Don’t Dream it… Be it!

Messaggio vocale 8:36 del mattino: …ciauuuu, senti A. io avrei due biglietti per il Rocky Horror Show domani sera e… si insomma… mi farebbe davvero piacere andarci con te, se non hai altri impegni…. 

Risposta vocale di A. ore 8:37 rochissima (stile Amanda Lear per intendersi): assolutissimamente SI! E se ho qualcosa per il Rocky mi libero sempre!

E fu così che io e una giovanissima 19enne ci avventuriamo a teatro. Sono contenta che la pulzella voglia passare una serata con me… primo perché forse non sono così vecchia dentro come fuori e poi perché, quando una nostra vicina di sedia ci chiede:  ma è sua figlia? Dopo uno sguardo complice C. dichiara: è una Zia acquisita diciamo!

Dentro di me orgoglio e tenerezza  a pacchi che ovviamente non possiamo dimostrare apertamente.

Lei è bella, magra, due occhi azzurri da paura e una chioma leonina color mogano. Quando mi dice: oh allora ci vestiamo e trucchiamo a modo! Subito le mando una foto di Magenta… io farò Columbia (con 40 kg in più!).

Viene da me e mi aiuta a scegliere i vestiti. Passiamo al trucco e al parrucco, i miei genitori ci guardano divertiti, ci prendono un po’ in giro e via!

Terza fila. Cazzo proprio posti di tutto rispetto! La gente comincia ad arrivare, mi guardo intorno e non vedo il solito pubblico di hooligans vestiti come dei maniaci sessuali. Solo un gruppo sparuto più indietro (però bellissimi, lustrini- reggicalze-calze a rete- paillettes e rossetto rosso di ordinanza). Noi in mezzo a una manica di anziane signore ingioiellate e profumate come alla prima alla Scala.

…Disagio…..

Lei giustamente dice: guarda che sono LORO che non capiscono. E il mio orgoglio per questo giovane virgulto cresciuto a pane e buona musica aumenta.

Il resto è il Rocky… bello, godibile, divertente e finalmente interamente in lingua originale (ODIO la pratica barbara di tradurre i musical….non se po’ fa’!).

Don’t Dream it, Be it….Don’t judge a book by its cover…It’s just a jump ti the left…Dr. Scott! (Uh)… Eddie (shhh)…and I realize, I’m going home

Si arriva alla fine e ci avviciniamo a salutare il gruppo di maniaci pervertiti vestiti all’uopo. Facciamo i complimenti e il Frank di turno, guardando le mie scarpe nere coi calzini bianchi INGUARDABILI mi dice: come una vera transilvana!


Il disagio è sparito, C. ha ragione: noi abbiamo capito, gli altri un po’ meno.

Applausi, sipario.

 



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Quindici Uova…


Bravissima sei stata! Ne hai fatte quindici! E belle! Hai fatto ben quindici uova!

Quel giorno di dicembre, mi ero recata in clinica con tanta paura addosso e molta speranza nel cuore. Ero silenziosa e avevo tanti pensieri nella mente. 

Mi fanno accomodare in una stanza dove ci sono due brande abbastanza comode. Mi devo spogliare, mettere comoda, rilassarmi e aspettare. 

Il Signore può stare solo 5 minuti, la rivedrà quando abbiamo finito. Anche lui deve fare la sua parte mi dice una infermiera sorridente.

Rimango sola, mi entra freddo addosso ed entro sotto le coperte. Subito arriva la biologa che mi spiega la pratica a cui mi devo sottoporre di lì a breve, l’ispirazione ecoguidata dei follicoli. Mi rassicura: non sarà molto dolorosa stia tranquilla signora.

È il momento: l’infemriera sorridente mi viene a prendere e controlla che mi sia preparata a dovere, appena entro in sala e la ginecologa che mi ha seguito mi saluta e scherza con me mentre mi distendo su quel letto freddo e mi posiziono a scosciagalletto.

 Arriva anche l’anestesista e mi mette un’agocannula nella mano. Chiedo: A che serve? Non si sa mai, così siamo pronte anche a darle un po’ di antidolorifico se ne avrà bisogno…

Il tutto non mi rassicura ma ormai ci siamo, ho lottato e sofferto tanto per essere qui. Vedo quattro donne intorno a me. Occhi che spuntano da mascherine sterili. 

Mi concentro sul neon appeso al soffitto che emana una fastidiosa luce bianca che quasi mi acceca e un impercettibile ronzio.

Comincia il tutto; scendono le lacrime calde, copiose e silenziose. Quel letto di metallo è così freddo… mi parlano ma io non ascolto molto… penso e piango mentre aumenta il dolore che diventa quasi insopportabile. La mia mente con me è impietosa: ma è Questo il modo per avere un figlio? Non doveva essere la cosa più naturale del mondo? Dove sono le notti d’amore, i ritardi del ciclo, i test di gravidanza, le cartoline con la cicogna?

Smetto di pensare un momento e dico che sto cominciando a non sopportare più il fastidio che è diventato dolore. Prontamente mi fanno in vena un qualcosa che mi farà stare meglio. Dai Arianta, ho quasi finito…. ecco… fatto… 15! Bravissima sei stata! Ne hai fatte quindici! E belle! Hai fatto ben quindici uova!

Intanto continuo a fissare il soffitto mentre la droga che mi hanno dato fa effetto…ma fa tanto tanto freddo… anzi… tutto è freddo.

A.



Prove di contatto

E alla fine ci siamo arrivati. Dopo tanti anni, oggi per la prima volta mi sono trovata a dover lavorare con il mio ex marito. Solo per mail ma mi pareva già sufficiente. 

Comincia con una mia richiesta. Segue una sua risposta abbastanza supponente. Risegue mia richiesta di collaborazione sottolineando la mia urgenza. Passa un’ora, cambia il tono e risponde come si deve. Ok. Problema lavorativo risolto.

Poi la follia si impossessa di me e privatamente gli chiedo riusciremo più io e te ad avere un rapporto? 

Subito mi pento del mio invio ma ormai… too late...e in fondo erano giorni che pensavo alla mia necessità di una riconciliazione. Non con lui ma con me stessa. Non posso sperare che muoia o guardare con interesse la cronaca cittadina online ogni qual volta c’è un incidente, sognando di cambiare il mio stato civile da separata a vedova. Non mi appartiene questa cosa. Io non VOGLIO essere così. Cerca che ti ricerco una soluzione praticabile, ed ecco che scatta la mail di oggi. Forse, mi son detta, saranno maturi i tempi per riguardare a quanto successo con distacco e non, come direbbe il dr. Frankenstein di Brooksiana memoria, con la tipica CALMA, DIGNITÀ E CLASSE!

Della serie… parliamone senza dare di matto!

Passano 20 minuti e arriva la risposta. Laconica. Ci ho sempre sperato…e continuo a sperarci…

Ho deciso di mollarla li. Non risponderò a questa email. Non mi è sufficiente. A questo punto della mia vita non contesto la sua scelta, ma non dimentico i modi. In fondo, ha avuto molto tempo per fare e non sperare. Per lasciarmi in maniera adulta o quantomeno agevolarmi nel passaggio. 

SE avesse voluto ovviamente; sarebbe stato più difficile anche per lui anziché tentare di  farmi sprofondare nel dimenticatoio. 

Certo, rischiava un vaffanculo imperiale ma se ci tieni davvero non ti arrendi no? E alla fine il modo lo trovi per fare la cosa giusta. 

Ecco, forse questo avrei voluto: che in qualche modo – anche goffo – facesse un passo.  La storia rimane, la gestione sbagliata pure. Però possiamo comunque provare a  riparlarne e confrontarci sugli errori e magari, provare a correggerli. Il tempo c’è stato in abbondanza ma il passo non c’è mai stato. 

La cruda verità è che non ci teneva abbastanza e aveva/ha altre priorità. 

Rimane sempre nella mia mente quello che ho faticosamente imparato. La differenza la fanno i fatti e non i proclami. Le buone intenzioni e le belle parole lasciamole da parte; fatti, non pugnette!

Prima o poi la risolveremo (spero) ma per adesso siamo ancora su due rette divergenti. 

Quindi… test connection failed! Attendere, prego….


In ordine sparso…

Mi sto intristendo… e non va bene! 

Quindi, dopo tanti silenzi, elenco qui e adesso tutte le cose nuove, divertenti, impegnative e le cazzate che ho fatto negli ultimi 2 mesi.

Madre, so che leggi attentamente quindi, ti consiglio di interrompere qui la lettura altrimenti avrai di che brontolare o lamentarti per la figlia che ti è toccato in sorte.

Cominciamo in ordine sparso:

Serata in un locale Gay 
La fida M. una sera di fine agosto mi dice: andiamo a prendere l’amaro da C.? Ed io, ovviamente, rispondo come sempre: gnamo!  Per la prima volta entro in questo locale che per anni ho sempre visto passando per strada e che ho sempre scansato perché pieno di gay non ritenendolo adatto agli etero e soprattutto a me. Entro e vedo…sul bancone una statua a forma di fallo gigantesca tutta ricoperta di mosaico sbrilluccicante (insomma una fava stroboscopica), luci soffuse, un palo da lap dance, uomini che fumano nel locale e penso: ah, però…. conosco C., beviamo il nostro amaro, dialoghiamo amabilmente come due comari con i nostri nuovi amici gay, fumiamo una sigaretta e ascoltiamo la loro playlist di Spotify denominata frociarola 2.0. Morale: mai fermarsi alle apparenze e tornarci assolutamente


Shopping con amici Gay
C., conosciuto due sere prima ci accompagna col suo fidanzato a fare shopping. Lui è amante della Moda, ama vestirsi da donna e penso abbia più scarpe coi tacchi di qualsiasi amica che conosco. È Enzo Miccio e Carla Gozzi in una persona sola. Una puntata di “Ma come ti vesti?” da Primark. Un gusto assoluto per i vestiti e una ironia contagiosa. Tra una prova in camerino e una scelta, dispensa consigli amorosi. Assolutamente da rifare!

Serata Valigia Rossa

Se non l’avete mai fatta, oh voi Donne, ve la consiglio! Una serata tra amiche per una maggiore complicità e consapevolezza del nostro benessere soprattutto in campo sessuale. Cibo, vino, risate e aggiornamento!

Concertini sparsi

Bellissimo uscire le sere d’estate e vedere amici (e non) che suonano. Cercare il fresco e il ristoro dopo una giornata appiccicosa, ascoltare, ballonzolare, cantare e andare a letto con un bel bagaglio di adrenalina rock.

Piscina con il Club delle Prime Mogli

Per caso, decidiamo di andare in piscina e ci mescoliamo (adoro mettere insieme amico da varie estrazioni) noi 4 donne tutte separate. Nasce immediatamente il gruppo Whapp Il club delle prime mogli e anche una bella sintonia. Oh non si sono chetate un attimo!

Leggere libri a tema musicale

Fare il passaporto senza un perché e senza una meta

Maratona serie TV Suits… una droga!

Assistere al Florence Fringe Jazz Festival

Sognare cose impossibili e soprattutto ricordarsele tutte al risveglio

Gavettoni per Ferragosto con sconosciuti dopo una mangiata pazzesca

Andare al cinema e commuoversi come sempre

Dare Ripetizioni ad una dolcissima adolescente per rimediare all’ultimo tuffo matematica a Settembre. Ricevere messaggi dalla madre e vedere lei tranquilla. Faticoso ma appagante.

Conoscere gente nuova e sempre più strana e intrigante

Partecipare a qualche lutto anche molto brutto e inatteso. Fa riflettere. E tanto!

Tralascio la routine incasinata e senza regole ovvero aperitivi, cene improvvisate, messaggi improbabili con vecchi amici, ospitate al mare e le varie coccole che gli Amici mi riservano, qualche lacrima, molte incazzature a lavoro. 

Si… sono un po’ tristanzuola a volte… e quando succede è bene che mi sforzi di mettere in fila le cose e riprenda la giusta prospettiva. Perchè QUESTA, anche se non è né la vita perfetta né quella che avevo scelto né probabilmente quella che voglio, é, al momento, sicuramente la più giusta.

Arianta

Questo è triste per davvero!


Ogni mese, all’arrivo del ciclo, si riapre una ferita. A volte meno, a volte più… ma si riapre.

Sarà perché invecchio o perché pensò troppo. Sarà perché in fondo non mi sono liberata da questo fardello. Sarà perché sono cogliona o semplicemente umana.

Girarsi indietro non si deve e in fondo non si può. Non ha senso, mai. Il nostro tempo è assolutamente ed innegabilmente in divenire. Non torna, adesso è già passato e il futuro è un’incognita. Epicuro docet.

La dicotomia tra teoria e pratica però è quella che fa la differenza. Invidio chi riesce a inscatolare le situazioni (soprattutto dolorose) e non riaprirle mai. Non tornarci sopra anche solo con il pensiero sarebbe un gran passo. Col cuore poi, sarebbe LA SVOLTA.

Ieri sera, ho avuto una piccola colica…roba di donne insomma. Risolta con un’antidolorifico in breve tempo. Durante il dolore però, i miei pensieri non erano sul ‘qui ed ora’ sul ‘come farlo passare al più presto’ ma tutti rimandavano a quel periodo quando cercavo di avere un figlio a tutti i costi.  Non per soddisfare il mio desidero di maternità ma per completare la mia famiglia; per me quindi, ma anche per lui. Ciclo ormonale, sbalzi di umore ingestibili, pratiche dolorose con un risultato alla fine deludente e lacerante. Ancora di più se penso al fatto che subito dopo (ma forse anche durante) lui se ne stava andando altrove. 

Dopo, solo un’agonia lunga un anno. La separazione, telefonate orribili tra di noi e la più infame delle lettere inviate dal suo avvocato (che credevo un amico) nella quale, oltre a dipingermi come una malata di mente – psicologicamente fragile – ingrata approfittatrice dei benefit che la sua famiglia mi aveva concesso, spiccava l’accusa di averlo costretto a subire/acconsentire a fare una fecondazione assistita. 

Dalle bugie ci si può anche difendere ma da una cosa così no. 

Una volta eliminato il senso di colpa per la mia inadeguatezza, ho deciso di mollare, di non battagliare per i miei diritti di moglie, di non ‘fargli il culo’ come tutti mi suggerivano e di accettare ogni condizione posta perché in fondo…parlavamo due lingue diverse e perché era l’unico modo per mantenere aperta una possibilità di dialogo futura con quell’uomo che ho tanto amato. Ho lasciato intatta la spalletta del mio ponte….

La mia fragilità non ha voluto lo scontro, la mia infermità mentale ha aspettato e lo ha lasciato libero nelle sue scelte, la mia ‘avarizia’ ha accettato un assegno a due soldi che nemmeno lontanamente rende equità al mio contributo all’andamento familiare e non può ripagare il dolore inferto.

Adesso cosa mi rimane… un po’ di € da donare in beneficenza (perché io quei soldi non li voglio!), un po’ di problemi fisici riferibili a quel periodo, un ex marito che non mi parla da più di tre anni, una lettera orribile che male si cancella, pensieri cattivi che non mi appartengono e la difficoltà di accettarsi e accettare di aver sbagliato a scegliere con chi passare la mia vita. 

Rimangono tanti sogni nei quali spero vivamente di rimanere vedova, un tatuaggio a forma di lumaca, delle coliche mensili condite da forti mal di testa, la certezza che non avrò figli e la difficoltà a rimettersi in gioco e provare a innamorarsi di nuovo, la mia immagine di donna e moglie parecchio incrinata e un’autostima ai minimi storici.

C’è anche del nuovo! Tante persone care e tante belle esperienze che però ancora non colmano il vuoto. C’è la voglia di ridere e divertirsi, l’interesse e la curiosità verso il diverso, la ricerca di una casa tutta per me, la fragile speranza che tutto cambi e torni più bello e splendente di prima.

Rimane un interrogativo al quale non avrò mai risposta: che moglie orribile devo essere stata per suscitare in te tanta cattiveria prima e indifferenza poi? E poi: potrò mai essere di nuovo una compagna per qualcuno?

A.

Memorie di una nipote

Caro nonno, ieri sarebbe stato il tuo compleanno e come tutti gli anni, da quando ho memoria, lo festeggio.

Prima facevamo delle gran grigliate tutti assieme con te che seduto a tavola godevi nel vederci assieme. Il cibo non era mai abbastanza perché tu, come la nonna, avevi patito la fame e le tavole con poco pane e poca acqua erano brutte da vivere. Brontolavi sempre la nonna perché “era pochino” e insistevi perché si mangiasse fino allo sfinimento.

Di te ricordo tante cose…belle, bellissime. Magari non sarai stato il nonno perfetto ma eri il MIO  nonno e tanto mi bastava.

Mi hai insegnato a innestare le piante a spacco e, dopo pranzo, nonostante la terra chiamasse, passavi un po’ di tempo a giocare a scopa con me che – ancora 5enne- imparavo a fare le somme fino a 10.

Mi hai portato nel campo con te, sul trattore, hai colto la frutta per farmela mangiare lí per lí. Spesso quando tornavi per fare la colazione mattutina, tiravi fuori dalla tasca del tuo grembiule una manciata per me (more, sorbe, ciliegie…).

Eri ossessionato quando mangiavamo una fetta di prosciutto crudo…perché potevamo strozzarci (e brontolavi la nonna e la mamma perché non ci ‘badavano’ a dovere), ansioso quando andavamo in bicicletta e quando – già  grandi – partivamo per le vacanze da soli.

Quella volta che mi punse una vespa su un piede!! Cominciai a piangere ed eravamo vicino alla vecchia tinaia. Portavi sempre la falce attaccata alla cintura. Vedo, mentre piango, che prendi questa falce, la passi sotto l’acqua e corri verso di me. In quel momento ho creduto tu volessi tagliarmi il piede e ho strillato come un’ossessa. Invece… volevi solo mettere a contatto col mio piede una cosa fredda perché il dolore passasse 😂.

Ricordo le notti in cui abbiamo dormito assieme e giocato nel letto a fare il “lucertolone”, quando ti alzavi e d’estate ci lanciavi dalla finestra l’acqua sghignazzando perché rimanevamo a chiacchere sotto la tua finestra, quando ingaggiavi la lotta senza quartiere contro i calabroni, quando ti abbiamo attaccato gli orecchioni, quando mi portavi al lavoro con te a vendere ortaggi e ti scarabocchiavo tutte le buste di carta gialla.
La preparazione della caccia, i funghi, tutti gli animali che ti ho costretto ad accudire (persino il maialino d’india che avevo visto alla Festa dell’Unitá!!).

Ricordo i tuoi occhi, la tua risata, i tuoi moccoli, la tua passione per la brillantina e per la musica (Riccardo Fogli il tuo preferito), le tue mani ruvide che mi grattano la schiena e il tuo chiamarmi mimma. La tua commozione il giorno della mia laurea e del mio matrimonio, la nostra ultima telefonata…

Sono stata davvero baciata dalla fortuna e so che ogni tanto mi guardi e sorridi! Buon compleanno Nonno.

A.