30 day writing challenge – DAY 13

Sono le 1.07 e sono un po’ stanchina.

La mia giornata lavorativa è stata parecchio pesante: un sacco di numeri e cose da controllare, uno sforzo mnemonico che avrebbe messo a dura prova anche Pico della Mirandola…. torno a casa sui gomiti, ceno e finalmente mi metto il mio pigiamone antistupro che sognavo dalle cinque del pomeriggio.

Da quanto sono cotta, salto anche le prove del coro che di solito mi rimettono al mondo. Decido di riposare perché mi dico: ‘Ariantina non tirare troppo la corda che non sei più giovincella!’

Scambio di messaggi con una cara amica mentre la TV passa un western d’altri tempi con un giovanissimo Gregory Peck. D’improvviso squilla il telefono:

“Ehi ciao!”

“A. ho bisogno di aiuto! Ho fatto un incidente.  Sto bene ma…”

…ok, metto il mantello, spolvero l’aureola e via.

Fatte le telefonate di rito, indossato il primo straccio che trovo, struccata e spettinata, metto in moto l’auto e parto alla ricerca di R. Fortunatamente niente di grave, auto sfasciata e tanto tanto nervosismo (o come direbbe lui giramentodicoglioni). Recupero R. e lo porto a casa: vediamo di calmarci un attimo. “Su, raccontami che è successo” dico io. Cala l’adrenalina, cominciano gli indolenzimenti e cresce il bozzolo sulla capoccia nonostante la confezione di piselli surgelati surrogato della borsa del ghiaccio. Ci guardiamo e decidiamo:  e Pronto Soccorso sia!

Mi ritrovo in una sala d’aspetto illuminata con gelide luci a led, in sottofondo quel brusio tipico degli ospedali. Mi guardo intorno: chi dorme, chi gioca con le suonerie del cellulare, chi guarda nel vuoto. In lontananza sento una donna che singhiozza e urla tutto il suo dolore.

Io leggo, prendo un caffè e aspetto con pazienza che mi dicano che R. sta bene perché non può essere altrimenti. Mi stupisco della mia calma olimpica sorseggiando una Scweppes agli agrumi; mi sento come un pesce rosso in una bolla di vetro. Nel mio mondo non c’è la stessa aria che c’è qui. Non respiro dolore e preoccupazione. E sono entusiasta (perché di questo dovevo narrare oggi) perché R. ha solo un lieve trauma cranico, io sto bene e i miei cari stanno bene.

E per questo ringrazio.

A.

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3 thoughts on “30 day writing challenge – DAY 13

  1. il potere terapeutico del pronto soccorso: ho frequentato a più riprese quello del Meyer, sempre per cose banali e ogni volta mi disintegra, ma mi rimette con i piedi per terra….

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