Ma perché…

Ma perché….ci si diverte così tanto con voi?

Sarà il vino rosé o il cocomero briaho, l’amaretto di Saronno riesumato dalla cantina dell’82, saranno le risate e gli sfottò sinceri,  i moccoli che volano bassi ad altezza ginocchio o i tormentoni (ma perché…) e il non riuscire a farsene una ragione, sarà che si sta tutto assieme dai più piccini ai più vecchi, saranno le zanzare che ci dissanguano, sará il cibo buono e in quantità. 

Sarà che si piglia fuoco per un nonnulla (anzi Voi perché Io sono “quella buona”), sarà la sincerità crudele e dissacrante, sarà che i figli sono quasi figli di tutti, sarà lo “sforzo” di arrivare alla mezzanotte per cantare tanti auguri ad un amico e ricominciare a brindare mentre questo sorride inebetito e contento.

Saranno le cene zeppe di gente festosa è contenta, i cori, gli sfottò, rivedere il video della partita assieme, i discorsi del presidente e le dediche in poesia per un compagno anziano valente e presente che si mette in gioco nonostante l’età.

Sarà il non giudicare mai l’altro e accoglierlo per come è, salvo poi mandarlo affanculo quando si comporta male per salvaguardare l’armonia (se in un cesto di mele una c’ha il baco si butta via la mela!).

Sará quel che vi pare ma io mi trovo davvero tanto bene con Voi e Son tanto felice di avervi incontrato. Tutti quanti, nessuno escluso…mele marce comprese.

Arianta

Concertoni 2017 #2

Imola, 10 giugno

Ore 13:30 appuntamento in piazza…alle 13:45 c’eravamo già persi: 3 da una parte e 4 dall’altra a 20 metri di distanza. Via whapp si rimedia e penso: e si comincia di nulla!!!

Si parte per l’avventura: gruppo eterogeneo e messo assieme per l’occasione:  2 coppie, 2 single e 1 separata che noleggiano un furgone a 9 posti detto LA FURGONETA. L’ha procurato M. da un cliente mi fa un prezzaccio recita il primo messaggio. Segue reportage fotografico alla consegna: oh c’ha tutto… gli mancano solo le ali… perché a noi turbo ‘un ci bastava… ci s’ha i’bbiturbo!

Il mio compito è preparare la chiavetta usb con la selezione musicale per il viaggio. Pronti, via….si va!!

Un caldo bestia ma a noi che ci frega… LA FURGONETA è nuova di pacca, puzza di nuovo e c’ha un’aria condizionata performante. Al primo Km stiamo già ridendo come matti.  Che strada si fa? Si troverà casino? Che ci frega… noi si fa il FUTAPASS e in culo alla coda in autostrada! 

Al secondo Km, sento un odore familiare…mi giro e P. sta accendendo quella che lui chiama la sua medicina…. “che vuoi Dio c**e, col lavoro che fo Dio c**e, son finito Dio c**e e son pieno di “doli” e poi.. Dio c**e con tutti sto controlli se non le posso portare dentro vorrà dire che piglierò le medicine prima!!”

Battute, musica sparata, curve e P., notoriamente senza cellulare, che porta in tasca un pizzino col numero di cellulare della moglie E. “… che vuoi, se mi perdo piglio uno e gli dico: che mi chiami sto numero per piacere? E la mi mogliettina la mi viene a riprendere!!” Scusa P. ma non è più semplice comprare un cellulare? Sieeeee, vaiavaiavaia!!!

Dopo quasi due ore di viaggio, pausa caffè e pisciatina. Ci si ferma in un baretto lungo strada dove una orgogliosa barista ci fa: Altro che Guns a Imola!! Io oggi ho avuto Pupo qui a mangiare da me! E ci mostra soddisfatta il selfie con Pupone Ghinazzi che sorride a 36 denti prima di andare al “suo” concerto in riviera romagnola.

Arrivati all’autodromo, ci prepariamo (30 minuti per mangiare, impomatarsi con la crema solare, cambiarsi le scarpe e prendere gli zaini) con E. che a un certo punto sbotta ridendo “ohi ohi P. ma a ottant’anni come si fa a arrivarci? Io ti metto prima in ospizio! ” E lui: “si amore ma a Erice perché mi garba parecchio laggiù! “

E noi donne aggiungiamo: si E. ma secondo noi ti fanno anche lo sconto con questo crostino! 

Affrontiamo i controlli serrati con P. che tra una risata è un moccolo ripete alla consorte (E.stammi vicino!!).

Una volta entrati, ci stendiamo sul prato in attesa di quello che è stato un concerto strepitoso oltre ogni mia aspettativa.

Bello il clima, il sole, la gente, i miei amici e compagni di merende cosi scanzonati e ridanciani, il viaggio di andata, l’emozione dell’attesa, i gruppi di supporto. 

Sete, tanta sete e tanta coda per una birra. Passa un ragazzo di colore che porta delle lattine tra il pubblico. Lo soprannominiamo “anemia” e compriamo da lui e tutte le volte che ci riprende sete lo cerchiamo tra il casino perché a noi “anemia” sta simpatico.  Telefonate, messaggi, foto e selfie celebrativi. Si mangia per ingannare il tempo e si schiaccia anche un pisolino.

Infine Loro, un’esplosione di energia e di musica potente. Axl che ha un attimino abusato di botulino ma una Band con uno Slash imperatore della chitarra. Cala la notte e ci godiamo le quasi 3 ore di un concerto di quelli che “meritava vedere”

L’avventura non è finita, LA FURGONETA ci aspetta. Prima di mangia un boccone e vediamo il casino per tornare all’autostrada… ma a noi che ci frega… si rifà il FUTAPASS  perché noi siamo fottittimi e fubbissimi…. nonostante la vocina del nostro povero navigatore che ogni 30 secondi diceva rassegnata “ricalcolo percorso…”. Il ritorno è stato meno chiassoso, un po’ stanchi ma comunque pieno di serenità, battute, risate e odore di medicina.

Mi rimane alle spalle un giorno memorabile, mi sveglio con una certezza: 

Sarà che sono vecchia e nostalgica. Saranno i dolori che ho addosso e il mal di testa furibondo. Sarà ancora l’eco delle risate mentre in furgoneta si percorreva il Futapass… ma io ripartirei anche subito!!! 

Rock On

A.


Cambia, todo Cambia

Tante sono le cose che avrei da scrivere… dentro c’è una matassa da sciogliere e piano piano mi metterò in pari sciogliendola…

Sono reduce da 4 giorni di vacanza con le amiche, Lisbona. Una cittá bella, strana, vera, un crocevia di saliscendi (più sali che scendi!), permeata di nostalgia. La pioggia non ha aiutato ma… vacanza è vacanza. 


Molte le riflessioni tra un “prima” è un “dopo” ancora così difficile da assimilare che viene fuori nei momenti più impensabili: un viaggio scarrettato sul famigerato 28, all’ombra del Cristo Rei, guardando un panorama piovoso, sbuffando per le salite con i piedi gonfi e doloranti, mangiando un pasteis de nada… Tanti confronti in questo momento di transizione forte; la crisalide che spera di diventare farfalla. 


Il momento in cui mi sono accorta del vero cambiamento? Quando non sono riuscita ad accendere una candela in chiesa. Lo facevo sempre in ogni viaggio: accendevo il lumino e pregavo per i miei cari, per gli amici, per la mia famiglia, per i tanto desiderati figli tenendoti per mano. Sará l’aria di Lisbona? La mia ritrosia al cambiamento? Il  fado si impossessa di me all’improvviso, inaspettato e mi lascia quel famoso ovosodo sullo stomaco che ancora e soprattutto oggi già a casa, non va né su né giù. Son cambiata, perché in fondo….

Cambia lo superficial

cambia también lo profundo

cambia el modo de pensar

cambia todo en este mundo…..

….Cambia el rumbo el caminante

aunque esto le cause daño

y así como todo cambia

que yo cambie no extraño….

Cambia todo cambia…

30 day writing challenge – DAYS 14 e 15

Eh si… devo recuperare.

Day 14: il film che non mi stanco mai di guardare? Presto detto Frankenstein Junior! La cui sintesi altro non è che

Se la scienza ci insegna qualcosa, ci insegna ad accettare i nostri fallimenti come i nostri successi, con calma, dignità e classe…..Figlio di puttana, bastardo, te la farò pagare! Perché mi hai fatto questo? Perché mi hai fatto questo?!

Ed ecco la mia giornata odierna fortunatamente senza riunioni fiume di quelle che spappolano il cervello e anche i coglioni!

7:00 suona la sveglia al cellulare. Come al solito la spengo e scaravento il figofonino dove capita mezza assonnata. Inutile, tanto ho al mio fianco Lucy (una tenera Labrador 3enne) che letteralmente mi butta giù dal letto a testate… c’ha fame e non sente ragioni!!

7:10 come un automa scendo le scale con Lucy saltellante tra i piedi, cerco di non fare una caduta rovinosa e di non lasciarci un ginocchio. Le dó da mangiare e la metto fuori nel giardinetto

7:12-7:30 in ordine: caffè, bagno, lavaggio, truccaggio, vestizione e pettinata a caso. Come sempre cuscino e ritrosa battono Arianta 1-0

7:35 esco, monto in macchina e mi dirigo verso il lavoro sperando che io Dio del traffico sia clemente

8:15 si striscia il cartellino

8:30 caffè (rigorosamente al pc), sigaretta e si parte. Arrivano i miei 2 compagni di stanza e penso a quanto sono fortunata ad averli con me. Stare con loro è un piacere vero e le risate non mancano anche nei momenti di crisi e di isteria. Oggi abbiamo deciso che appenderemo al muro una lista dal titolo Quel cazzo che ce ne frega. Via via, ognuno di noi aggiungerà quello che gli pare in libertà. Ovviamente con le risate di tutti come sottofondo

9:00-13:00 lavoro interrotta da tante (troppe) telefonate. Fortunatamente tante battute di spirito aiutano a superare  la brutta moda in voga tra i dirigenti moderni ovvero lavorare con whapp… messaggi con domande di ogni tipo, senza logica e in continuazione. Questa situazione fa molto Signora Longari. Oltre alle telefonate di lavoro arrivano anche le personali e ci si destreggia come si può

13:15 intervento all’ultimo momento in una riunione. Entro e me ne vado come una meteora. Il tempo di dire a 25 persone cosa faremo e lasciarli lì a discutere…

13:30 pranzo frugale con collega e alle 14:00 già si riparte col lavoro

14:30 arriva in ufficio il 19enne maschio alfa che per studiare ha bisogno del cane da guardia. Lo metto a un tavolo bene in vista e mi tolgo la museruola. Modalità mastino ON

Durante il pomeriggio arriva inaspettato un messaggio vocale da una amica estetista che pressappoco dice: oh ho bisogno di una modella per provare un macchinario alle 19 stasera. Vieni?

Ovviamente accetto per curiosità e per la voglia di vederla perché è passato troppo tempo.  Poi mi fermo e rifletto: estetista – macchinario – laser – peli. E penso: ha chiamato me a botta sicura ‘sta stronza!! Sorrido e non vedo l’ora di vederla.

Ore 18:30 caccio il cucciolo, timbro e mi dirigo a fare da cavia

Ore 19:00 vengo accolta da 2 birre ghiacciate e dei taralli pugliesi per fermare lo stomaco. Tante chiacchere e tante risate. E. mi sei mancata assai!!

Ore 19:30 situazione surreale: ignuda a gambe all’aria su un lettino cosparsa di un gel freddissimo con E. che smanetta e prova su di me il suo nuovo costosissimo giocattolo. Non fa troppo male e resisto. Presente alla scena anche la tutor, una bellezza emiliana simpatica da morire. Tra risate, battute sulla sfumatura della patonza, frizzi e lazzi si fanno le 21.

È ora di tornare a casa. Io ed E., stanche morte, ci guardiamo complici e decidiamo di relagarci anche una cenetta assieme.

Una cosa veloce e leggera però eh?!

Ci ritroviamo a mangiare tigelle, lardo, affettati e gnocco fritto! Che volete, siamo due donne poco volubili e soprattutto poco golose.

Durante la cena finalmente ci siamo rimesse in pari ma soprattutto, abbiamo riso come matte per il nostro segnaposto

Il cactus col numero 17… destino beffardo!! Che dire… a ripensarci rido ancora di gusto!

Ore 23:50 scrivo, pubblico e cerco di dormire con lo gnocco fritto che fa sentire tutta la sua ignoranza dentro al mio stomaco.

Per la cronaca, oggi è stata giornata tranquilla.

Una stanchissima A.

30 day writing challenge – DAY 13

Sono le 1.07 e sono un po’ stanchina.

La mia giornata lavorativa è stata parecchio pesante: un sacco di numeri e cose da controllare, uno sforzo mnemonico che avrebbe messo a dura prova anche Pico della Mirandola…. torno a casa sui gomiti, ceno e finalmente mi metto il mio pigiamone antistupro che sognavo dalle cinque del pomeriggio.

Da quanto sono cotta, salto anche le prove del coro che di solito mi rimettono al mondo. Decido di riposare perché mi dico: ‘Ariantina non tirare troppo la corda che non sei più giovincella!’

Scambio di messaggi con una cara amica mentre la TV passa un western d’altri tempi con un giovanissimo Gregory Peck. D’improvviso squilla il telefono:

“Ehi ciao!”

“A. ho bisogno di aiuto! Ho fatto un incidente.  Sto bene ma…”

…ok, metto il mantello, spolvero l’aureola e via.

Fatte le telefonate di rito, indossato il primo straccio che trovo, struccata e spettinata, metto in moto l’auto e parto alla ricerca di R. Fortunatamente niente di grave, auto sfasciata e tanto tanto nervosismo (o come direbbe lui giramentodicoglioni). Recupero R. e lo porto a casa: vediamo di calmarci un attimo. “Su, raccontami che è successo” dico io. Cala l’adrenalina, cominciano gli indolenzimenti e cresce il bozzolo sulla capoccia nonostante la confezione di piselli surgelati surrogato della borsa del ghiaccio. Ci guardiamo e decidiamo:  e Pronto Soccorso sia!

Mi ritrovo in una sala d’aspetto illuminata con gelide luci a led, in sottofondo quel brusio tipico degli ospedali. Mi guardo intorno: chi dorme, chi gioca con le suonerie del cellulare, chi guarda nel vuoto. In lontananza sento una donna che singhiozza e urla tutto il suo dolore.

Io leggo, prendo un caffè e aspetto con pazienza che mi dicano che R. sta bene perché non può essere altrimenti. Mi stupisco della mia calma olimpica sorseggiando una Scweppes agli agrumi; mi sento come un pesce rosso in una bolla di vetro. Nel mio mondo non c’è la stessa aria che c’è qui. Non respiro dolore e preoccupazione. E sono entusiasta (perché di questo dovevo narrare oggi) perché R. ha solo un lieve trauma cranico, io sto bene e i miei cari stanno bene.

E per questo ringrazio.

A.

30 day writing challenge – DAY 10

Scrivi qualcosa per cui ti senti forte….

Mmmmmm

Lasciare una pagina bianca è brutto vero?

Allora diciamo: personalmente non mi ritengo una persona molto forte…anzi…direi che tendo più al fragile!! Quel che ho di buono è che mi piego (talvolta mi accartoccio quasi) ma non mi spezzo; oggi si direbbe che sono resiliente, un po’ come una canna di bamboo o un salice piangente. Questa però non è forza ma sopravvivenza..


La cosa per cui mi sento davvero forte sono le tante, tantissime persone che ho attorno. I miei “compagni di merende”, quasi un cordone sanitario. Mi stupisco quando mi sento dire ‘ma come si fa a non volerti bene?’ o meglio ancora, quando all’improvviso e in punta di piedi, arriva un angelo che fa la cosa giusta al momento giusto e rimette – come per magia – tutto nella giusta prospettiva.

Non mi sono mai sentita sola e abbandonata, ho sempre qualcuno pronto ad aiutarmi: che si tratti di un faticosissimo trasloco o di bere una birra per cazzeggiare. Ho intorno tanta disponibilità e sopratutto tanta qualità umana; ricevo emozioni positive, abbracci, spalle su cui piangere e posso godere momenti in cui ridere a crepapelle e alleggerirmi. Mi sbalordisce la varietà: uomini, donne, animali, coetanei, adolescenti, fratelli e sorelle maggiori, colleghi di lavoro…

Si, in questo direi che mi sento forte e forse, sarebbe più giusto dire, fortunata.

Chiaro che ci sono anche gli stronzi (per adesso in netta minoranza rispetto alle belle persone) indi per cui, assolutamente trascurabili anche se fanno male e incazzare.

La mia kriptonite?  Gli uomini. Tanto sono appagata e sicura nei rapporti amicali, quanto una chiavica in amore. Spero che prima o poi (più prima che poi) arriverà il principe azzurro (il colore è un dettaglio… basta sia un principe!) che mi sveglierà da questo torpore e mi farà sentire forte anche in questo campo.

Nel frattempo, conscia del fatto che dovrei essere forte e solida da me, mentre lavoro all’Arianta-affrancamento, mi godo il bello che ho… che è assai!

A.