Memorie di una nipote

Caro nonno, ieri sarebbe stato il tuo compleanno e come tutti gli anni, da quando ho memoria, lo festeggio.

Prima facevamo delle gran grigliate tutti assieme con te che seduto a tavola godevi nel vederci assieme. Il cibo non era mai abbastanza perché tu, come la nonna, avevi patito la fame e le tavole con poco pane e poca acqua erano brutte da vivere. Brontolavi sempre la nonna perché “era pochino” e insistevi perché si mangiasse fino allo sfinimento.

Di te ricordo tante cose…belle, bellissime. Magari non sarai stato il nonno perfetto ma eri il MIO  nonno e tanto mi bastava.

Mi hai insegnato a innestare le piante a spacco e, dopo pranzo, nonostante la terra chiamasse, passavi un po’ di tempo a giocare a scopa con me che – ancora 5enne- imparavo a fare le somme fino a 10.

Mi hai portato nel campo con te, sul trattore, hai colto la frutta per farmela mangiare lí per lí. Spesso quando tornavi per fare la colazione mattutina, tiravi fuori dalla tasca del tuo grembiule una manciata per me (more, sorbe, ciliegie…).

Eri ossessionato quando mangiavamo una fetta di prosciutto crudo…perché potevamo strozzarci (e brontolavi la nonna e la mamma perché non ci ‘badavano’ a dovere), ansioso quando andavamo in bicicletta e quando – già  grandi – partivamo per le vacanze da soli.

Quella volta che mi punse una vespa su un piede!! Cominciai a piangere ed eravamo vicino alla vecchia tinaia. Portavi sempre la falce attaccata alla cintura. Vedo, mentre piango, che prendi questa falce, la passi sotto l’acqua e corri verso di me. In quel momento ho creduto tu volessi tagliarmi il piede e ho strillato come un’ossessa. Invece… volevi solo mettere a contatto col mio piede una cosa fredda perché il dolore passasse 😂.

Ricordo le notti in cui abbiamo dormito assieme e giocato nel letto a fare il “lucertolone”, quando ti alzavi e d’estate ci lanciavi dalla finestra l’acqua sghignazzando perché rimanevamo a chiacchere sotto la tua finestra, quando ingaggiavi la lotta senza quartiere contro i calabroni, quando ti abbiamo attaccato gli orecchioni, quando mi portavi al lavoro con te a vendere ortaggi e ti scarabocchiavo tutte le buste di carta gialla.
La preparazione della caccia, i funghi, tutti gli animali che ti ho costretto ad accudire (persino il maialino d’india che avevo visto alla Festa dell’Unitá!!).

Ricordo i tuoi occhi, la tua risata, i tuoi moccoli, la tua passione per la brillantina e per la musica (Riccardo Fogli il tuo preferito), le tue mani ruvide che mi grattano la schiena e il tuo chiamarmi mimma. La tua commozione il giorno della mia laurea e del mio matrimonio, la nostra ultima telefonata…

Sono stata davvero baciata dalla fortuna e so che ogni tanto mi guardi e sorridi! Buon compleanno Nonno.

A.

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18 Luglio 2006 – 13 Giugno 2017

E con te se ne va un altro pezzettino ci cuore…

Stasera piango te. Alle 7.00 stamani mi è arrivato un laconico messaggio, spero tu non abbia sofferto e che tu sia stato amato da tutti quando io non c’ero più.

Ti ho dovuto lasciare 4 anni fa. Ti ho sempre pensato. Sei stato la mia compagnia nei momenti più tristi e nella mia profonda solitudine. Un bordino caldo per la mia anima.

Sei stato un cane agitato, simpatico, testardo, pasticcione, disobbediente, scalatore e nuotatore, mangiatutto, birichino, abbaione, amante delle coccole, grande scavatore di buche.


Ricordo ancora quando cercavi di seppellire il tuo osso finto sul parquet in casa; le buche non venivano? Allora spostavi col muso le tende in silenzio e con circospezione per nascondercelo. Nessuno doveva vederti! Eri così buffo!!! 

Quando saltavi e staccavi le nespole dall’albero… quanto ti piacevano… 

Quando ti chiudevamo fuori e abbaiavi incessantemente perché volevi entrare in casa, facendo incazzare tutto il vicinato.

Quando camminavi sulle Dolomiti col tuo fazzoletto rosso al collo. Andavi avanti ma… finché non arrivavo, non ripartivi. Mi aspettavi…sempre!!

Quando non volevi montare in macchina perché ti dava noia, la tua paura del vuoto, la tua prima volta sulle scale mobili e al ristorante nella nostra mini vacanza in Umbria.

Quando sei scappato e hai fatto una notte fuori casa. 

Quando S. ha deciso di castrarti.  E ti fotografavo dicendo che eri un cane spallato.

Quando ti ho beccato a masturbarti con una coperta credendo che ti fossi ferito.. che imbarazzo quella telefonata al veterinario.

Quando beccavi i forasacchi e si doveva fare le corse per levarteli.

Quando tornavi profumato dalla toilette dopo aver fatto fare il bagno a quella povera ragazza che ti doveva lavare e asciugare.

Quando riportavi la Palla e i legni.

Quando mi stavi accanto sul divano a vedere la TV col caminetto acceso.

Quando appoggiavi il tuo testone sui miei piedi incurante dell’afa. 

Quando godevi facendo il bagno nelle vasche all’orto e dormivi sotto lo split dell’aria condizionata. 

Ieri sera tornavo a casa, ascoltavo la musica e mi sono ritrovata a piangere senza motivo; era la stessa ora in cui tu te ne andavi. Anche se una coincidenza, credo sia una bella coincidenza. 

Sarai sempre con me Pedrone e scusami se ti ho abbandonato. Spero tu non ti sia accorto della mia mancanza.

Arianta

Il volo dell’amore

È da ieri che vi penso. Non leggerete mai questo mio scritto. Ma vi penso. E vi ho pensato tantissimo in questi anni di blocco.

Non riesco lontanamente a immaginare quel misto di paura, gioia, adrenalina, dubbio, stanchezza, groppo allo stomaco che forse vi hanno assalito mentre siete saliti su quell’aereo. Vi siete preparati per tanto, ma come sempre succede, quando ci siamo…le nostre emozioni non rispondono mai a come le abbiamo programmate. Spero di non peccare di presunzione pensandovi così.

Immagino che abbiate dormito abbracciati la notte prima della partenza e che, scortati da una cara amica, abbiate ingannato il tempo del viaggio fino all’aeroporto con amabili chiacchere durante il tragitto.

Immagino quattro (anzi sei!!) occhi che si parlano e due mani che si stringono, scalino dopo scalino, accompagnate dal rombo dei motori e dei flap che si aprono e si chiudono.

Immagino l’attesa del viaggio e l’ansia all’atterraggio e assaporo la gioia che vivrete quando conoscerete i vostri due figli.

Scrivo e piango. Ripenso al passato. Al vostro e al mio. Piango di gioia per voi e per il vostro coraggioso amore. E credo che non ci siano parole più adatte di questa breve  storia di Hesse per descrivervi.

C’era una volta un giovane innamorato di una stella. In riva al mare tendeva le braccia e adorava la stella. La sognava e le rivolgeva i suoi pensieri. Ma sapeva, o credeva di sapere, che le stelle non possono essere abbracciate dall’uomo. Considerava il suo destino amare senza speranza un astro. 

Su questo pensiero costruì un poema di rinunce e di mute sofferenze che dovevano purificarlo e renderlo migliore. Tutti i suoi sogni però continuavano a essere rivolti alla stella.

Una notte si trovava di nuovo su un altro scoglio in riva al mare e stava a guardare la stella ardendo d’amore. Nel momento di maggior desiderio, spiccò un balzo nel vuoto per andare incontro alla stella. Ma nell’attimo stesso in cui si librava nel balzo, un pensiero gli attraversò la mente: no, impossibile che la raggiunga!

E così cadde, perché non sapeva amare. Se mentre si trovava nel vuoto avesse avuto la forza di credere fortemente nel suo amore, sarebbe di certo volato in alto. L’amore non deve contemplare e nemmeno pretendere. L’amore deve avere la forza di diventare certezza dentro di sé.

Voi due avete creduto possibile l’impossibile e così avete volato, insieme, in alto.

Voi quattro, tornerete e continuerete a volare perché ormai l’amore è una certezza dentro di voi.

Ed io, almeno stavolta, spero di trovare la forza di esserci e di essere una buona “zia”.

Con tutto il mio cuore.

A.

30 Day Writing Challenge – DAY 19

Come è strana la vita…

Ricordo ancora quando ho incontrato il mio primo amore, quello con la A maiuscola; ero in fila alla mensa universitaria con gli amici di sempre…passa un tizio…alto alto e robusto, camicia a quadri, zaino Invicta in spalla, capelli lunghi e barba incolta.

Un mio caro amico (per il quale avevo anche una cottarella) lo ferma e gli chiede: Oh L., come è andata Scienza? Lui, stralunato ma felice, dice di essere passato e se ne va di corsa. E chiedo? Quello chi è? E mi rispondono in coro: Il L.!! Un ragazzo ammodo!

Lo rincontro in facoltà, complici questi amici in comune; alla fine ci troviamo a pranzo allo stesso tavolo quasi tutti i giorni e a frequentare assieme l’entusiasmante corso di Litologia e Geologia. Da lì in poi, come sia partita non lo so. Ricordo – e ne ridevamo spesso – che un sabato sera mi arriva una sua telefonata per andare al cinema. Io, pronta per andare a ballare con le mie amiche, lo rimbalzo (vuoi mettere la differenza di divertimento? penso tra me e me). Sento che ci rimane male e per rimediare gli dico: dai, andiamo domani!

L’indomani ci siamo visti ma al cinema non ci siamo mai arrivati. Dopo…solo 15 anni assieme di cui 10 di matrimonio.

Non ricordo altro. Da quando te ne sei andato e mi hai cancellato dalla tua vita sostituendomi con altre, non riesco più a recuperare i momenti felici nei cassetti della memoria. Dice che sia normale, che sia un meccanismo di autodifesa…Sarà…ma non ci sono più momenti belli. Solo gli ultimi 3 anni di delusioni, rabbia inespressa, patimento, lacrime, rammarico, sensi di colpa e di inadeguatezza, le ferite da leccare, una quotidianità da ricostruire ma soprattutto…incredulità. Il Mio S. non è questo, mi ripetevo. Poi, i fatti hanno parlato e ho dovuto scontrarmi con la realtà e con l’immagine sbagliata che mi ero fatta di te. La difficile gestione del fallimento e dello sbaglio madornale….

Son arrabbiata con te, ci avevo investito tanto…tutto; ho cercato di lasciarti comunque libero nelle tue scelte.Ti ho aspettato, non battagliando con gli avvocati e accettando tutto quello che volevi. Avevamo fatto una promessa. Tu mi avevi fatto una promessa. Anziché accompagnarmi nella tua scelta e aver cura di me con responsabilità (le scelte si fanno ma ci si assume anche le responsabilità!) ed aiutarmi a superarla, sei sparito e hai tirato fuori una cattiveria inaspettata e gratuita, quasi come se fosse colpa mia o dovesse essere colpa mia per forza… Magari, preso dalla tua nuova vita non ti sei nemmeno accorto di quello che hai fatto…o forse si. Mi hai ‘semplicemente’ scritto che ti ho rovinato la vita e dipinta come una malata di mente (si, soffrivo di attacchi di panico ed erano limitanti, ma lo erano in primis per me!) e probabilmente hai convinto i tuoi e i tuoi amici di questa verità. Adesso quello che pensi di me è evidente, ma per tutto questo astio, devo essere stata veramente una moglie orribile.

Non ho comunque reagito nella speranza, magari tra tanti tanti anni, di poter recuperare un qualche rapporto con la persona con cui ho condiviso metà della mia vita.

….Quanto è lontana adesso quella timida telefonata di quel sabato sera invernale….

Spesso mi trovo a dire alle amiche sai? se fosse morto sarebbe meglio; almeno avrei i bei ricordi e mantenuto integra l’immagine del mio Amore con la Amaiuscola. Poi mi dico che queste cose non le devo neanche pensare perché il male non si augura a nessuno…

Come è strana la vita….nel giorno in cui dovevo scrivere del mio primo Amore, il mio primo Amore ha fissato la data per firmare la nostra separazione il prossimo 4 maggio…..


A.

30 day writing challenge – DAY 11


Cosa sarebbe successo se…quel giorno tu non fossi venuto in mio aiuto,  non ci fossimo sentiti per telefono,  fossi stata più forte e più salda

Cosa sarebbe successo se…non avessimo riso e pranzato insieme, non mi avessi tenuto testa, non mi avessi vista piangere, non avessi ricevuto le attenzioni che cercavo, non mi avessi fatto sentire importante, non mi fossi sentita felice anche solo nelle briciole

 Cosa sarebbe successo se...fossimo rimasti nei limiti, se non ci fossimo annusati e cercati, se non ti avessi amato e coccolato, se non avessimo discusso, se non ti fossi impaurito e annoiato, se mi avessi dato la possibilità di verbalizzare cosa avevo dentro, se non ci fossimo allontanati

Cosa sarebbe successo se… ci fossimo incontrati altrove e molto prima, fossimo stati più liberi e meno egoisti, se avessimo avuto più tempo per noi

Forse non proverei questa amarezza tipica dell’occasione mancata. Forse non avremmo avuto futuro. Forse sarei la madre dei tuoi figli. Forse la tua peggior nemica. Forse saresti ancora mio amico. Forse avremmo scalato le montagne e visitato posti speciali. Forse ci saremmo presi a schiaffi.

Forse…

A.

La bellezza collaterale


A: Cinemino?

P: Si, dai! 

A: che si vede? Filmone strappalacrime?

P: bah, quello che ti pare. Tanto lo sai, IO non piango…

Così partiamo e ci rechiamo in uno di quei posti moderni senza anima (volgarmente chiamati Multisala), film scelto da me, primo spettacolo…”sennò ci si addormenta!”.

Fila alla biglietteria…le mie antenne captano un  ALLARME ROSSO…tutti i ricettori si mettono in moto e cerco la via di uscita da una situazione sgradevole. Davanti a noi, la zia dell’ex marito che, in pieno stile con la ex famiglia, fa finta di non vedermi e penso:  almeno non sono costretta a parlarci…però cazzo… sono tutto fuorché trasparente! Comunico il momento di ansia alla mitica, anzi mitologica, P. e continuiamo a parlare…arriva pure lo zio e mi convinco di avere acquisito i superpoteri di Susan “Sue” Storm e mi ridico:va bene A., tanto non c’hai voglia di interagire… e poi che gli vuoi dire mai… vuoti convenevoli sul tempo? Sorridi, testa alta e almeno a questo non ci pensare!

Usciamo da questa situazione imbarazzante dopo che P., durante la fila esclama urlando: mah…e sono anche quelli di Chiesa questi.. bravi, bravi davvero… vuoi che li mandi affanculo io? Declino l’allettante siparietto e ci dirigiamo alla sala.

Buio. Patatine, pop corn e beveroni di Pepsi e ghiaccio fanno da sottofondo al film (ogni tanto si sente il rumore inconfondibile della cannuccia che cerca l’ultima stilla di bibita).

Il film, che ha ricevuto pessime recensioni, è di quelli che ti toccano perché ti ci rivedi, provi lo stesso dolore dei protagonisti e va in scena la catarsi.

Anche P. che spavaldamente aveva dichiarato “tanto io non piango mai” si commuove, lato mio tento di resistere…ma so già che è una battaglia persa; lotto con il mio cuoricino e vince il contegno: lacrime senza singhiozzi.

“Amore, Tempo, Morte. Queste tre cose mettono in contatto ogni singolo essere umano sulla Terra (…) desideriamo l’amore, vorremmo avere più tempo e temiamo la morte.”

Questo il tema. Questo il succo. Un profondo dolore rimette in discussione ogni cosa, solo l’accettazione della bellezza collaterale (un gesto inatteso, gli amici presenti, un incontro, il miracolo della vita) l’impiego “giusto” del tempo e lo spazio all’amore, portano alla salvezza.

Banale? Forse si. Ma comunque fa sempre bene rifletterci su un po’…

Il tempo si arrabbia: “io sono il tempo! Sono un regalo! E tu lo butti via!

L’amore supplica : “io sono la ragione di ogni cosa! Se riesci ad accettarlo forse tornerai a vivere!”

La morte, di fronte a se stessa, ispira alla positività: “La cosa importante è cogliere la bellezza collaterale che è il legame profondo con tutte le cose”

A. riflette, si immedesima e piange.

Buona visione.

Memories….

Sono stata indecisa tutto il giorno.

Ricordo ancora dove ero 18 anni fa. 

Io ed il mio allora “fidanzato perfetto” eravamo andati a fare una gita fuori porta a Pienza e Montepulciano. Di tutta l’uscita, ricordo solo la fitta e densa nebbia che si tagliava a fette; la costante di tutta la giornata. Poco importava il meteo… mi sentivo una principessa: amata, desiderata, protetta e coccolata..poco importava tutto quanto.

In effetti, a pensarci bene , il cielo dei segnali ben precisi me li aveva mandati; allora non ero in grado di capire tanto ero impegnata a vivermi la mia storia perfetta che avevo aspettato con pazienza.

Ricordo che al ritorno ci dissero che eri nato. 

“Che bello” – pensai- “sono zia!”.

Nonostante  avessi già due fratelli (e quindi tecnicamente fossi già una zia navigata)… tu eri il primo neonato che ho avuto il piacere di vedere crescere e ti sentivo un po’ più mio (anche se vi ho adorato tutti e quattro).

Scorrono davanti agli occhi impietose le immagini: un frugoletto in fasce, mentre ti ciucci l’indice e il medio con quella faccia a pizzicorino, il primo cinema tutti assieme, lo zucchero filato che volevi e che mai finivi, le partite a Bazzicotto i Coloni di Katan e le Risikate, il tuo camminare scalzo sui sassi d’estate, la tua camminata a giobbarello, le merende, le litigate per farti lavare i piedi prima di montare sul divano, il tuo “vado dalla Zia a farle compagnia”, le tue domande, le tue risate, il baseball, allo stadio in bicicletta, il tuo primo concerto…. e tanto altro.

Ti ho lasciato 3 anni fa, quindicenne ribelle in piena crisi adolescenziale.

Adesso sei “grande” come grande è il vuoto che sento dentro adesso. Sapevo che mi sarei persa tanto di te e dei tuoi fratelli, ma non ho avuto la forza di rimanere con voi; ho dovuto scegliere e ho scelto me. Chissà… magari un giorno…

No, la telefonata non te l’ho fatta e ho rinunciato anche a mandarti un messaggio di auguri. Ormai non faccio più parte del tuo mondo ma tu farai sempre parte del mio, nonostante tutto.

Buon compleanno L.