30 Day Writing Challenge – DAY 19

Come è strana la vita…

Ricordo ancora quando ho incontrato il mio primo amore, quello con la A maiuscola; ero in fila alla mensa universitaria con gli amici di sempre…passa un tizio…alto alto e robusto, camicia a quadri, zaino Invicta in spalla, capelli lunghi e barba incolta.

Un mio caro amico (per il quale avevo anche una cottarella) lo ferma e gli chiede: Oh L., come è andata Scienza? Lui, stralunato ma felice, dice di essere passato e se ne va di corsa. E chiedo? Quello chi è? E mi rispondono in coro: Il L.!! Un ragazzo ammodo!

Lo rincontro in facoltà, complici questi amici in comune; alla fine ci troviamo a pranzo allo stesso tavolo quasi tutti i giorni e a frequentare assieme l’entusiasmante corso di Litologia e Geologia. Da lì in poi, come sia partita non lo so. Ricordo – e ne ridevamo spesso – che un sabato sera mi arriva una sua telefonata per andare al cinema. Io, pronta per andare a ballare con le mie amiche, lo rimbalzo (vuoi mettere la differenza di divertimento? penso tra me e me). Sento che ci rimane male e per rimediare gli dico: dai, andiamo domani!

L’indomani ci siamo visti ma al cinema non ci siamo mai arrivati. Dopo…solo 15 anni assieme di cui 10 di matrimonio.

Non ricordo altro. Da quando te ne sei andato e mi hai cancellato dalla tua vita sostituendomi con altre, non riesco più a recuperare i momenti felici nei cassetti della memoria. Dice che sia normale, che sia un meccanismo di autodifesa…Sarà…ma non ci sono più momenti belli. Solo gli ultimi 3 anni di delusioni, rabbia inespressa, patimento, lacrime, rammarico, sensi di colpa e di inadeguatezza, le ferite da leccare, una quotidianità da ricostruire ma soprattutto…incredulità. Il Mio S. non è questo, mi ripetevo. Poi, i fatti hanno parlato e ho dovuto scontrarmi con la realtà e con l’immagine sbagliata che mi ero fatta di te. La difficile gestione del fallimento e dello sbaglio madornale….

Son arrabbiata con te, ci avevo investito tanto…tutto; ho cercato di lasciarti comunque libero nelle tue scelte.Ti ho aspettato, non battagliando con gli avvocati e accettando tutto quello che volevi. Avevamo fatto una promessa. Tu mi avevi fatto una promessa. Anziché accompagnarmi nella tua scelta e aver cura di me con responsabilità (le scelte si fanno ma ci si assume anche le responsabilità!) ed aiutarmi a superarla, sei sparito e hai tirato fuori una cattiveria inaspettata e gratuita, quasi come se fosse colpa mia o dovesse essere colpa mia per forza… Magari, preso dalla tua nuova vita non ti sei nemmeno accorto di quello che hai fatto…o forse si. Mi hai ‘semplicemente’ scritto che ti ho rovinato la vita e dipinta come una malata di mente (si, soffrivo di attacchi di panico ed erano limitanti, ma lo erano in primis per me!) e probabilmente hai convinto i tuoi e i tuoi amici di questa verità. Adesso quello che pensi di me è evidente, ma per tutto questo astio, devo essere stata veramente una moglie orribile.

Non ho comunque reagito nella speranza, magari tra tanti tanti anni, di poter recuperare un qualche rapporto con la persona con cui ho condiviso metà della mia vita.

….Quanto è lontana adesso quella timida telefonata di quel sabato sera invernale….

Spesso mi trovo a dire alle amiche sai? se fosse morto sarebbe meglio; almeno avrei i bei ricordi e mantenuto integra l’immagine del mio Amore con la Amaiuscola. Poi mi dico che queste cose non le devo neanche pensare perché il male non si augura a nessuno…

Come è strana la vita….nel giorno in cui dovevo scrivere del mio primo Amore, il mio primo Amore ha fissato la data per firmare la nostra separazione il prossimo 4 maggio…..


A.

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