Il Principe con la cravatta bagnata

Divago dal challenge perché sono di giorni che rifletto su questo fatto.

Due giorni fa, nella mia Firenze, una ragazza di 19 anni, ha deciso che era arrivato il momento di provare a porre fine alla sua esistenza buttandosi in Arno. Passavano di lì due vigili urbani in motocicletta: osservano, vedono che c’è qualcosa di strano nell’aria e si fermano.

Passo indietro: lavoro in Polizia Municipale come “civile” da un paio di anni e ho avuto l’occasione di conoscere tante persone e incrociare tante storie. Conosco, anche se molto poco, quesi due vigili che fanno parte del reparto i cui componenti chiamo amorevolmente e scherzosamente “i mostri”. (Si, lo so… ma da sempre amo dare soprannomi fantasiosi o evocativi alle cose e alle persone, che ci volete fare!). I mostri, sono un tantinello polemici, autoreferenziali e maschilisti – anche se ci sono delle valorose centaure che alzano la quota rosa- ma riconosco, che sono davvero davvero bravi e fanno un lavoro non comune.

Tornando al fatto…uno dei due mostri, uno spilungone secco secco, riservato, di quelli che sul lavoro non dá tanta confidenza, decide di togliersi casco-giubbotto-cinturone-stivali e buttarsi nell’Arno in piena. 

Il resto è cronaca cittadina. Raggiunge la ragazza a nuoto, la porta a riva, il solito tizio riprende tutto col telefonino, escono tutti fortunatamente salvi dall’acqua. Fatica, applausi, gioia, la ribalta dei giornali, le autorità che si congratulano, le interviste, i commenti della gente sui social, il Sindaco che giustamente conferirà  ad A. il Fiorino d’Oro.

In ufficio si è subito percepito la grandezza del gesto di A., un po’ di ammirazione, un po’ di sana invidia, tanto orgoglio per un lavoro spesso mal giudicato da noi ‘civili’.

Finirà la ribalta, finiranno i nostri politici di cavalcare la notizia e farsi fotografare con A. solo per fare un tweet o un post di Facebook o rilasciare una dichiarazione ai giornali.

Rimarrà una ragazza giovane che avrà una lunga strada da percorrere per uscire fuori dal suo tunnel, la faticosa nuotata contro le correnti di A.

Rimarrà un gesto che entrerà nelle leggende del Corpo ma soprattutto il cuore grande di un uomo che, pagato poco e spesso considerato il giusto dal proprio datore di lavoro, non ci pensa… e si butta, anche a rischio della propria vita.

Rimarrà la gioia di tutti i colleghi perché ce l’ha fatta, una onorificenza meritatissima e soprattutto…quel fermo immagine di A. che esce dall’Arno, bagnato fradicio in cravatta che tanto mi ha fatto sorridere.

In fondo, un principe che salva una principessa può essere anche un vigile bagnato in camicia e cravatta. La differenza la fa il cuore; A. ne ha dimostrato tanto.

E il mondo è un posticino migliore anche grazie a lui. Ergo.. Grazie

A.

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