In ordine sparso…

Mi sto intristendo… e non va bene! 

Quindi, dopo tanti silenzi, elenco qui e adesso tutte le cose nuove, divertenti, impegnative e le cazzate che ho fatto negli ultimi 2 mesi.

Madre, so che leggi attentamente quindi, ti consiglio di interrompere qui la lettura altrimenti avrai di che brontolare o lamentarti per la figlia che ti è toccato in sorte.

Cominciamo in ordine sparso:

Serata in un locale Gay 
La fida M. una sera di fine agosto mi dice: andiamo a prendere l’amaro da C.? Ed io, ovviamente, rispondo come sempre: gnamo!  Per la prima volta entro in questo locale che per anni ho sempre visto passando per strada e che ho sempre scansato perché pieno di gay non ritenendolo adatto agli etero e soprattutto a me. Entro e vedo…sul bancone una statua a forma di fallo gigantesca tutta ricoperta di mosaico sbrilluccicante (insomma una fava stroboscopica), luci soffuse, un palo da lap dance, uomini che fumano nel locale e penso: ah, però…. conosco C., beviamo il nostro amaro, dialoghiamo amabilmente come due comari con i nostri nuovi amici gay, fumiamo una sigaretta e ascoltiamo la loro playlist di Spotify denominata frociarola 2.0. Morale: mai fermarsi alle apparenze e tornarci assolutamente


Shopping con amici Gay
C., conosciuto due sere prima ci accompagna col suo fidanzato a fare shopping. Lui è amante della Moda, ama vestirsi da donna e penso abbia più scarpe coi tacchi di qualsiasi amica che conosco. È Enzo Miccio e Carla Gozzi in una persona sola. Una puntata di “Ma come ti vesti?” da Primark. Un gusto assoluto per i vestiti e una ironia contagiosa. Tra una prova in camerino e una scelta, dispensa consigli amorosi. Assolutamente da rifare!

Serata Valigia Rossa

Se non l’avete mai fatta, oh voi Donne, ve la consiglio! Una serata tra amiche per una maggiore complicità e consapevolezza del nostro benessere soprattutto in campo sessuale. Cibo, vino, risate e aggiornamento!

Concertini sparsi

Bellissimo uscire le sere d’estate e vedere amici (e non) che suonano. Cercare il fresco e il ristoro dopo una giornata appiccicosa, ascoltare, ballonzolare, cantare e andare a letto con un bel bagaglio di adrenalina rock.

Piscina con il Club delle Prime Mogli

Per caso, decidiamo di andare in piscina e ci mescoliamo (adoro mettere insieme amico da varie estrazioni) noi 4 donne tutte separate. Nasce immediatamente il gruppo Whapp Il club delle prime mogli e anche una bella sintonia. Oh non si sono chetate un attimo!

Leggere libri a tema musicale

Fare il passaporto senza un perché e senza una meta

Maratona serie TV Suits… una droga!

Assistere al Florence Fringe Jazz Festival

Sognare cose impossibili e soprattutto ricordarsele tutte al risveglio

Gavettoni per Ferragosto con sconosciuti dopo una mangiata pazzesca

Andare al cinema e commuoversi come sempre

Dare Ripetizioni ad una dolcissima adolescente per rimediare all’ultimo tuffo matematica a Settembre. Ricevere messaggi dalla madre e vedere lei tranquilla. Faticoso ma appagante.

Conoscere gente nuova e sempre più strana e intrigante

Partecipare a qualche lutto anche molto brutto e inatteso. Fa riflettere. E tanto!

Tralascio la routine incasinata e senza regole ovvero aperitivi, cene improvvisate, messaggi improbabili con vecchi amici, ospitate al mare e le varie coccole che gli Amici mi riservano, qualche lacrima, molte incazzature a lavoro. 

Si… sono un po’ tristanzuola a volte… e quando succede è bene che mi sforzi di mettere in fila le cose e riprenda la giusta prospettiva. Perchè QUESTA, anche se non è né la vita perfetta né quella che avevo scelto né probabilmente quella che voglio, é, al momento, sicuramente la più giusta.

Arianta

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Memorie di una nipote

Caro nonno, ieri sarebbe stato il tuo compleanno e come tutti gli anni, da quando ho memoria, lo festeggio.

Prima facevamo delle gran grigliate tutti assieme con te che seduto a tavola godevi nel vederci assieme. Il cibo non era mai abbastanza perché tu, come la nonna, avevi patito la fame e le tavole con poco pane e poca acqua erano brutte da vivere. Brontolavi sempre la nonna perché “era pochino” e insistevi perché si mangiasse fino allo sfinimento.

Di te ricordo tante cose…belle, bellissime. Magari non sarai stato il nonno perfetto ma eri il MIO  nonno e tanto mi bastava.

Mi hai insegnato a innestare le piante a spacco e, dopo pranzo, nonostante la terra chiamasse, passavi un po’ di tempo a giocare a scopa con me che – ancora 5enne- imparavo a fare le somme fino a 10.

Mi hai portato nel campo con te, sul trattore, hai colto la frutta per farmela mangiare lí per lí. Spesso quando tornavi per fare la colazione mattutina, tiravi fuori dalla tasca del tuo grembiule una manciata per me (more, sorbe, ciliegie…).

Eri ossessionato quando mangiavamo una fetta di prosciutto crudo…perché potevamo strozzarci (e brontolavi la nonna e la mamma perché non ci ‘badavano’ a dovere), ansioso quando andavamo in bicicletta e quando – già  grandi – partivamo per le vacanze da soli.

Quella volta che mi punse una vespa su un piede!! Cominciai a piangere ed eravamo vicino alla vecchia tinaia. Portavi sempre la falce attaccata alla cintura. Vedo, mentre piango, che prendi questa falce, la passi sotto l’acqua e corri verso di me. In quel momento ho creduto tu volessi tagliarmi il piede e ho strillato come un’ossessa. Invece… volevi solo mettere a contatto col mio piede una cosa fredda perché il dolore passasse 😂.

Ricordo le notti in cui abbiamo dormito assieme e giocato nel letto a fare il “lucertolone”, quando ti alzavi e d’estate ci lanciavi dalla finestra l’acqua sghignazzando perché rimanevamo a chiacchere sotto la tua finestra, quando ingaggiavi la lotta senza quartiere contro i calabroni, quando ti abbiamo attaccato gli orecchioni, quando mi portavi al lavoro con te a vendere ortaggi e ti scarabocchiavo tutte le buste di carta gialla.
La preparazione della caccia, i funghi, tutti gli animali che ti ho costretto ad accudire (persino il maialino d’india che avevo visto alla Festa dell’Unitá!!).

Ricordo i tuoi occhi, la tua risata, i tuoi moccoli, la tua passione per la brillantina e per la musica (Riccardo Fogli il tuo preferito), le tue mani ruvide che mi grattano la schiena e il tuo chiamarmi mimma. La tua commozione il giorno della mia laurea e del mio matrimonio, la nostra ultima telefonata…

Sono stata davvero baciata dalla fortuna e so che ogni tanto mi guardi e sorridi! Buon compleanno Nonno.

A.

Riempire i vuoti…

Cielo blu, senza nuvole. Nonostante il sole, il vento non è afoso né appiccicoso ma gradevole, sintomo che la stagione sta volgendo a termine. 

É molto che non scrivo, tante le cose accadute in questo periodo e tanti i pensieri che occupano la mia testolina… sarà per questo che il mal di testa è un mio fedelissimo compagno di viaggio.

Questo clima fa riflettere. Sul futuro che vorrei, sul presente che ho e sul passato che non vorrei.  Mi domando sempre più spesso: Sei felice? Cosa vorresti? Chi vorresti? Che ti manca? Puoi cambiarlo? Vuoi farlo?

Poi mi fermo a pensare e torna sempre alla mente quello che mi disse una volta il dr. RP: tutto passerà quando riuscirai a riempire i tuoi vuoti interiori con altre cose e persone. Allora smetterai di guardare al passato con nostalgia, non te ne fregherà un cazzo di niente e godrai della tua Nuova Vita.

Non metto mai in dubbio cosa dice il dr. RP primo perché lo pago assai e secondo perché ho veramente uno grossa stima di lui (motivo per cui continuo a pagarlo assai).

Riempire i vuoti…. vediamo come…

In questo periodo di ferie (e di silenzio motivo per cui sono stata anche brontolata dalle supporters ufficiali) ho fatto un bellissimo viaggio a Stoccolma dove ho rivisto amici che non incontravo da 5 anni e compreso a mie spese che Stoccolma è una città carissima!

Sono stata ospitata al mare, cercata e coccolata dagli amici, partecipato a feste, cene e aperitivi divertenti.

Ho avuto incontri interessanti e intellettualmente stimolanti.

Se ne sono andate per sempre diverse persone che mi hanno fatto tanto riflettere e continuare con lo sciopero sindacale contro Gesù per manifesta momentanea incomprensione…

Ho cercato di lavorare con costrutto, inventiva e coscienza.

Ho patito il caldo anomalo e fatto buoni (e usualmente vani) propositi per il futuro….

Non ho riempito i vuoti o almeno non abbastanza da avviarmi verso la Nuova Vita del dr. RP. Ancora molto mi attende… sarà per questo che ho sempre ‘sto cazzo di mal di testa??

Arianta is back!

Concertoni #3 e #4

Beh che dire… oggi finisce il Firenze Rocks 2017.

Una tre giorni nel parco fiorentino delle cascine che per una volta è stato davvero usato dalla gente e non solo dai travestiti. 

Una tre giorni di buona, anzi ottima musica. Per la prima volta a Firenze in 42 anni assisto a una cosa del genere. 

Bello il posto che nonostante il sole cocente è ventilato. 

Bella la gente: uomini, donne, giovani e bambini. Carrozzine , marsupi, tatuaggi estrosi, addominali in libertà, polvere, sudore, autobotti di birra, scarpe da ginnastica, sandali da frate, anfibi, sorrisi, odore di fumo.

Mescolate il tutto, metteteci circa 50 mila persone a sera, sottofondo rock, ed eccovi serviti l’evento.

Ho avuto il piacere di ascoltare i Placebo (ottimi) e dei buoni (ma non buonissimi) Aerosmith il 23 giugno.



Il 24 invece un superbo, immenso, emozionante, commovente e coinvolgente Eddie Vedder preceduto da un ottimo Glen Hansard.

I due fenomeni hanno visto bene poi – per la nostra gioia –  di suonare anche insieme e farci restare ancora più a bocca aperta. 


A corredare il tutto, gli amici di sempre e i nuovi compagni di merende con cui godere del momento e una ruffiana quanto inaspettata stella cadente: lunga, grande, luminosa e altera nel dipingere un arco prefetto nel cielo di Firenze.

Insomma… ciccia di gallina e bordoni a iosa.

Rock On Arianta!!

30 day writing challenge – DAY 4

Scrivi di qualcuno che ti ispira

Mmmm, difficile questa anche perché ci sono tante persone che sono o sono state fonte di ispirazione.

Se mi concentro bene comunque, nonostante riveda i volti delle tante belle persone e i folcloristici personaggi che ho incontrato, quel viso rimane sempre in primo piano.

L’ho incontrato quando avevo 13 anni e se ne è andato quando ne avevo 18; una persona che mi è stata accanto per tutta l’adolescenza e mi ha accompagnato nella crescita e nella formazione della persona che oggi mi trovo ad essere. È stata talmente grande la sua presenza che ancora oggi, a distanza di tantissimi anni, mi scopro a pensare (soprattutto nei momenti di difficoltà): “ chissà cosa mi avrebbe detto…”

Un Uomo complesso e complicato, colto, capace di fare sfuriate fuori misura e subito dopo avvolgerti nella tenerezza come una mamma avvolge il bambino in fasce.

Un Uomo che ci regalava caramelle e ci riempiva di schiaffi e carezze con quelle grandi mani caldissime.

Un Uomo che ci ha  insegnato (dico “ci” perché  eravamo in tanti!) la bellezza dello stare assieme agli altri e per gli altri, a lottare e spendersi per un’idea (qualsiasi essa fosse), a scegliere da che parte stare perché non dovevamo mai commettere l’errore di essere “tiepidi”.

Un Uomo che ti comprendeva con uno sguardo, che ci guidava col suo esempio e con i suoi errori, che capiva le situazioni e i contesti, che non faceva differenze e che aveva spazio per tutti.

Un Uomo che ci ha insegnato il valore del gioco e dello studio, che mi ha soprannominato “lumachina”, che ci ha sempre spronato a tirare fuori i nostri talenti e ci ha reso responsabili.

Un Uomo saggio e fuori dal comune che casualmente (o forse no) era anche prete e ci ha parlato di Dio come se fosse la cosa più semplice del mondo, che ci ha lasciato in eredità un fil rouge che ci lega. Per chi ha vissuto con me quel periodo e quelle esperienze infatti, ancora oggi su determinati argomenti – quelli seri e veri che ti toccano nel profondo – non ci sono spiegazioni da dare perché…non ce n’è bisogno: è così e basta perché non può essere altrimenti. E questo, credetemi, fa tanto famiglia e dá tanta serenità e libertà.

Un Uomo che aveva sintetizzato il modo “giusto” di esserci con attenzione, pazienza, tenerezza, dono e perdono  e che ci ripeteva che il nostro cuore è più grande di quello che si pensi e genera continuamente nuove energie.

Manchi tanto… averti conosciuto ha fatto veramente la differenza e più invecchio, più mi convinco che sono stata davvero fortunata.

A.

La bellezza collaterale


A: Cinemino?

P: Si, dai! 

A: che si vede? Filmone strappalacrime?

P: bah, quello che ti pare. Tanto lo sai, IO non piango…

Così partiamo e ci rechiamo in uno di quei posti moderni senza anima (volgarmente chiamati Multisala), film scelto da me, primo spettacolo…”sennò ci si addormenta!”.

Fila alla biglietteria…le mie antenne captano un  ALLARME ROSSO…tutti i ricettori si mettono in moto e cerco la via di uscita da una situazione sgradevole. Davanti a noi, la zia dell’ex marito che, in pieno stile con la ex famiglia, fa finta di non vedermi e penso:  almeno non sono costretta a parlarci…però cazzo… sono tutto fuorché trasparente! Comunico il momento di ansia alla mitica, anzi mitologica, P. e continuiamo a parlare…arriva pure lo zio e mi convinco di avere acquisito i superpoteri di Susan “Sue” Storm e mi ridico:va bene A., tanto non c’hai voglia di interagire… e poi che gli vuoi dire mai… vuoti convenevoli sul tempo? Sorridi, testa alta e almeno a questo non ci pensare!

Usciamo da questa situazione imbarazzante dopo che P., durante la fila esclama urlando: mah…e sono anche quelli di Chiesa questi.. bravi, bravi davvero… vuoi che li mandi affanculo io? Declino l’allettante siparietto e ci dirigiamo alla sala.

Buio. Patatine, pop corn e beveroni di Pepsi e ghiaccio fanno da sottofondo al film (ogni tanto si sente il rumore inconfondibile della cannuccia che cerca l’ultima stilla di bibita).

Il film, che ha ricevuto pessime recensioni, è di quelli che ti toccano perché ti ci rivedi, provi lo stesso dolore dei protagonisti e va in scena la catarsi.

Anche P. che spavaldamente aveva dichiarato “tanto io non piango mai” si commuove, lato mio tento di resistere…ma so già che è una battaglia persa; lotto con il mio cuoricino e vince il contegno: lacrime senza singhiozzi.

“Amore, Tempo, Morte. Queste tre cose mettono in contatto ogni singolo essere umano sulla Terra (…) desideriamo l’amore, vorremmo avere più tempo e temiamo la morte.”

Questo il tema. Questo il succo. Un profondo dolore rimette in discussione ogni cosa, solo l’accettazione della bellezza collaterale (un gesto inatteso, gli amici presenti, un incontro, il miracolo della vita) l’impiego “giusto” del tempo e lo spazio all’amore, portano alla salvezza.

Banale? Forse si. Ma comunque fa sempre bene rifletterci su un po’…

Il tempo si arrabbia: “io sono il tempo! Sono un regalo! E tu lo butti via!

L’amore supplica : “io sono la ragione di ogni cosa! Se riesci ad accettarlo forse tornerai a vivere!”

La morte, di fronte a se stessa, ispira alla positività: “La cosa importante è cogliere la bellezza collaterale che è il legame profondo con tutte le cose”

A. riflette, si immedesima e piange.

Buona visione.