ci fa: Altro che Guns a Imola!! Io oggi ho avuto Pupo qui a mangiare da me! E ci mostra soddisfatta il selfie con Pupone Ghinazzi che sorride a 36 denti prima di andare al “suo” concerto in riviera romagnola.

Arrivati all’autodromo, ci prepariamo (30 minuti per mangiare, impomatarsi con la crema solare, cambiarsi le scarpe e prendere gli zaini) con E. che a un certo punto sbotta ridendo “ohi ohi P. ma a ottant’anni come si fa a arrivarci? Io ti metto prima in ospizio! ” E lui: “si amore ma a Erice perché mi garba parecchio laggiù! “

E noi donne aggiungiamo: si E. ma secondo noi ti fanno anche lo sconto con questo crostino! 

Affrontiamo i controlli serrati con P. che tra una risata è un moccolo ripete alla consorte (E.stammi vicino!!).

Una volta entrati, ci stendiamo sul prato in attesa di quello che è stato un concerto strepitoso oltre ogni mia aspettativa.

Bello il clima, il sole, la gente, i miei amici e compagni di merende cosi scanzonati e ridanciani, il viaggio di andata, l’emozione dell’attesa, i gruppi di supporto. 

Sete, tanta sete e tanta coda per una birra. Passa un ragazzo di colore che porta delle lattine tra il pubblico. Lo soprannominiamo “anemia” e compriamo da lui e tutte le volte che ci riprende sete lo cerchiamo tra il casino perché a noi “anemia” sta simpatico.  Telefonate, messaggi, foto e selfie celebrativi. Si mangia per ingannare il tempo e si schiaccia anche un pisolino.

Infine Loro, un’esplosione di energia e di musica potente. Axl che ha un attimino abusato di botulino ma una Band con uno Slash imperatore della chitarra. Cala la notte e ci godiamo le quasi 3 ore di un concerto di quelli che “meritava vedere”

L’avventura non è finita, LA FURGONETA ci aspetta. Prima di mangia un boccone e vediamo il casino per tornare all’autostrada… ma a noi che ci frega… si rifà il FUTAPASS  perché noi siamo fottittimi e fubbissimi…. nonostante la vocina del nostro povero navigatore che ogni 30 secondi diceva rassegnata “ricalcolo percorso…”. Il ritorno è stato meno chiassoso, un po’ stanchi ma comunque pieno di serenità, battute, risate e odore di medicina.

Mi rimane alle spalle un giorno memorabile, mi sveglio con una certezza: 

Sarà che sono vecchia e nostalgica. Saranno i dolori che ho addosso e il mal di testa furibondo. Sarà ancora l’eco delle risate mentre in furgoneta si percorreva il Futapass… ma io ripartirei anche subito!!! 

Rock On

A.


Lo spariglio

“A. Ti posso fare una domanda?”

“Spara!”

“Ma tu perché credi che invecchierai da sola?”

Un nanosecondo e le lacrime cominciano a scendere. Senza volere, inarrestabili.

Rispondo col cuore, rispondo di sì al mio interlocutore attonito, che non crede di aver chiesto chissà che cosa.

E invece… domanda sbagliata che tira fuori  la paura. Una delle tante e cioè quella di invecchiare e non avere nessuno con cui condividere i miei malanni e i miei acciacchi. Quella che ti fa pensare a una quotidianità persa che, seppur noiosa, ti dava certezza. Quella che ti fa tornare a casa dal tuo compagno che ti ascolta mentre racconti la tua incazzatura lavorativa quotidiana. Quella che ti stressa perché bisogna fare il piano ferie o perché c’è da stirare le camicie col caldo.

Ma anche quella che ti fa programmare le cose con entusiasmo, che ti rende facile uscire perché sai con chi vuoi stare, che ti dá stabilità e che ti “sembra” più leggera. Quella che hai già scelto e quindi non c’è da uscire dal seminato; non c’è molto da pensare, c’è solo da viverla. 

E invece, allo spariglio delle carte, si ricomincia…

Dopo il primo periodo adesso posso dire che il cambiamento e le novità che mi sono capitate, sono state una vera manna dal cielo; il risveglio da un sonno profondo e probabilmente da una vita destinata ad una infelicitá latente… 

… ma il tempo passa e quotidianamente, si vive la contraddizione tra il tic-tac dell’orologio biologico e la nuova vita tutta da costruire, per ora, da sola. E a me,nonostante tutto e tutti, fa paura cazzo!

A.

Cambia, todo Cambia

Tante sono le cose che avrei da scrivere… dentro c’è una matassa da sciogliere e piano piano mi metterò in pari sciogliendola…

Sono reduce da 4 giorni di vacanza con le amiche, Lisbona. Una cittá bella, strana, vera, un crocevia di saliscendi (più sali che scendi!), permeata di nostalgia. La pioggia non ha aiutato ma… vacanza è vacanza. 


Molte le riflessioni tra un “prima” è un “dopo” ancora così difficile da assimilare che viene fuori nei momenti più impensabili: un viaggio scarrettato sul famigerato 28, all’ombra del Cristo Rei, guardando un panorama piovoso, sbuffando per le salite con i piedi gonfi e doloranti, mangiando un pasteis de nada… Tanti confronti in questo momento di transizione forte; la crisalide che spera di diventare farfalla. 


Il momento in cui mi sono accorta del vero cambiamento? Quando non sono riuscita ad accendere una candela in chiesa. Lo facevo sempre in ogni viaggio: accendevo il lumino e pregavo per i miei cari, per gli amici, per la mia famiglia, per i tanto desiderati figli tenendoti per mano. Sará l’aria di Lisbona? La mia ritrosia al cambiamento? Il  fado si impossessa di me all’improvviso, inaspettato e mi lascia quel famoso ovosodo sullo stomaco che ancora e soprattutto oggi già a casa, non va né su né giù. Son cambiata, perché in fondo….

Cambia lo superficial

cambia también lo profundo

cambia el modo de pensar

cambia todo en este mundo…..

….Cambia el rumbo el caminante

aunque esto le cause daño

y así como todo cambia

que yo cambie no extraño….

Cambia todo cambia…

Male non fare, paura non avere

Siamo analitici. 

3.557 giorni di matrimonio +1.994 giorni di fidanzamento > un totale di 5.551 giorni spesi assieme a Te (o meglio a quel Te che   credevo fossi); sperando, progettando, sognando, costruendo, piangendo, ridendo, litigando, viaggiando, soffrendo, galleggiando, sopportando i limiti dell’altro in quella che io credevo fosse la nostra vita ovvero una noiosissima normale famiglia . Di quelle che fanno la spesa il sabato per la settimana, invitano gli amici a casa, si addormentano davanti alla TV sul divano, tentano di tenere le suocere lontane da casa… insomma quelle merdosissime coppie che si supportano e al bisogno si sopportano. 

La sopportazione è diventata insostenibilità e il supporto si è trasformato in indifferenza o qualcosa di simile.

Dopodiché passano 1.295 giorni che sono bastati a cancellare ogni mio bel ricordo, non parlarsi, non vedersi, ricevere telefonate e scritti orribili, una o più belle paia di corna.

Tanti cambiamenti per me, tante domande, tante illusioni, tanta rabbia e dispiacere. Nuove esperienze, nuovi amici, nuove farfalle nello stomaco (pochine eh..), nuova casa, nuovo cane, nuova macchina, affetti ritrovati.

Il nostro vissuto insieme ( 5.551 +1.295 giorni ) si esaurisce in un incontro di 30 minuti davanti all’ufficiale di stato civile, per firmare una separazione “consensuale” alla presenza, comunque, dei nostri avvocati. Fra un mese bissiamo (… signori è la legge.. questo potrebbe servire a un ripensamento…)  e poi siamo veramente e ufficialmente Ex.

E mi domando… dove sta la proporzione? Dove sei stato in questi 1295 giorni? Sei felice? In tutto questo tempo, non hai pensato niente altro da dirmi se non quel banalissimo “come stai?” pronunciato  sottovoce e fuori tempo massimo?

Di una cosa sono felice davvero: oggi, girandomi indietro, ho capito che TUTTE le scelte che ho fatto (anche contro i miei stessi interessi) soprattutto nel 1295 giorni  successivi alla nostra rottura, sono state  giuste anche se mi sono costate Dio solo sa quanto. Non ho rimpianti….

Tu puoi dire lo stesso? 

A.