Perché il mio coro è differente

Stasera mentre aspettavo il mio coro (si, canto in un coro!!) nella chiesa deserta per il nostro ultimo concerto dell’anno, il mio cuoricino ha avuto il primo anticipo di quella che esperti di sedicenti università americane chiamano Xmas blues.

Stasera, a sorpresa, hanno chiesto di presentarci e raccontare della nostra esperienza.

M., una donna maiuscola, bellissima con un carattere e una voce strepitosi, parlando a nome di tutti, non ha sciorinato un banale curriculum freddo e asettico ma ha descritto quella che per me è la sostanza del nostro stare assieme.

“Ho cominciato a cantare in questo coro in un periodo difficile della mia vita e mi sono sentita subito accolta, a casa.” 

Circa 10 anni fa, ho iniziato quasi per scommessa con V. questa avventura e ringrazio Dio di avermi fatto intraprendere questa strada.

Nei momenti di crisi (sicuramente nei miei) mio coro c’era. Perché il coro per me in fondo è questo: una famiglia allargata, eterogenea, casinista e talvolta anche un po’ folle (a partire dai maestri fino agli ultimi arrivati), ma presente (non ingombrante!) e attenta. Non una banda di primedonne che fanno a gara a chi arriva prima ma un insieme di individui che osservano (come solo fa chi ti vuole bene) e si avvertono l’un l’altro per aspettare chi rimane indietro. 

Abbiamo toccato con mano e col cuore aperto in questi 10 anni, matrimoni, nascite, separazioni, malattie, fecondazioni assistite, adozioni, cuori infranti, depressioni e panico, l’ordinario che ci appesantisce, problemi di lavoro… 

Credo che davvero ci stia a cuore la vita di chi ci canta accanto, ci ascoltiamo e tessiamo relazioni di fiducia perché in fondo… devi fidarti di chi ti dà la nota!!

Insieme abbiamo conosciuto gente, stretto mani, patito il freddo, cantato in #splendidecornici; ci siamo anche scazzati, annoiati o allontanati. Molti sono transitati, molti sono rimasti e molti arriveranno.

Torno a casa, dalla mia famiglia vera (o quello che ne rimane) e già mi manca la corsa trafelata per raggiungere i posti con borse pesanti riempite di abiti neri a casaccio, le scarpe di ricambio, il rituale del trucco della V. (spettacolo direi imperdibile), il cembalo, gli abbracci affettuosi di M., le battute sornione di C. (ultimo arrivato), le idiozie di M., la classe delle Bionde, le pollacchiotte sempre sorridenti, i massaggi di N., l’ansia delle nuove arrivate, la freschezza e i sorrisi delle più giovani, i capelli di S., sentire suonare il P., la verve di L., gli sguardi, ondeggiare a tempo….

Quindi si… il mio coro è differente e questo…. già mi fa tanto tanto Natale perché…

Happiness is only real when shared

A.

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