Ma perché…

Ma perché….ci si diverte così tanto con voi?

Sarà il vino rosé o il cocomero briaho, l’amaretto di Saronno riesumato dalla cantina dell’82, saranno le risate e gli sfottò sinceri,  i moccoli che volano bassi ad altezza ginocchio o i tormentoni (ma perché…) e il non riuscire a farsene una ragione, sarà che si sta tutto assieme dai più piccini ai più vecchi, saranno le zanzare che ci dissanguano, sará il cibo buono e in quantità. 

Sarà che si piglia fuoco per un nonnulla (anzi Voi perché Io sono “quella buona”), sarà la sincerità crudele e dissacrante, sarà che i figli sono quasi figli di tutti, sarà lo “sforzo” di arrivare alla mezzanotte per cantare tanti auguri ad un amico e ricominciare a brindare mentre questo sorride inebetito e contento.

Saranno le cene zeppe di gente festosa è contenta, i cori, gli sfottò, rivedere il video della partita assieme, i discorsi del presidente e le dediche in poesia per un compagno anziano valente e presente che si mette in gioco nonostante l’età.

Sarà il non giudicare mai l’altro e accoglierlo per come è, salvo poi mandarlo affanculo quando si comporta male per salvaguardare l’armonia (se in un cesto di mele una c’ha il baco si butta via la mela!).

Sará quel che vi pare ma io mi trovo davvero tanto bene con Voi e Son tanto felice di avervi incontrato. Tutti quanti, nessuno escluso…mele marce comprese.

Arianta

Annunci

30 day writing challenge – DAY 1

Pronti… attenti…. via!

10 cose che mi rendono davvero felice (non in ordine ma alla rinfusa come me!)

  • Cantare e ridere col mio Coro
  • La colazione a letto (meglio se te la porta qualcuno)
  • Andare ai concerti (ma solo di qualità eh?!)
  • Fare l’amore
  • Leggere sotto l’ombrellone con il rumore della risacca in sottofondo
  • Il caffè appena sveglia
  • Una birra ghiacciata in una afosa sera d’estate, un bel panorama e un buon amico con cui tirare tardi
  • La trippa della Nonna
  • Giocare coi bambini e sentirli ridere
  • Le coccole

I Teorema di Arianta

Tra le tante idee che affollano la mia testolina c’è anche quella di poter definire la felicità con una regola matematica.

Se ve lo state chiedendo… sono sobria.

Dicevamo…

La smania di essere felici generalmente ci attanaglia e soprattutto dopo la mia separazione ho cominciato a chiedermi: che cosa è la felicità? Ho cominciato anche a interrogare le persone su questo tema aumentando – se possibile- l’entropia emotiva.

Risposta affatto banale.. .c’è chi sostiene che la felicità sia una chimera e che in fondo serva soltanto stare sereni (senza #!!!) e vivere ciò che ci si presenta davanti con i vari stati d’animo annessi e connessi; chi la insegue per tutta la vita vivendo con frustrazione i momenti di stanca; chi mi ha risposto machecazzodidomandefai? And so on…

Il mio bisogno estremo di inscatolare tutto e dare ossessivamente e compulsivamente un senso a tutto (anche se come dice Vasco… un senso non ce l’ha) mi ha fatto ricorrere alla matematica.

Ergo, come ogni teoria che si rispetti, sto mettendo ambiziosamente a punto una formula che esprima cosa è la felicità che potremo chiamare (anche con estrema umiltà direi!!!)  il I teorema di Arianta.

Siamo ovviamente alla fase embrionale, perché i fattori sono infiniti, molteplici e soggettivi ed è estremamente difficile razionalizzare tutto e sintetizzare con una formula… ma da ora a quando morirò spero di essere arrivata alla messa a  punto quasi definitiva.

I teorema di Arianta

FELICITÀ = Realtà + Attesa + Pensieri – Aspettativa

La Realtà è immutabile e direi  spessissimo una variabile indipendente dal nostro potere. Qualora possiamo agire sul nostro presente, dovremo cercare di portare la Realtà ad avere segno positivo sempre altrimenti… la felicità tenderà sempre al negativo quindi… più la realtà farà schifo più saremo infelici

Qui entrano in gioco i nostri Pensieri che dipendono strettamente da come facciamo frullare il nostro cervello; se riusciamo (comunque e nonostante tutto) ad avere pensieri positivi, la nostra felicità aumenterà…viceversa …sarà un disastro annunciato!

L’Attesa, la prendiamo invece in valore assoluto e la consideriamo come un quid da aggiungere alla realtà perché attesa significa avere dei sentimenti positivi per qualcosa che deve accadere di sicuro. L’attesa per Babbo Natale, per la nascita di un bambino, per il primo appuntamento, per l’uscita con le amiche, per il prossimo concerto.. insomma tutte cose belle che hanno da venire. Quindi.. Più viviamo una vita in attesa delle nostre cose belle, più aumentiamo la nostra felicità.

L’Aspettativa… beh, è il nostro peggior nemico. Io per prima ne ho un sacco soprattutto verso gli altri. Se l’altro non fa quello che ti aspetti, sogni, vuoi.. beh scatta la frustrazione e… Zac! Si comincia a stare male.

Beato colui che non si aspetta nulla perché non sarà mai deluso.

(Alexander Pope)

A.

Gli occhi della felicità 

Domani M. si sposa. Si sposa con F. In comune e con una figlia presente e partecipe.

M. e F. sono due donne che hanno incrociato il loro cammino un annetto fa e da lì è partita una spirale infinita di felicità che ha travolto anche noi colleghi dell’ufficio inizialmente un po’ scettici.

M. ha mollato tutto, venduto casa e si è trasferita in un’altra città lasciando le comodità e le proprie zone di comfort per una vita da pendolare. Fisicamente non è stata molto bene ma ha tenuto botta, come solo una guerriera fa, per arrivare alla realizzazione del proprio sogno.

Ricordo quando un paio di anni fa l’accompagnai da un mio amico medico; mentre aspettavamo in sala d’attesa parlavamo della sua omosessualità, della visione del futuro  e dei rapporti, della filosofia di vita e della questione figli. Lei mi disse che non sentiva il bisogno, per essere appagata, di essere moglie e madre. Bisogno che invece io sentivo e sento tuttora.

Adesso, con F., ha trovato una dimensione nuova. Vuole essere moglie e adora essere madre.

Oggi l’ho vista, dimagrita e stanca come solo le spose riescono a essere, ma con due occhietti neri che traboccavano di felicità: per gli amici che la festeggiavano, per l’attesa (che non è aspettativa), per un mazzo di rose bianche e per la vita che si prepara a vivere.


M. e F. non sono una famiglia cosiddetta tradizionale. La mia era classica e socialmente accettata ma in fondo…sapeva poco di famiglia. 

Quella di M. invece, sarà una famiglia perché c’è amore, rispetto, voglia di condividere tutto (sia il buono che il poco buono), una dose di follia e incoscienza, due belle esperienze di vita alle spalle che decidono di prendersi per mano e fare un pezzo di strada assieme.

Buona vita cara M., brilla sempre come adesso e continua a contagiarci con la tua gioia.

A.