Il riccio con le spalle larghe

Il nuovo anno ha portato in cielo una nuova stella. D. era stanca e ha mollato gli ormeggi per raggiungere suo marito.

Ho avuto il piacere di conoscere questa donna d’altri tempi ma ultra moderna, molto simile a mia nonna: generosa, presente, allegra e saggia. Un vissuto forte che trapelava in ogni suo sguardo.

D. lascia in dote a questo mondo due splendide nipoti, che ha amato come solo le nonne sanno fare, e una figlia, G., talvolta troppo convinta di dovercela fare a tutti i costi e soprattutto da sola.

G. è determinata, consapevole, disponibile, intelligente, attenta ai bisogni degli altri e sempre pronta a ridere di tutto e con tutti; una donna ferita dalla vita e da un matrimonio fallito, orgogliosa, abituata a cavarsela in ogni occasione perché, come dice anche lei, il bisognino fa trottare la vecchiarella. Una donna ormai avvezza a recitare a soggetto a seconda delle necessità: mamma, babbo, sorella, cuoca, idraulico, estetista fai da te, commercialista….

Spesso mi preoccupo per lei e le ripeto sempre: per favore, pensa un po’ anche a te! Lo dico anche se so benissimo che non lo farà.

G. è come un riccio: dentro ha un mondo che difficilmente fa vedere ed è maestra nel nascondere le sue fragilità; il prezzo da pagare per questa ‘riccitudine’ è sentirsi dire nei momenti più bui, quelli dove vorresti urlare e buttarti in terra come un lemure fingendoti morto, tanto, tu… sei forte… (roba da far incazzare anche Madre Teresa di Calcutta!)

G. però è forte davvero, più di quanto lei stessa pensi. E lo sarà ancora di più quando capirà che chi le sta attorno, me compresa, non aspetta altro che un suo cenno per condividere un pezzettino di strada e – se possibile – portare una parte di peso al suo posto per alleggerirla un po’.

Signore, dammi la forza di cambiare le cose che posso modificare, la pazienza di accettare quelle che non posso cambiare e la saggezza per distinguere la differenza tra le une e le altre.

Tommaso Moro, 1587: Preghiere della Torre

Arianta

Annunci

50 anni

Oggi è il compleanno di una persona speciale.

Una fortuna averlo incontrato sulla mia strada. Un gigante buono che, con amore, mi chiama mimma e mi avvolge tutte le volte col suo senso di protezione.

Sempre presente, sa ascoltare, simpatico, attento, premuroso, preparato sul lavoro e soprattutto tanto tanto tanto Amico.

È bello quando in un ambiente perlopiú sterile, riesci a scovare questi diamanti grezzi.

Si, perché per me P. è stato davvero un dono grande. Con lui mi sento sempre a mio agio e LIBERA: di parlare, di imprecare, di piangere, di ridere e condividere “il bono e il pocobono”.

P. è un padre amorevole, un figlio premuroso, un marito presente e un amico attento. Saldo nei principi, crede nei legami. Un uomo buono, di quelli rari da trovare e responsabile (talvolta anche troppo!, tanto da rimetterci di salute); ama la cucina e ogni occasione è buona per la convivialitá.

Insomma un compagnone che non si può fare a meno di amare e apprezzare.

Quindi, mio gigante buono… felice compleanno ♥️

A.

Donna con la Dmaiuscola

Non tutto può essere leggero e facile e – di sicuro – per me non lo sono i distacchi.

Ho già provato i cambiamenti radicali sulla mia pelle e sulle prime, mi danno sempre un’angoscia totale. Ti senti spersa, senza riferimenti: luoghi, conoscenti e amici. Questa sensazione dovrebbe essere adeguata a farci ricordare che niente e nessuno è scontato. Oggi c’è…domani, chissà… per cui dobbiamo goderne sempre appieno. Purtroppo questo non è mai il sentimento prevalente; quello che conta è la mancanza, il senso di solitudine e quella domanda… e adesso? Il tempo mi ha insegnato che il detto: chiusa una porta s’apre un portone in fondo, è vero; sulle prime però, digerirla, è comunque dura.

Una mia collega ha cambiato il posto di lavoro dopo essere stata “rottamata” perché malata. Già qui potremmo aprire una bella discussione, ma non possiamo cambiare gli eventi e subiamo questa scelta del datore di lavoro.

Ho conosciuto questa Donna con la Dmaiuscola quando anche io ho cambiato sede di lavoro, trovandomi di punto in bianco in un ambiente un po’ ostile.

Lei era lì, che mi scrutava come tutti.

Piano piano ci siamo annusate e avvicinate, ho conosciuto la sua storia e la sua malattia. Ho condiviso pomeriggi di chiacchere e cenato con la sua famiglia. Ho imparato ad amare il suo cervello ed il suo gran coraggio. Mi sono confrontata su mille argomenti, mi sono preoccupata per la sua salute e riso assieme a lei per tante cazzate.

Ho condiviso il quotidiano e mi sono lasciata sempre rimproverare per il mio modo di vestire per lei assolutamente inadeguato (i tacchi!!!). Ho vissuto l’iter della sua rottamazione e ho sentito forte come non mai il dispiacere: il suo, nel dover andare, e il mio, nel non poter far niente per trattenerla.

Il lavoro non è tutto ma ci passiamo tanto tempo e trovare delle perle è così raro…

All’avvicinarsi della sua partenza, mi sono distaccata; non è stata una cosa conscia ma l’ho fatto per proteggermi e prepararmi allo strappo. Quando l’ho realizzato, le ho subito chiesto scusa e lei ha risposto: lo so, sei fatta così, non pretendo che tu cambi…

Ha cominciato il nuovo lavoro, l’ho sentita e ho cercato di rassicurarla nel suo essere spaesata. Sono certa che supererà anche questa! La sua storia, a ragione, fa pensare che piova sempre sul bagnato; sono convinta però che le croci vengano date a chi le può portare e lei, ha le spalle tanto larghe e ha già dimostrato l’impossibile.

È fonte di grande esempio per me; è molto selettiva e il fatto che mi abbia un po’ “scelta” mi rende orgogliosa.

Stasera i colleghi le hanno organizzato una cena; sarei dovuta andare ma… sapeva troppo di addio e non avrei resistito senza piangere. L’ho chiamata e, come sempre, lei ha compreso. Ci siamo dette che non ci vogliamo perdere perché siamo preziose l’una per l’altra; sorrido e gioisco quando mi chiama Amica Mia.

E mi sento onorata, felice, preoccupata, vigliacca e in colpa perché non riesco a esserci come dovrei….

A.

Don’t Dream it… Be it!

Messaggio vocale 8:36 del mattino: …ciauuuu, senti A. io avrei due biglietti per il Rocky Horror Show domani sera e… si insomma… mi farebbe davvero piacere andarci con te, se non hai altri impegni…. 

Risposta vocale di A. ore 8:37 rochissima (stile Amanda Lear per intendersi): assolutissimamente SI! E se ho qualcosa per il Rocky mi libero sempre!

E fu così che io e una giovanissima 19enne ci avventuriamo a teatro. Sono contenta che la pulzella voglia passare una serata con me… primo perché forse non sono così vecchia dentro come fuori e poi perché, quando una nostra vicina di sedia ci chiede:  ma è sua figlia? Dopo uno sguardo complice C. dichiara: è una Zia acquisita diciamo!

Dentro di me orgoglio e tenerezza  a pacchi che ovviamente non possiamo dimostrare apertamente.

Lei è bella, magra, due occhi azzurri da paura e una chioma leonina color mogano. Quando mi dice: oh allora ci vestiamo e trucchiamo a modo! Subito le mando una foto di Magenta… io farò Columbia (con 40 kg in più!).

Viene da me e mi aiuta a scegliere i vestiti. Passiamo al trucco e al parrucco, i miei genitori ci guardano divertiti, ci prendono un po’ in giro e via!

Terza fila. Cazzo proprio posti di tutto rispetto! La gente comincia ad arrivare, mi guardo intorno e non vedo il solito pubblico di hooligans vestiti come dei maniaci sessuali. Solo un gruppo sparuto più indietro (però bellissimi, lustrini- reggicalze-calze a rete- paillettes e rossetto rosso di ordinanza). Noi in mezzo a una manica di anziane signore ingioiellate e profumate come alla prima alla Scala.

…Disagio…..

Lei giustamente dice: guarda che sono LORO che non capiscono. E il mio orgoglio per questo giovane virgulto cresciuto a pane e buona musica aumenta.

Il resto è il Rocky… bello, godibile, divertente e finalmente interamente in lingua originale (ODIO la pratica barbara di tradurre i musical….non se po’ fa’!).

Don’t Dream it, Be it….Don’t judge a book by its cover…It’s just a jump ti the left…Dr. Scott! (Uh)… Eddie (shhh)…and I realize, I’m going home

Si arriva alla fine e ci avviciniamo a salutare il gruppo di maniaci pervertiti vestiti all’uopo. Facciamo i complimenti e il Frank di turno, guardando le mie scarpe nere coi calzini bianchi INGUARDABILI mi dice: come una vera transilvana!


Il disagio è sparito, C. ha ragione: noi abbiamo capito, gli altri un po’ meno.

Applausi, sipario.



Bentornato (per ora)…

E poi c’è lui.

Uno spilungone creativo, a volte con tratti di genialità, che fa il coglione di continuo. Si, il classico tipo che spesso (e a torto!) ha mille etichette negative addosso.

Uno che legge, suona, disegna, scrive; che è curioso, zitto zitto studia, si informa e ti sorprende con citazioni e conoscenze imprevedibili ed improbabili.

Uno che ama le moto, le donne, il rock&roll e in fondo anche il suo lavoro.
Un tabagista cronico, sempre arguto, poco banale e con la battuta pronta.

Bestemmiatore, maleducato e rude più per apparenza che per altro;  ama i cani e la sua vita privata, nonostante se ne lamenti come da cliché.

Uno che fonda gruppi di musica dal sound e dal nome improponibile.

Uno che ha la capacità di attenzione di una formica ma che capisce tutto al volo. Cieco come una talpa dagli occhi scuri, sinceri e profondi.

Uno che tende a farsi i cazzi propri e a non cedere al chiacchericcio; sempre pronto a difendere i ‘fratelli’ anche nell’errore.

Uno che non fa sconti e che per due anni si è rifiutato di parlarmi perché offeso (di cosa poi, ancora lo devo capire!). Uno che poi è tornato, senza chiedere scusa, così come se ne era andato.

Uno che mi fa sempre ridere e riflettere, disponibile anche ad ascoltare (e giustamente condannare) le mie paturnie. Invece di dispensare consigli, dispensa vaffanculo curativi.

Uno che quando non c’è si sente. Uno che adesso c’è e domani – se rizza il culo e costruisce il muro – chissà….

Insomma…uno da evitare ma per me inevitabile.

Bentornato nella mia vita D.!

Me lo fai un favore?


Comincia così un surreale dialogo su whapp con un quasi sconosciuto.

La mia serata non volgeva al meglio e un po’ per curiosità e un po’ per voglia, ho rotto i coglioni a M.

M. non rientra nel novero degli AmiciconlaAmaiuscola e degli Amicidaquandosiamonati;  è una new entry del tutto casuale. Una scia di luce che ho scelto di seguire (no, non nel senso di stalker…)

Seguo e  inseguo un uomo (?) disponibile (calme donne… non in quel senso), interessante, intelligente, sempre pronto alla battuta, colto, con una buona dose di follia e una innata – quanto necessaria- ironia. Ama le serie TV e la musica, legge e quando scrive non commette errori banali di grammatica,  non è mammone ma è orso, si definisce evanescente…insomma… uno di quelli che merita conoscere al meglio. Perché in fondo, gratta gratta c’è del buono e Dio solo sa quanto è divertente e intrigante trovare tesori nascosti.

La sua migliore dote? Mi ferma al punto giusto e mi evita di appesantirmi inutilmente.

Il suo peggior difetto? Non crede nel lieto fine.

Che dire… anche solo per stasera… grazie di esserci stato. Non vedo l’ora di fare a testate dal vivo perché in fondo… la dialettica è sempre la dialettica.

Arianta

Ma perché…

Ma perché….ci si diverte così tanto con voi?

Sarà il vino rosé o il cocomero briaho, l’amaretto di Saronno riesumato dalla cantina dell’82, saranno le risate e gli sfottò sinceri,  i moccoli che volano bassi ad altezza ginocchio o i tormentoni (ma perché…) e il non riuscire a farsene una ragione, sarà che si sta tutto assieme dai più piccini ai più vecchi, saranno le zanzare che ci dissanguano, sará il cibo buono e in quantità. 

Sarà che si piglia fuoco per un nonnulla (anzi Voi perché Io sono “quella buona”), sarà la sincerità crudele e dissacrante, sarà che i figli sono quasi figli di tutti, sarà lo “sforzo” di arrivare alla mezzanotte per cantare tanti auguri ad un amico e ricominciare a brindare mentre questo sorride inebetito e contento.

Saranno le cene zeppe di gente festosa è contenta, i cori, gli sfottò, rivedere il video della partita assieme, i discorsi del presidente e le dediche in poesia per un compagno anziano valente e presente che si mette in gioco nonostante l’età.

Sarà il non giudicare mai l’altro e accoglierlo per come è, salvo poi mandarlo affanculo quando si comporta male per salvaguardare l’armonia (se in un cesto di mele una c’ha il baco si butta via la mela!).

Sará quel che vi pare ma io mi trovo davvero tanto bene con Voi e Son tanto felice di avervi incontrato. Tutti quanti, nessuno escluso…mele marce comprese.

Arianta