30 day writing challenge – DAY 2

Un paio di anni fa, una domenica mattina andai alla messa delle 10. Durante la messa il prete fece un’omelia sulla maternità.

Un breve passo indietro…

Sono stata sposata ed ho sempre desiderato essere mamma e soprattutto essere una mamma giovane. Gli anni passavano e non riuscivamo ad avere bambini. La mia delusione a ogni ciclo era sempre più evidente. Ero circondata da gioiose pance gonfie di vita e non riuscivo più ad essere felice né per loro né per i bambini che sarebbero venuti al mondo; oltre alla frustrazione quindi, arrivava puntuale e potente come uno schiaffone, il senso di colpa….Sono cominciati gli esami clinici, il tour dai medici e… niente, non esistevano tecnicamente motivi validi per cui io non rimanessi incinta. Ci siamo avvicinati all’adozione e poi, dopo un colloquio con un’assistente sociale, dissi a mio marito che non avrei voluto girarmi indietro e non aver provato tutto il possibile e che non volevo vivere il rimpianto. L’altra possibilità era la scienza ed ho voluto provare una fecondazione assistita come ci consigliavano in molti. Dico HO perché dopo quella, mio marito se ne è andato e, tra le tante cose che mi ha scritto tramite avvocato, c’è una frase che non dimentico “(…) mi hai costretto a subire/acconsentire alla fecondazione assistita (…)”… e fa male solo a ripensarci…(ma non è questa la cosa su me stessa che non ho mai dimenticato oggetto del giorno 2 del challenge!!)… mi ha lasciato a 38 anni e da allora, oltre a tutto il resto, cerco di fare i conti con la mia non maternità.

Torniamo un passo avanti…

Quella domenica arrivava nel pieno di questo tumulto interiore. Uscita dalla messa, i lucciconi agli occhi e tanti pensieri. Mi si avvicina E. sulle scale del Circolo, mi osserva, si avvicina, mi abbraccia e mi dice: vedi, a volte sei più “mamma” tu per i miei figli, di me che li ho partoriti…ricordatelo, perché è vero!
Mi fa ancora piangere e tanto riflettere. Il dolore non passa, il vuoto nemmeno… ma non passa neanche l’affetto che i miei amici nutrono per me e l’amore che io nutro per i loro figli.

…E questa cari miei lettori… è stata tosta da scrivere…

A.

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